di Tommaso Minotti. Giornalista e storico
L’Assyrian International News Agency racconta e tiene insieme una comunità dispersa tra Medio Oriente e diaspora globale, impegnata a preservare identità e memoria. Tra persecuzioni storiche, migrazioni e nuove sfide geopolitiche, gli assiri cercano oggi strumenti culturali e mediatici per sopravvivere.
«Sopravvivremo. Ci saranno assiri che vivranno su Marte un giorno», chi ha fatto questa dichiarazione immaginifica e piena di speranza è Peter BetBasoo, fondatore, insieme a Firas Jatou, dell’Assyrian International News Agency (Aina), nata a Chicago nel 1995. In più di trent’anni di attività, l’Aina è divenuta un punto di riferimento per gli assiri, cioè i fedeli della Chiesa assira d’Oriente sparsi tra le loro terre natie di Turchia, Iraq e Siria e le numerosissime comunità della diaspora. In totale dovrebbero essere circa 500mila persone, ma i numeri non sono ben definiti. In un Medio Oriente sconquassato dai tetri Dioscuri Israele e Usa, con Siria e Iraq in un precario equilibrio, quello degli assiri sembra essere un tema da lasciare sullo sfondo. Eppure, la loro vicenda racconta di una forza non indifferente, capace di resistere agli stravolgimenti della storia con inaspettata efficacia. Lo dimostra anche la vitalità dell’Aina di BetBasoo, una realtà costantemente aggiornata.
CENNI STORICI
Dopo decenni nell’indifferenza quasi totale, con la corte dell’Impero ottomano che alternava periodi di tolleranza a episodici massacri, come quelli del 1895, la Chiesa assira d’Oriente salì alla ribalta dell’opinione pubblica europea, soprattutto britannica, al termine della Prima guerra mondiale. Per gli assiri fu un periodo grandiosamente tragico. Le milizie, guidate da capi guerriglieri molto abili come Agha Petros, diedero del filo da torcere alle truppe curde filo-ottomane cercando un collegamento diretto con le potenze dell’Intesa. Russia e Gran Bretagna sfruttarono la presenza di questi alleati per distrarre l’esercito dei Giovani turchi.
In quegli anni difficili, il patriarca Shimun XIX Benyamin assunse un ruolo di primo piano nel nascente nazionalismo assiro-caldeo. I cristiani di Iraq, Iran e Siria, in misura minore, cercarono una qualche forma di unità politica tra le diverse confessioni per resistere alle offensive ottomane, in attesa di un aiuto esterno che non arrivò mai. Al contrario, il tracollo della Russia zarista fece sparire un alleato cruciale. Il consolidamento del nazionalismo assiro-caldeo era il risultato di un clima culturale effervescente a cui avevano contribuito due fattori: la presenza sempre maggiore dei missionari cristiani, soprattutto protestanti, nel decadente Impero ottomano e l’europeizzazione di parti delle élite assire. Queste ultime assorbirono alcune ideologie del Vecchio Continente, in primis il nazionalismo e, in misura minore, il Socialismo come si nota nel caso di Freydun Atturaya, uno dei padri fondatori del primo partito politico assiro: il Partito socialista assiro.
Il sacrificio di migliaia di assiri nella Prima guerra mondiale, culminato nel genocidio che viene definito Sayfo (che in siriaco significa letteralmente “spada”), perpetrato dagli ufficiali ottomani in contemporanea con il massacro degli armeni, ebbe conseguenze rilevanti sul piano internazionale. Surma D’Bait Mar Shimun – zia di Shimun XXIII, il giovanissimo patriarca della Chiesa assira – si fece promotrice della causa assiro-caldea, soprattutto a Londra. L’obiettivo era quello di ottenere uno Stato o una regione autonoma per gli assiro-caldei. La Chiesa assira d’Oriente fece appello ripetutamente alla Lega delle Nazioni ma senza alcun risultato se non il crescente sospetto da parte dei neonati Stati mediorientali, ancora a metà strada tra indipendenza totale e controllo delle vecchie potenze coloniali di Francia e Gran Bretagna. Ciò comportò ulteriori massacri e l’accelerazione della diaspora dei fedeli assiri in Occidente soprattutto negli Stati Uniti, ma anche verso l’Australia. Il patriarca stesso, Shimun XXIII, dovette lasciare l’Iraq per gli Stati Uniti. Da Chicago il capo della Chiesa assira si spese ancora per il ritorno degli assiri nelle terre native, ma le modalità della fine del suo patriarcato gettarono sconforto nella comunità: dopo essersi dimesso e sposato creando un certo scandalo, Shimun XXIII fu assassinato in California a metà degli anni Settanta da un lontano parente con problemi di alcolismo. La gerarchia ecclesiastica, scossa dagli eventi, decise così di porre fine alla successione ereditaria.
