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Prevenire il suicidio ed eliminare lo stigma

di Giulia Rugolo

di Giulia Rugolo. Giornalista freelance.

Dall’ascolto telefonico ai progetti nelle scuole: per le associazioni che ogni giorno combattono lo stigma e lavorano per prevenire il suicidio è questione di instaurare una relazione.

Il terzo e ultimo articolo del ciclo Sopravvivere al vuoto sul suicidio si concentra sulle esperienze di prevenzione e sostegno attivo, con uno sguardo alle Onlus come Telefono Amico e La Tazza Blu. Realtà che lavorano quotidianamente per contrastare lo stigma, offrendo ascolto anonimo, interventi nelle scuole e reti di mutuo aiuto. E se una chiamata potesse davvero salvare una vita? È la domanda che si sono posti i volontari di Telefono Amico Italia quando – negli anni Sessanta – hanno fondato una delle principali realtà dedicate all’ascolto, dando a chiunque la possibilità di digitare un numero e parlare liberamente del proprio stato d’animo. Molti usufruiscono di questo servizio perché hanno un problema e non sanno a chi rivolgersi. Altri cercano sollievo da una solitudine diventata troppo opprimente. Sempre più spesso, però, le telefonate arrivano da chi è tormentato da pensieri suicidi e teme di farsi del male.

Oggi l’organizzazione opera in venti centri locali – distribuiti su tutto il territorio nazionale – e uno virtuale, in cui i membri rispondono da remoto: «Svolgiamo una funzione che potremmo definire come “pronto soccorso emozionale”. L’obiettivo è fornire supporto a chi vive un’emergenza emotiva. Offriamo uno spazio di ascolto privo di giudizio, dove potersi esprimere liberamente, sentirsi meno soli e magari riuscire a mettere ordine nella propria testa», dice Joy Antonella Patrick, volontaria dell’associazione da dicembre 2019.

Per entrare a far parte della squadra è necessario essere maggiorenni, frequentare un corso di formazione per acquisire le competenze richieste e attenersi a precise linee guida durante ogni telefonata: «Ci sono alcune regole da seguire. La prima è l’anonimato reciproco: noi non sveliamo mai la nostra identità e non chiediamo informazioni personali a chi chiama. Non sappiamo nome, cognome, età o indirizzo di casa. L’intento è assicurare un ambiente protetto in cui potersi aprire, nella piena tutela della riservatezza. Inoltre, siamo apartitici e aconfessionali. Questo garantisce il massimo rispetto per i pensieri e i valori di ciascuno, senza alcuna ingerenza», continua.

Ma cosa succede nella pratica quando il telefono squilla? «È difficile dare una risposta univoca, perché le persone che ci contattano sono molto diverse tra loro. Anche le fasce d’età sono varie: dai giovanissimi agli anziani. Generalmente, tutto inizia con una fase di accoglienza. Spesso chi chiama lo fa per la prima volta, quindi gli lasciamo del tempo per potersi raccontare e cerchiamo di comprendere cosa lo spinge a cercare aiuto. Se possibile, proviamo a farlo ragionare sulle opzioni e risorse che ha a disposizione. A volte, per chi soffre di forte depressione, la cosa più importante è sentire di non essere solo».

Il momento più delicato è capire cosa sta davvero accadendo dall’altro capo del telefono. Il primo passo è valutare se si tratta di un suicidio in atto: «In questi casi, proponiamo di allertare le forze dell’ordine, ma solo se l’interlocutore lo desidera. Non vediamo il numero, quindi ogni intervento dipende dalla sua volontà. Cerchiamo sempre di non andare nel panico, ma la reazione cambia a seconda della situazione», spiega Patrick.

