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L’Europa del transarmo

di Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

L’Unione europea è oggi il secondo attore mondiale per spesa militare, ma resta divisa su strategie nazionali e visioni della Difesa.

Nel 2025 i 27 Stati membri dell’Ue hanno destinato alla Difesa circa 430 miliardi di dollari, collocando l’Unione al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti (929 miliardi) e davanti alla Cina (335 miliardi). Nonostante queste risorse, molti osservatori ritengono che l’Europa continui a “spendere male” a causa della frammentazione degli investimenti e della prevalenza di strategie nazionali. Il dibattito si sviluppa così tra due prospettive: il piano ReArm Europe/Readiness 2030, orientato al rafforzamento delle capacità militari, e il concetto di transarmo, proposto dal Rapporto Europa: quale difesa?, pubblicato nel maggio 2026 dall’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, che punta a una trasformazione più ampia del modello di sicurezza. Secondo il Rapporto, l’attuale fase segna una svolta rispetto al passato. Tra il 1995 e il 2015 la spesa media europea per la Difesa era scesa fino all’1,1% del Pil. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha però invertito la tendenza, determinando un aumento generalizzato dei bilanci militari.

Al vertice Nato dell’Aia del 2025 gli Alleati si sono inoltre impegnati a raggiungere entro il 2035 una spesa pari al 5% del Pil, di cui l’1,5% destinato alla resilienza civile e alla protezione delle infrastrutture critiche. Il piano ReArm Europe viene proposto dai sostenitori del rafforzamento militare, con l’obiettivo di rendere l’Europa più autonoma e pronta ad affrontare le minacce contemporanee. Si basa su cinque pilastri: il fondo Safe (Security Action for Europe), con 150 miliardi di euro per appalti comuni; una maggiore flessibilità del Patto di Stabilità, che potrebbe mobilitare fino a 800 miliardi tra il 2025 e il 2029; la riallocazione di fondi europei esistenti; il coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti; l’attrazione di capitali privati. Sul piano operativo prevede investimenti in droni, difesa aerea e antimissile, mobilità militare, cybersicurezza e industria della Difesa.

A questi strumenti si aggiunge il Fondo europeo per la Difesa (Edf), che dispone di circa 7,95 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 destinati a ricerca e sviluppo, mentre il programma Asap (Act in Support of Ammunition Production) ha stanziato 500 milioni allo scopo di incrementare rapidamente la produzione di munizioni e missili. Per confrontare i dati: nel 2024 l’Europa ha investito 13 miliardi di euro nella ricerca militare contro i 138 miliardi di Washington.

Il Rapporto non nega tout court la necessità di una capacità difensiva, ma al contempo sostiene che «la politica del riarmo fine a se stesso non è la soluzione per l’Europa» e propone il paradigma della sicurezza cooperativa, fondato sulla riduzione delle vulnerabilità e sulla resilienza delle società. Da qui nasce il concetto di transarmo. Diversamente dalla logica tradizionale della deterrenza basata sul binomio minacciacontrominaccia, questo approccio mira a ridurre le escalation attraverso reciprocità, controllo degli armamenti e costruzione della fiducia. La proposta si fonda sul modello delle “due braccia”. Il primo braccio è quello militare: una forza difensiva, trasparente e proporzionata, capace di scoraggiare aggressioni senza assumere posture offensive. Il secondo braccio è quello civile: diplomazia dal basso, mediazione, Corpi civili di pace, resistenza nonviolenta e coinvolgimento della società civile nella prevenzione dei conflitti.

Un ruolo centrale è attribuito alla “deterrenza sociale”. La sicurezza dipende anche dalla solidità del tessuto civile, dalla fiducia nelle istituzioni, dall’istruzione e dalla capacità di contrastare disinformazione, estremismi e guerre ibride. In questa prospettiva scuola, università, alfabetizzazione digitale e welfare diventano a tutti gli effetti “strumenti di difesa”. Ridurre gli investimenti sociali per finanziare esclusivamente il riarmo significherebbe, secondo il Rapporto, indebolire la capacità collettiva di resistere alle crisi.

Ph. Drone © Jacob Owens/ CopyLeft

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