Home RubricheData JournalismIl mondo in “recessione democratica”

Il mondo in “recessione democratica”

di Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti.

Il Rapporto annuale 2026 di Human Rights Watch (Hrw) pubblicato a febbraio, disegna un quadro allarmante dei diritti umani nel mondo. L’analisi, che prende in esame oltre 100 Paesi, segnala infatti che il mondo sta vivendo una vera e propria fase di “recessione democratica”: il 72% della popolazione mondiale oggi è sotto regimi autoritari, una quota mai registrata dal 1985. Russia e Cina hanno peggiorato i diritti civili e politici rispetto a vent’anni fa, mentre anche gli Stati Uniti, sotto la seconda presidenza Trump, mostrano un’erosione significativa delle garanzie costituzionali.

Negli Usa, Hrw segnala attacchi sistematici ai pilastri democratici: compromissione della fiducia nelle elezioni, riduzione dei programmi sociali, ostacoli all’aborto, violazioni dei diritti di persone trans e intersex, intimidazioni verso oppositori politici e giornalisti, e violenze contro migranti e rifugiati. Dal gennaio 2025 a metà gennaio 2026, 36 migranti sono morti sotto custodia dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e due persone sono state uccise in Minnesota, sempre da agenti dell’Ice, in operazioni non giustificate. A queste si aggiungono oltre 120 morti extragiudiziali in operazioni nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico.

In Europa, 93,3 milioni di persone (pari al 21% della popolazione) erano esposte al rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024, ma Hrw denuncia anche che molti Stati membri trascurano i diritti umani, con ricadute sullo Stato di diritto, sulle libertà civili e sulla protezione di gruppi vulnerabili. L’Ungheria si è ritirata dalla Corte penale internazionale (Cpi) e ha ospitato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nonostante un mandato della Cpi. Inoltre, partiti di estrema Destra influenzano politiche antimigranti, anti-Lgbt e anti-gender, mentre iniziative legislative chiave, come la direttiva sulla parità di trattamento, restano bloccate.

Il Rapporto evidenzia criticità significative anche in Italia. Tra il 2023 e il 2025, il governo ha trattenuto in porto le navi delle Ong 34 volte, per un totale di 700 giorni, in cui non hanno potuto svolgere missioni salvavita. Un fermo amministrativo di 20 giorni ha colpito anche l’aereo Seabird, utilizzato per individuare imbarcazioni in difficoltà. Nel periodo tra gennaio e metà settembre 2025, sono sbarcate quasi 49mila persone sulle coste italiane, di cui circa 8.600 minori non accompagnati, un numero leggermente superiore rispetto allo stesso periodo del 2024. Il referendum di giugno scorso, volto – tra le altre cose – a ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza necessario per ottenere la cittadinanza, non ha raggiunto il quorum. La presidente del Consiglio Meloni aveva invitato a boicottarlo: pur recandosi al seggio, ha annunciato che non avrebbe ritirato la scheda, rendendo la sua presenza ininfluente ai fini del raggiungimento del 50% +1 degli aventi diritto, necessario per la validità del referendum.

La discriminazione razziale e la violenza di genere restano gravi problemi. Secondo Hrw, nei primi sette mesi del 2025 il 42% delle persone fermate dalla polizia nelle cosiddette Zone rosse urbane e il 76% di quelle sottoposte a misure di allontanamento erano straniere, pur rappresentando solo il 9% della popolazione residente. La violenza contro le donne e i femminicidi mantengono livelli preoccupanti (60 femminicidi nei primi sette mesi del 2025), mentre il governo ha introdotto norme restrittive con il cosiddetto Decreto sicurezza su manifestazioni e libertà di associazione

Ph. Mehmet Ali Eroglu via Unsplash

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati

Lascia un commento

Scrivici
Send via WhatsApp