di Camillo Cantarano. Giornalista freelance
In Ungheria un gruppo legato all’estrema Destra organizza spedizioni nei villaggi rom, filmandole e diffondendole sui social come se fossero operazioni di sicurezza. I Bűnvadászok, vicini al partito Mi Hazánk Mozgalom, si presentano come “cacciatori di criminali”, ma per attivisti e osservatori rappresentano una nuova forma di paramilitarismo anti-rom nel cuore dell’Europa.
Campagne ungheresi: un van nero della Ford con graffiti disegnati sopra sfreccia attraverso una strada. In sottofondo c’è della musica rock, e un logo di un nomade della steppa con l’arco. Si autodefiniscono Bűnvadászok, “cacciatori di criminali”. Sono una costola del partito Mi Hazánk Mozgalom Mozgalom, “la Nostra Madrepatria”. E hanno un obiettivo dichiarato: le famiglie rom ungheresi.
Il loro primo video su Youtube risale al febbraio 2025: qualità amatoriale, che stona con quella da reality show all’americana, mischiata con la fotografia da poliziesco tedesco.
Ma che lo scopo sia eminentemente elettorale è chiaro: nella didascalia del video si sottolinea come il leader del gruppo, che «persegue la giustizia con scopi eminentemente legali», sia il rappresentante di Budapest di Mi Hazánk Mozgalom, Bartal Andràs.
LA CHIUSURA DELLE ELEZIONI
Li incontriamo alla fine della campagna elettorale a Budapest, la sera dell’11 aprile, nel decimo distretto della città. Il clima è di festa. Decine di ragazzi ungheresi sono in fila per farsi una foto con Bartal e il suo van nero. «Comunque vadano queste elezioni, per noi sarà un successo. Siamo ancora qui, e questa è la cosa più importante», ci dice. «I rom sono un problema da circa 20 anni. Prima, non lo erano», afferma uno dei suoi membri. Ma, quando proviamo a chiedergli dettagli, viene interrotto da un altro suo collega per delle foto.
Un’altra donna ci interrompe. Si chiama Henrietta, ha circa 40 anni ed è stata per più di 20 anni in Italia. «Poi sono tornata», dice. «Mi sono sempre sentita straniera in Italia. Sono tornata a Szeged, la mia città, nel 2015. Da due anni mi sono avvicinata a loro, curo la comunicazione». Ci fingiamo simpatizzanti: «Non ci posso credere, come fate a conoscerli? Il partito sta facendo un lavoro importante: siamo governati da gente che finge di voler fare il bene dell’Ungheria come Viktor Orbán. In realtà, non sta facendo nulla per bloccare l’invasione», racconta.
«Dovresti conoscere il nostro presidente: è lui che ha avuto l’idea. Ma non siamo gli unici a fare questa cosa: in Spagna c’è un gruppo che fa azioni simili». Si tratta di Hogar Social Madrid, un collettivo di neonazisti iberici, che ha organizzato marce contro la popolazione rom a partire da metà anni 2010.
Quando arriva il momento di intervistare il presidente, László Toroczkai, la fila è troppo lunga. Facciamo un passo indietro, ma con la promessa di risentirci con Mi Hazánk Mozgalom.
ESSERE ROM IN UNGHERIA
Chi non vede i Bűnvadászok come salvatori è Ramona Fabbri. Ramona ha 28 anni, è nata in un villaggio nel Nord dell’Ungheria da una famiglia rom. E, da diversi anni, collabora con lo European Roma Right Center. «Quello che fa Mi Hazánk Mozgalom mi fa gelare il sangue nelle vene. Organizzano marce nei villaggi rom e parlano in maniera apertamente razzista. L’Ungheria ha delle leggi contro la discriminazione, eppure nessuno le fa rispettare», dice.
Ci sono circa 700mila rom in Ungheria, secondo il consiglio d’Europa. Le loro condizioni lavorative e di vita sono mediamente basse, e il razzismo nei loro confronti è estremamente diffuso. «La lingua ungherese ha una serie di espressioni profondamente razziste nel suo vocabolario. Inoltre, essere una persona rom ti espone a moltissimi rischi di discriminazione: è più difficile trovare un lavoro, ti espone agli insulti e ad azioni come queste». Ci spiega anche che ci sono rom “di serie A” e “di serie B”. «Io sono abbastanza “bianca”. Se mi vedi, non fai subito il collegamento. Mia sorella è più scura di pelle, ed è molto più esposta a razzismo e commenti, anche a scuola: i professori e i compagni dicono che “è troppo brava per essere una rom, dev’essere africana per forza”».
In una situazione simile si trova David Bicksei, attivista rom di base a Pecs e con la pelle scura: «Se sono stato discriminato? Certo. Mi è capitato che mi sputassero alle spalle mentre ero in strada. Onestamente, essere rom è difficile ovunque in Ungheria, dice. Ma secondo me Pecs è meglio di Budapest», dice. «Budapest è una grande città, le persone non si conoscono. E questo rende più facili gli attacchi. Malgrado ciò, la mia famiglia quando entra in ufficio pubblico viene speso vista male dai funzionari».
«I rom si sentono esclusi dalla società ungherese. L’unica maniera che hanno per integrarsi è effettivamente rinunciare alla loro identità e tradizioni e diventare ungheresi», ci spiega Marco Lousteau, giornalista e antropologo che insegna alla Central European University di Budapest. «Viktor Orbán, per le elezioni ha organizzato distribuzioni di cibo per ottenere voti. Molti miei contatti mi dicono che, in ogni caso, sono scettici sul voto. “Eravamo ai margini della società sotto il Socialismo. Lo siamo sotto Fidesz, il partito di Orbán. Dubitiamo che ci siano cambiamenti alle porte”».
