di Vittorio Di Trapani. Giornalista, presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi).
Ventinove giornaliste e giornalisti costretti a vivere sotto scorta. Questo è il dato più aggiornato, che dice tanto dello stato di salute dell’informazione in Italia. E questo dato è cresciuto del 10% in un paio di anni. L’ultimo cronista in ordine di tempo a cui è stata assegnata la scorta è Nello Trocchia, del quotidiano Domani, per minacce da parte della criminalità organizzata. La notizia è arrivata negli stessi giorni in cui Reporter senza frontiere (Rsf ) pubblicava il suo report annuale sulla libertà di stampa nel mondo.
E anche da lì sono arrivati numeri impietosi: il nostro Paese crolla dalla 49esima alla 56esima posizione. Praticamente siamo ormai lontani dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione europea. E siamo in compagnia di Paesi come l’Ungheria, così come è stata modellata da Viktor Orbán. Ma quando si leggono queste classifiche più dei numeri contano le motivazioni. E a leggerle si capisce bene che l’Italia sceglie consapevolmente di allontanarsi dall’Europa dei diritti e delle libertà.
Il controllo asfissiante del governo sulla Rai, servizio pubblico, è in aperto contrasto con lo European Media Freedom Act (Emfa), in vigore ormai da 9 mesi e largamente disatteso. Questo governo e questa maggioranza non hanno alcuna intenzione di adeguare le norme italiane all’Emfa. Le “leggi bavaglio” sul diritto di cronaca – come la Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022 e 150/2022) e l’Emendamento Costa – nascoste dietro il recepimento della Direttiva europea sulla presunzione di innocenza (Direttiva Ue 2016/343, recepita con il D.Lgs. 188/2021). Il Commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, Michael McGrath, lo ha detto con chiarezza: la direttiva non prevede limiti alla libertà di stampa.
E invece in Italia sono stati introdotti. La Direttiva anti SLAPP (Direttiva Ue 2024/1069), ovvero le “querele bavaglio”, è stata disattesa. Avremmo dovuto adeguarci entro maggio, e non lo abbiamo fatto. Unico provvedimento una legge delega per limitarsi alle sole querele transfrontaliere. Ignorando – ancora una volta – che la Commissione europea ha chiesto di estendere le tutele anche a quelle interne. Vale la pena ricordare che – dati di Case (Coalition Against SLAPPs in Europe) e della Daphne Caruana Galizia Foundation – l’Italia è il Paese record in Europa per numero di querele. Record anche per quelle scagliate da esponenti di governo.
E poi – ovviamente – il tema sicurezza. Quella fisica quanto quella digitale. I giornalisti minacciati, appunto. Ma anche quelli spiati. Con il software Graphite dell’azienda di cybersecurity israeliana Paragon Solutions. Da oltre un anno sappiamo che almeno 3 giornalisti sono stati spiati in Italia con un sistema utilizzato solo da autorità statali, e il governo non è in grado di dire da chi e perché. Infine, ma certo non ultimo per importanza, il precariato dilagante.
Anche Rsf denuncia quello che il sindacato segnala da tempo: la precarizzazione del lavoro giornalistico non solo lede la dignità di migliaia di lavoratrici e lavoratori, ma rende altamente ricattabile chi fa informazione. E questo è un danno per il diritto dei cittadini a essere pienamente informati. Ormai è chiaro che l’equo compenso per i giornalisti non è solo una legittima richiesta “vertenziale” ma è un indispensabile pilastro per la libertà di stampa, quindi per il sistema democratico del nostro Paese.
Anche su questo il governo dopo aver promesso – ormai oltre un anno fa – la riapertura di fantomatici “tavoli”, nei fatti decide di non decidere, per non scontentare gli editori. Un governo velocissimo e decisionista quando deve imporre i bavagli. Attendista quando si tratta di lottare contro il precariato. E c’è un “filo” unico con la decisione degli editori di non rinnovare il contratto di lavoro dei giornalisti, scaduto ormai 10 anni fa.
A riprova che la precarizzazione non è un incidente, ma una precisa volontà di chi vuole calpestare la libertà di stampa. Costringendo la Federazione nazionale Stampa italiana a effettuare 3 giorni di sciopero. Un quadro nero. Che descrive uno stato di salute pessimo per uno dei pilastri della nostra democrazia. La speranza è che l’Europa finalmente accenda un faro sul nostro Paese, premendo sul governo per chiedere e ottenere leggi che adeguino lo Stato di diritto dell’Italia alle norme europee. Oggi più che mai lottare per i diritti e le libertà sancite dalla Costituzione italiana vuol dire essere europeisti.
Ph. Matt C via Unsplash
Vittorio Di Trapani
Giornalista, presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi).