In occasione del 10 settembre di ogni anno, Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, Telefono Amico organizza eventi in piazza per sensibilizzare i cittadini sull’argomento e pubblica un comunicato stampa con i dati raccolti. Nel 2024, sono arrivate oltre 6.700 richieste d’aiuto e nei primi sei mesi del 2025 più di 3mila: il 69% ha contattato l’organizzazione attraverso il servizio telefonico, il 23% via WhatsApp e l’8% tramite la compilazione del form anonimo sul sito. Proprio in risposta a questa crescente domanda, l’orario della helpline è stato esteso di un’ora, restando attiva dalle 9:00 alle 24:00: «Siamo in 600: non possiamo garantire una prestazione continua senza interruzioni, ma cerchiamo di fare il massimo».

La volontaria conclude con un consiglio rivolto a chi si accorge che un amico sta vivendo un momento difficile o ha pensieri suicidari: «È importante diffondere la cultura dell’ascolto, ma anche prendersi del tempo per sé ed essere pronti ad accogliere sul serio ciò che l’altro prova, senza scappare o minimizzare. Spesso la parola “suicidio” spaventa, ma reagire con paura o frasi che sminuiscono il problema non aiuta. Invece, bisogna tendere la mano e cercare di capire fino in fondo cosa l’altro sta attraversando».

SCUOLA E PREVENZIONE

Una tazza a forma di Tardis, l’iconica macchina del tempo della serie tv Doctor Who, che richiama le vecchie cabine telefoniche blu usate dalla polizia britannica negli anni Sessanta. Era uno degli oggetti più cari a Giulia – una ragazza che si è tolta la vita poco prima di compiere diciassette anni – e ha ispirato il nome dell’associazione La Tazza Blu, fondata nel 2019 dalla sua famiglia.

«Mia figlia ci ha lasciato alcune lettere prima di suicidarsi e in una di queste ha scritto: “Non so perché lo faccio”. Lei conosceva tutte le parole necessarie, anche in diverse lingue, ma non ha saputo individuare i pensieri di morte che la attraversavano.

Il nostro scopo è comunicare ai giovani che quelle frasi possono essere dette e che bisogna chiedere aiuto», dice Rocchina Stoppelli, presidente della Onlus. Tra le attività principali dell’organizzazione di volontariato figurano gli eventi di prevenzione e sensibilizzazione: «Invitiamo esperti che affrontano il tema e aiutano a identificare i segnali d’allarme. Abbiamo anche avviato Teen Aid, un progetto nato in collaborazione con l’Asl di Torino e l’Ospedale infantile Regina Margherita. È pensato per offrire supporto ai sopravvissuti e intervenire, in modo gratuito, nelle scuole colpite da un caso di suicidio. Utilizziamo spesso il cinema e il linguaggio visivo come strumenti di dialogo, ma purtroppo riscontriamo difficoltà a entrare negli istituti, quindi siamo riusciti a proporlo solo in poche occasioni», spiega. E aggiunge: «È un soggetto che spaventa ed è più facile ignorarlo che affrontarlo. Spesso i dirigenti scolastici non rispondono nemmeno alle e-mail quando proponiamo le nostre iniziative. Temono l’effetto emulazione. Ma in realtà, è proprio il silenzio – o il modo scorretto di parlarne – a poterlo innescare».

Nella maggior parte dei casi, sono gli studenti ad aprire le porte delle scuole durante le giornate di autogestione, spinti dal bisogno di trattare l’argomento: «Quando chiediamo ai ragazzi perché si sono iscritti al nostro laboratorio, rispondono: “Vogliamo parlarne, nessuno lo fa”. Il 70% dei giovani che abbiamo incontrato ha avuto esperienza diretta o indiretta con il suicidio: l’amico di un amico, un compagno di sport, il fidanzato. Questo fenomeno li tocca già, volenti o nolenti. È arrivato il momento di discuterne apertamente e non lasciarli più soli».

CHI LO DICE LO FA

Stoppelli denuncia la scarsa presenza delle istituzioni, che non si impegnano a sufficienza nella promozione di servizi dedicati alla prevenzione e all’ascolto: «Ad esempio, paghiamo noi l’illuminazione della Mole Antonelliana in occasione del 10 settembre, e non il Comune. Gestiamo anche una chat attiva sul nostro sito, ma senza risorse economiche adeguate rischiamo di doverla chiudere».