PARAMILITARISMO E CLASSE DIRIGENTE
Effettivamente, bande come i Bűnvadászok sono state anche utili a Viktor Orbán come spauracchio: il loro atteggiamento provocatorio e apertamente razzista gli ha permesso di presentarsi come “moderato” agli occhi del Paese per anni. E questo valeva una fetta di voti conservatori, ma non apertamente razzisti. Allo stesso tempo, Viktor Orbán gli ha tolto la terra da sotto i piedi: negli ultimi 15 anni, ha assorbito molte delle battaglie di Jobbik [vedi scheda] prima e Mi Hazánk Mozgalom poi su migranti e conservatorismo religioso. Questo ha limitato la crescita del partito.
L’estrema Destra magiara, dall’altro lato, continua una tradizione di appoggio a gruppi paramilitari. Un rapporto quasi “dialettico”, come ci spiega Loustau. «Il leader di Jobbik, Gabor Vona, nel 2007 ha fondato un gruppo simile a Bűnvadászok: la Magyar Gárda (la “Guardia ungherese”)». A sentire le loro idee di base, ci si sente nel mezzo di un déjà vu: la polizia non fa abbastanza per difendere i cittadini dai rom, serve farsi giustizia da soli. «È successo spesso che leader dell’estrema Destra ungherese venissero dai ranghi di questi gruppi paramilitari. Anche se poi il meccanismo è comune ad altri Paesi dell’Europa orientale. Un caso per tutti: l’Ucraina. Loro hanno un fascino unico sull’agenda dei conservatori americani, un’agenda per maschi bianchi».
In questa agenda il contrasto alla “zingarizzazione della Patria”, come la chiama Toroczkai, è un punto centrale: poster, magliette, spille e volantini invitano a bloccarla. «Il numero di zingari è in costante crescita, con percentuali da terzo mondo, mentre gli ungheresi diminuiscono», era uno dei leitmotiv della campagna di Mi Hazánk Mozgalom nel 2022.
GLI ATTACCHI
I bersagli dei Bűnvadászok sono sempre più o meno gli stessi: persone in stato di indigenza, o che non pagano l’affitto. Bartal e i suoi arrivano, talvolta con sacchi, e danno loro un ultimatum per andarsene. Talvolta entrano senza essere invitati nelle case, alla ricerca di prove compromettenti, rovistando nella vita di queste persone. E non si fanno scrupoli, talvolta, a inventare storie per mantenere il tono estremamente drammatico dei loro video. Spesso non sono soli: a loro si accompagnano i candidati del partito, in un rapporto simbiotico coi Bűnvadászok.
In un video di inizio marzo, per esempio, Bartal «torna nella città di Duranda per indagare sul tossicodipendente che minacciava gli animali», un anziano presente in un video precedente. Si crea una realtà parallela, fatta di interviste a locali che parlano di attacchi da parte della popolazione rom, inseguimenti e spiegazione delle tattiche di inseguimento efficaci per prendere i “criminali”. Perché i video hanno sempre, per Mi Hazánk Mozgalom, una parte “didattica”: dovrebbero insegnare ai cittadini come farsi giustizia da soli.
SEGNALI IN CONTROTENDENZA
A marzo 2026, Meta oscura la pagina Facebook dei Bűnvadászok, coi suoi 170mila follower. Ne viene creata subito un’altra, ma mentre scriviamo la seguono circa 1500 persone. Un ridimensionamento comunicativo non da poco.
Negli stessi giorni, nel villaggio di Kallo, arrivano i Bűnvadászok. David Docs, uno dei candidati di Mi Hazánk Mozgalom, organizza un raduno con loro per la sua campagna. Ma stavolta, riceve messaggi che gli dicono di non farsi vivo. Arriva una cinquantina di rom a discutere con toni accesi, ma senza violenza. Gli dicono di andarsene, e alla fine il raduno viene annullato. Sul canale Youtube dei Bűnvadászok la cosa viene dipinta come un’aggressione contro cittadini onesti e polizia, ma la ritirata rappresenta comunque un primo segno di reazione. Toroczkai in un podcast promette che, una volta al potere, torneranno lì per «rimettere le cose a posto. E ci saranno migliaia di noi a Kallo».
Due giorni dopo il nostro incontro nell’undicesimo distretto, siamo sulle sponde del Danubio. Il partito Tisza e il suo candidato Peter Magyar, ex membro di Fidesz, hanno vinto anche grazie a una piattaforma che comprende un’enfasi sui diritti delle minoranze che sono state attaccate da Orbán negli ultimi anni. Sebbene non vengano esplicitamente citati i rom, sia Ramona che David sono estremamente speranzosi per quello che è successo. «Lo aspettavamo da tutta una vita, era uno spettacolo magnifico vedere tutte quelle persone che ballavano e festeggiavano», dice Ramona. David ha invece fatto campagna per Tisza fra i suoi familiari e amici.
Mi Hazánk Mozgalom è ancora lì, con i suoi sette deputati. È il terzo partito di Ungheria, ma ha guadagnato poco più di 10mila voti dall’elezione precedente. La vittoria schiacciante di Tisza fa evaporare ogni scenario di coalizione fra Fidesz e Mi Hazánk Mozgalom, che si spartiscono circa un terzo dei voti. Sebbene non si possa essere al cento percento tranquilli, la vittoria di Magyar chiude un’epoca di connivenze fra il governo nazionale e gruppi xenofobi che attaccano i rom. Ma solo il tempo saprà dirci se la vita di Ramona, David e migliaia di rom ungheresi migliorerà adesso, o si tratterà dell’ennesima rivoluzione gattopardiana.
Ph. Bűnvadászok © Camillo Cantarano
Camillo Cantarano
Giornalista freelance