IL PRESENTE
«La maggior parte degli assiri vive oggi al di fuori delle loro terre ancestrali. Gli assiri preservano la loro storia, lingua, cultura e tradizione, vivendo allo stesso tempo nel presente, adattandosi e cambiando, ma senza mai dimenticare chi sono e da dove vengono», BetBasoo sintetizza perfettamente la condizione della Chiesa assira d’Oriente. Alcune delle comunità rimaste in Iraq, concentrate nella Piana di Ninive, sono state messe a dura prova dall’occupazione dell’Isis tra il 2014 e il 2017. I cristiani iracheni hanno avuto un momento di grande emozione e, in un certo senso, di riscatto con la storica visita di papa Francesco nel loro Paese. Francesco ha visitato Erbil, Mosul e altre città nel marzo del 2021, infondendo grande speranza nei fedeli prostrati dalle numerose turbolenze degli anni precedenti. Tuttavia, la fase di relativa tranquillità è durata molto poco. Il tracollo del regime siriano di Bashar al-Assad, con la contemporanea salita al potere dell’ex guerrigliero islamico Al Jolani/Al Sharaa, ha destato ulteriori preoccupazioni. Adesso che la guerra in Iran e in Libano, interrotta da tremolanti tregue, mette in pericolo il precario equilibrio politico di Siria e Iraq, la situazione, per una minoranza così fragile come quella assira, può precipitare nuovamente. Peter BetBasoo lo chiarisce: «La guerra, per gli assiri al di fuori del Medio Oriente, comporterà gli stessi effetti di qualsiasi altro gruppo. Nel Medio Oriente, potrebbe esserci un pericolo diretto dalla guerra stessa se dovesse continuare». La differenza tra le comunità in Europa, negli Usa e in Paesi come l’Australia, e quelle che resistono nelle terre natìe è chiara: «Gli assiri stanno prosperando nella diaspora. Hanno successo nell’istruzione e negli affari e sono integrati nei Paesi che li ospitano. In Medio Oriente, gli assiri stanno scomparendo. Il contesto resta caratterizzato da una predominanza islamica e da uno status di seconda classe». Tuttavia, una bella dimostrazione di unità tra religioni diverse si è vista a Monterrey, in Messico, il 30 marzo scorso. I “Leoni di Mesopotamia” sfidavano la Bolivia per tornare ai Mondiali di calcio dopo esattamente 40 anni di distanza. La nazionale irachena è riuscita a superare i sudamericani e in campo la bandiera assira, rappresentata da cinque convocati, era accostata al vessillo dell’Iraq. La notizia è stata ripresa con grande enfasi dall’Aina. La speranza è che la spedizione nel Nuovo Continente, dove gli iracheni sfideranno Francia, Senegal e Norvegia in un girone proibitivo dal punto di vista calcistico, possa essere un’occasione di fratellanza tra confessioni.
Per le comunità cristiane di Siria e Iraq un aiuto fondamentale è arrivato dall’Ungheria che ha stanziato milioni di euro attraverso l’Hungary Helps Program lanciato nel 2017 «per offrire aiuto alle popolazioni cristiane perseguitate in Medio Oriente e in Africa»: l’Ungheria è, infatti, il primo Paese al mondo a elevare la causa dei “cristiani perseguitati” a livello di politica pubblica ministeriale. Il ventaglio dei mezzi introdotti per supportare queste comunità è molto ampio. Si passa dalle borse di studio, come lo Scholarship Program for Christian Young People, alla pubblicazione del Budapest Report on Christian Persecution, il cui ultimo numero risale però al 2021. Una serie di attività che spaziano dal mondo culturale a quello della beneficenza e che hanno ramificazioni in tutto il mondo. Per supportare e coordinare l’azione dell’Hungary Helps Program è stata fondata, nel 2019, l’Hungary Helps Agency, un’organizzazione no profit diretta dal Ministero degli Esteri e del Commercio. Un esempio risale al devastante terremoto del 2023 in Turchia e Siria. L’ex primo ministro Viktor Orbán, tra le prime telefonate dopo il sisma, ha chiamato Jean-Clement Jeanbart, l’arcivescovo greco-cattolico melchita di Aleppo. Budapest, inoltre, ha lautamente finanziato la ricostruzione del villaggio di Telskuf, principalmente abitato da fedeli della Chiesa assira d’Oriente e distrutto durante gli scontri tra peshmerga curdi e soldati dell’Isis.