La presidente evidenzia quanto sia cruciale non sottovalutare mai le richieste d’aiuto dei ragazzi, soprattutto alla luce di casi preoccupanti: «Dobbiamo sfatare l’idea che “chi lo dice non si suicida”: chi lo dice lo fa eccome, purtroppo. E se non ci riesce al primo tentativo, può riprovarci. In passato siamo addirittura intervenuti in una scuola elementare perché una bambina aveva scritto di volersi uccidere. La situazione è allarmante », conclude.

Essere presenti si conferma l’unica strada per offrire un sostegno efficace a chi progetta di mettere fine alla propria vita. In fondo, il cantante Lucio Dalla non aveva tutti i torti quando – nel finale del brano Anna e Marco – scriveva: «Anna avrebbe voluto morire / Marco voleva andarsene lontano / Qualcuno li ha visti tornare / Tenendosi per mano». Mano nella mano tutto diventa più facile. Anche sopravvivere.

I NUMERI DEL SUICIDIO IN ITALIA

In Italia, ogni giorno si tolgono la vita in media 10 persone, oltre 300 al mese.
Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il fenomeno è in costante crescita. Nel 2021 e nel 2022 – gli anni più recenti monitorati – il tasso di suicidi è salito a 0,74/0,75 ogni 10mila abitanti. Si tratta di un lieve aumento, ma i livelli restano inferiori rispetto al triennio 2011-2013, quando l’indice superava lo 0,80.

In particolare, nel 2022 sono stati registrati 3.934 suicidi: un incremento evidente rispetto all’anno precedente, in cui se ne erano verificati 3.870.

Nonostante questo, il Paese attualmente non dispone né di un piano nazionale integrato per la prevenzione del suicidio, né di un sistema di monitoraggio in tempo reale. Infatti, a fine 2025, non esistono dati ufficiali dal 2023 e i report presenti online sono spesso pubblicati con anni di ritardo. L’assenza di informazioni causa un problema significativo: se i numeri non vengono raccolti, studiati e resi pubblici è difficile comprendere la portata del fenomeno e, di conseguenza, elaborare misure strategiche e soluzioni adatte a contrastarlo.

Proprio per sopperire a questa mancanza, la Onlus di divulgazione scientifica Brain Research Foundation (Brf) ha deciso di aprire un osservatorio nel 2021. Lo scopo è monitorare i suicidi e quelli tentati, tramite l’analisi delle notizie di cronaca locali e nazionali. Tra gennaio e agosto 2024, gli ultimi mesi rilevati, i ricercatori hanno contato 416 suicidi e 420 tentativi.

Basando la propria raccolta dati su fonti secondarie, come giornali e siti web, è probabile che l’osservatorio consideri solo gli avvenimenti che riesce a verificare direttamente, escludendo i casi non riportati dai media. Il risultato è che i suoi dati pur essendo disponibili quasi in tempo reale, restano parziali e imprecisi, soprattutto se confrontati con quelli che potrebbe diffondere l’Istat. Quest’ultimo, infatti, elabora le informazioni ufficiali provenienti dai certificati di morte compilati dai medici, ottenendo archivi più completi e affidabili. Ad esempio, la Brf riporta che nel 2022 sono avvenuti 595 suicidi, mentre l’Istat – come discusso in precedenza – ne registra 3.934.

Tutto ciò, però, non vanifica il lavoro svolto da fondazioni, organizzazioni, laboratori e istituti di indagine sparsi sul territorio italiano che, anzi, è cruciale per colmare il vuoto alimentato dall’indifferenza delle istituzioni.

Se ti trovi in una situazione di emergenza, chiama il 112Se hai bisogno di aiuto, contatta Telefono Amico Italia allo 02 2327 2327

Foto: Chiama-©-Leo-CopyLeft.jpg

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