di Luca Attanasio. Giornalista e scrittore.
Il quadro dei conflitti globali sta rendendo sempre più difficile la condizione dell’infanzia in tutto il mondo. A Roma, il Global Summit promosso dall’organizzazione World Vision ha rilanciato l’idea di una cura di bambini e bambine che includa anche le dimensioni emotive e spirituali.
Il mondo sta diventando un luogo sempre più irrespirabile per i bambini. Le crisi si moltiplicano a ritmo incalzante, i conflitti, 59 secondo il Global Peace Index, sono in costante aumento così come carestie e disastri ambientali. Milioni di individui sono coinvolti, ma chi paga il prezzo più alto sono i più piccoli perché più fragili ed esposti ai pericoli. L’infanzia è sotto tiro da molti punti di vista e il trend fa paura. Nel 2025, ad esempio, si è toccato il record di 13 milioni di bambini sfollati nel mondo: +46% rispetto all’anno prima. Stando alle statistiche più aggiornate, inoltre, sono circa mezzo miliardo i minori che vivono in zone di conflitto aperto, un numero quasi raddoppiato rispetto agli anni Novanta: dal 10% al 19% di oggi. È in crescita, poi, il tasso di abusi compiuti sui bambini, un fenomeno trasversale che interessa ogni angolo del pianeta.
INFANZIA IN CRISI
Lo sconfortante quadro è al centro delle riflessioni e delle azioni di World Vision International, un’organizzazione con matrice cristiana che opera nel campo dell’emergenza umanitaria, della salvaguardia dei diritti degli individui con un’attenzione speciale per i bambini. Per questo, in collaborazione con Harvard University, The Society for Global Flourishing e Baylor University, ha voluto organizzare a Roma tra il 3 e il 5 giugno 2026, presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, il Global Summit 2026 dal titolo Fostering Hope for Children: una tre-giorni molto intensa che aveva come focus una riflessione attorno all’azione umanitaria rivolta ai bambini. Il convegno partiva da un assunto: nell’intervento in contesti di crisi, la dimensione spirituale, emotiva, morale dei bambini è fondamentale tanto quanto quella materiale. Curarsene permette ai più piccoli di crescere in resilienza, salute mentale, determinazione e saggezza. Sulla scorta di tale teoria, il Global Summit puntava a suscitare domande e iniziare un percorso che fornisse risposte: come fornire un sostegno globale, capace di curarsi dei bisogni sociali, emotivi e spirituali, oltre a quelli fisici, affinché la speranza che porta alla piena realizzazione di un individuo possa fiorire e resistere nelle vite dei più piccoli anche in contesti drammatici? Che contributo possono dare le Ong o le organizzazioni impegnate sul campo, sia che abbiano un background religioso o meno, a una cura della condizione morale dei bambini? E, soprattutto, come tornare a offrire speranza e fiducia in un futuro migliore ai più piccoli e fragili delle nostre società?
«Nel corso dell’incontro – spiega Andrew Morley presidente e amministratore delegato di World Vision – abbiamo presentato i primi risultati della ricerca Experience of God’s Love in Children (Hope & Love Measure), una indagine unica nel suo genere, volta a comprendere in che modo i bambini, in contesti culturali e religiosi diversi, vivono e interpretano la spiritualità, l’amore, anche l’amore di Dio. Sviluppato da World Vision in collaborazione con teologi, psicologi e ricercatori dell’Università di Harvard, della Duke University e della Claremont Graduate University, questo progetto afferma che i bambini non sono solo destinatari passivi di cibo, istruzione e assistenza medica, ma esseri morali e spirituali la cui capacità di sentirsi amati e pieni di speranza è fondamentale per il loro benessere».
WORLD VISION
Fondata nel 1950 a Los Angeles dal pastore battista e missionario americano Bob Pierce, World Vision ebbe come primo impulso quello di fornire aiuti di emergenza e sostegno agli orfani colpiti dal conflitto tra le due Coree. A questo periodo di fondazione seguì una fase di espansione durante la quale World Vision sviluppò uffici nazionali in una cinquantina di Stati. Ora World Vision opera in oltre 100 Paesi in ogni continente, collabora con le comunità locali per realizzare programmi di sviluppo a lungo termine, di soccorso d’emergenza e di sensibilizzazione. L’organizzazione aiuta ogni anno decine di milioni di persone, in stragrande maggioranza bambini, attraverso iniziative incentrate sulla salute, l’istruzione, la tutela dei minori e, con il sistema delle adozioni a distanza seguite da operatori in loco (è la prima Organizzazione al mondo per numero di adozioni a distanza con più di due milioni di bambini supportati ), riesce a radicarsi capillarmente anche in zone remote e gestire programmi di impatto. La Ong, è inoltre osservatore permanente presso l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unicef.
LA SFIDA DI PROTEGGERE L’INFANZIA
Nel corso del denso incontro, confortati dai risultati della ricerca Experience of God’s Love in Children, i tanti relatori hanno dibattuto di come i bambini vivono la speranza e l’amore e offerto nuove prospettive sulle dimensioni relazionali, emotive e spirituali del benessere infantile e su quanto l’intervento umanitario che includa dimensioni immateriali, risulti più efficace.
«Noi operatori umanitari – spiega Ariola Kallciu, Consulente Senior di World Vision International per il monitoraggio e la valutazione – siamo molto efficaci nel misurare attività, servizi erogati, materiali distribuiti e persone raggiunte. Tutto questo è importante e dobbiamo continuare a farlo. Tuttavia, c’è un aspetto che rischia facilmente di rimanere invisibile: la dimensione relazionale del nostro lavoro. Il tempo dedicato ad ascoltare un bambino. Il tempo necessario per costruire un rapporto di fiducia con una famiglia o per diventare una presenza sicura e affidabile nella vita di una comunità. Quello che abbiamo imparato dal lavoro sul campo è che i bambini non ricordano soltanto ciò che facciamo per loro, ma soprattutto come li abbiamo fatti sentire. In Iraq, alcuni bambini ci hanno detto: “È la prima volta che qualcuno si interessa ai nostri sentimenti e ci chiede cosa significhino per noi la speranza e l’amore”».
Moltissimi i temi affrontati nel corso del summit, alcuni sviscerati attraverso gruppi di lavoro che hanno redatto documenti utili a seguire il percorso della ricerca: metodi per ispirare speranza attraverso le culture e le tradizioni religiose, misurazione dell’impatto della speranza sulla salute mentale del bambino, la formazione spirituale del minore e la cura spirituale come metodo di intervento nei contesti di emergenza e molte altre. «In un quadro mondiale incerto e con guerre e carestie in aumento – dichiara Emanuele Bombardi, direttore di World Vision Italia – World Vision vuole approfondire il proprio impegna per creare spazi sicuri per i bambini che vivono nei contesti più difficili. La sezione italiana di World Vision, attraverso il programma di sostegno a distanza, raggiunge più di 6.000 bambini e le relative famiglie in molte aree, anche remote, dell’Africa e dell’Asia. La crescita spirituale, il senso di speranza nel futuro, la cura morale, come dimostra la ricerca fatta in collaborazione con Harvard, sono elementi che aiutano concretamente il benessere del bambino e possono risultare decisivi tanto quanto i beni materiali. Sostenere una adozione a distanza attraverso World Vision Italia, quindi, significa sostenere un bambino che vive in difficoltà, attraverso un approccio olistico che aumenta il suo benessere complessivo».
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Luca Attanasio
Giornalista e scrittore