SFIDE E PROBLEMATICHE
Per le comunità assire e per l’Aina, una questione centrale rimane quella culturale. In particolare, la diaspora si è spesa molto per preservare la lingua, come sottolinea BetBasoo. Egli, nel suo bollettino online, ha trattato spesso il tema: «La lingua assira è in pericolo, ma esistono modi per preservarla. Nella diaspora ci sono scuole che insegnano la lingua. In Australia esistono scuole assire primarie e secondarie. Ingegneri informatici assiri hanno sviluppato supporti tecnologici per la lingua». Ma i passi avanti devono essere fatti in molteplici direzioni: «L’unità teologica non è possibile né necessaria. Più importante è l’unità politica per i cristiani. È possibile e, in molti modi, esiste già oggi». Ma BetBasoo specifica: «I cristiani in genere si sostengono a vicenda quando affrontano questioni che li riguardano come gruppo cristiano, di solito legate alla loro fede. Non sempre, ma generalmente sì. Tuttavia, non esiste un’unità politica formale». L’Aina, in questo senso, compie un lavoro non indifferente diffondendo notizie e aggiornamenti su tutte le confessioni cristiane: gli assiri della Chiesa assira d’Oriente, i caldei cattolici, i siro-caldei e i siro-ortodossi.
IL RUOLO DELL’AINA
Per i 30 anni dell’Aina, BetBasoo è stato intervistato dal giornalista Abdulmesih BarAbraham e ha spiegato i motivi della nascita del sito: «C’era una mancanza di rappresentazione degli assiri nei media occidentali, nessuna voce che rappresentasse la prospettiva assira. La missione è stata, ed è sempre stata, quella di portare la prospettiva assira al mondo non assiro di lingua inglese. Per questo motivo Aina non copre le notizie interne della comunità assira». BetBasoo
ha aggiunto: «Il segreto della longevità di Aina è che produce contenuti originali non reperibili altrove. Aina riesce in questo rimanendo fedele alla sua missione, che consiste nel fornire notizie sugli assiri al mondo non assiro di lingua inglese. Inoltre, Aina è sempre stata politicamente e culturalmente neutrale. Ha coltivato un ambiente aperto, reclutando reporter e scrittori da tutto il mondo, che si sono fidati di Aina proprio grazie alla sua neutralità». Articoli comparsi sul sito, infatti, sono stati citati da numerosi e importanti giornali di lingua inglese e la sua copertura delle notizie riguardanti le comunità cristiane in Medio Oriente è quasi impareggiabile. Il tutto in un contesto totalmente autonomo. Così conclude BetBasoo: «Aina è indipendente. Non è affiliata con nessuno, assiro o meno».
INFORMARE PER PRESERVARE
L’Aina ha scelto la strada dell’autonomia e della neutralità per accrescere la sua rete e proseguire sulla via della conservazione del patrimonio culturale, politico e religioso della sua comunità di riferimento. Nel corso di un secolo le comunità cristiane nel Medio Oriente, soprattutto Siria e Iraq, hanno subito un tracollo demografico fortissimo. La vita di queste persone, spesso fuggite a causa degli stravolgimenti geopolitici che falcidiano da secoli quella porzione di mondo, si è spostata altrove, in aree lontane ma tranquille: Australia, Svezia e Stati Uniti soprattutto. Qui la diaspora ha cercato di tenere in vita i ricordi delle terre lontane dimostrando un enorme attaccamento alle proprie radici. Nel mondo iper-mediatico che è nato alla fine del Novecento, era necessario avere un punto di riferimento. Questo bisogno è aumentato con la nascita dei social media, divenuti un formidabile veicolo di diffusione delle notizie e di preservazione. L’Aina si è candidata tra le prime a questo ruolo e lo sta portando avanti in una fase geopoliticamente terribile.
Holy Apostolic Catholic Assyrian Church Of The East Chicago © Paul R. Burley, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Tommaso Minotti
Giornalista e storico
