Home RubricheFrom The Donkey's MouthDella pena di morte e del diritto come strumento politico

Della pena di morte e del diritto come strumento politico

di Yonatan Zeigen

di Yonatan Zeigen. Attivista per la pace israeliano, Parents Circle – Families Forum.

La nuova legge israeliana sulla pena di morte per “terrorismo” – che di fatto colpisce esclusivamente i palestinesi – solleva interrogativi su disparità giuridiche, esclusioni sistemiche, uso politico della legislazione e sul progressivo spostamento del confine di ciò che è considerato “politicamente accettabile”.

Lo scorso 31 marzo ero seduto con i miei figli nella sala d’attesa di uno studio dentistico, con la televisione accesa in sottofondo. Guardando il dibattito tra commentatori sulle notizie riguardo alla nuovissima Legge sulla pena di morte per i terroristi, ho provato un senso di nausea e non sono riuscito a trattenermi dal condividere il mio disgusto con i miei figli: «siamo uno Stato di carnefici!».

La cosa ha suscitato la loro curiosità e ho spiegato loro che, mentre la maggior parte dei Paesi non prevede la pena di morte o sta cercando di abolirla, Israele ha appena approvato una nuova legge che rende l’impiccagione di una persona accusata di un attentato terroristico mortale la pena “ordinaria” prevista; che questa dovrà essere applicata al massimo entro novanta giorni dal verdetto e che il verdetto stesso non dovrà necessariamente essere unanime.

La loro reazione è stata abbastanza ambivalente. «Se qualcuno decide consapevolmente di uccidere altre persone, forse togliere la vita a quella persona potrebbe essere una pena commisurata». Si trattava ancora di un ragionamento puramente speculativo. Ma quando si sono resi conto che questa legge può essere applicata soltanto a “non ebrei” (e dunque, nel nostro contesto demografico, soltanto ai palestinesi), hanno iniziato a condividere il mio disagio.

Il fatto che questo disegno di legge prenda di mira i palestinesi apre a (almeno) due tipi di questioni. Prima: quando il reato viene commesso nei territori occupati, un israeliano viene processato nei tribunali civili, mentre i palestinesi passano attraverso il sistema giudiziario militare, che segue norme procedurali diverse, dove i “giudici” sono ufficiali dell’esercito e dove il tasso di incriminazione dei palestinesi per qualsiasi reato sfiora il 100%. Seconda: indipendentemente dal tribunale competente, la legge si applica solo se l’omicidio è stato commesso con «l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele».

Una definizione che, di fatto, esclude gli ebrei responsabili di atti classificabili come “terroristici”: episodi tutt’altro che rari in Cisgiordania e che già oggi godono di sostanziale impunità. A questo punto i miei figli hanno reagito quasi gridando che «qualcuno dovrebbe fermare tutto questo» e io ho risposto che la Corte Suprema lo farà sicuramente.

Allora si è aperta la questione: se già si sa che ciò accadrà, perché cercare di far approvare una legge del genere in prima battuta? Perché da tempo l’attività legislativa in Israele non è più una “questione politica” nel senso di “orientata a servire la collettività”, ma è diventata invece un “teatro populista” usato dai suoi attori per ottenere una vittoria che favorisca la propria specifica base elettorale, oppure come strumento per colpire altri rami dello Stato o più in generale, degli “avversari”: il potere giudiziario, i media, il mondo accademico e chiunque risulti “non allineato”.

Il dibattito in televisione continuava mentre le altre persone nella sala d’attesa restavano chine sui loro telefoni. Nel mentre mi è venuto in mente a come i tossicodipendenti non riescano davvero ad “assaporare” la sostanza a cui sono assoggettati: nel momento stesso in cui la provano iniziano a razionalizzare i “pro e i contro” di qualcosa che, quando sono lucidi, sanno benissimo essere indubbiamente per loro dannosa.

Similmente succede a chi è intrappolato in una relazione abusante con un partner che non ha alcuna intenzione di cambiare. La persona abusata  si trova davanti a un’alternativa binaria: porre fine alla relazione oppure continuare a essere abusato. Seguendo la logica di queste metafore, alcuni membri del nostro governo sono come la sostanza e il partner abusante. Non agiscono davvero parlamentari nel senso pieno del termine, ma “agenti di distruzione”, portatori di una visione estremamente rigida e privi di qualsiasi inibizione nel perseguire i propri obiettivi.

Finché sarà loro permesso far parte del sistema, verranno affrontati con gli strumenti morbidi e istituzionali del dibattito e della razionalizzazione, e si continuerà così a spostare progressivamente il confine di ciò che è politicamente accettabile, secondo la cosiddetta Overton Window. Nessuno nasce boia, tossicodipendente, carnefice o vittima; ma chiunque può diventarlo con il” veleno giusto” e con un sistema immunitario indebolito.

Ph. Jeong Yejune, via Unsplash

Immagine di Yonatan Zeigen

Yonatan Zeigen

Attivista per la pace israeliano, Parents Circle – Families Forum.

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati

Lascia un commento

Scrivici
Send via WhatsApp