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Un posto per tutti noi

di Yonatan Zeigen

di Yonatan Zeigen. Attivista per la pace israeliano, Parents Circle – Families Forum.

Con il nuovo partito arabo-ebraico A Place For Us All, nato in vista delle elezioni israeliane, previste entro il 27 ottobre, e attraverso diverse iniziative di attivismo, si promuove una visione fondata su uguaglianza, fine dell’occupazione e convivenza tra israeliani e palestinesi. Il partito vuole portare nello spazio politico un’alternativa sostanziale ai modelli oggi dominanti nel Paese.

Il 7 ottobre 2023 sono stato costretto ad ascoltare al telefono mentre mia madre veniva uccisa durante il massacro nel kibbutz Be’eri. Quell’esperienza di impotenza ha fatto nascere in me un profondo senso di responsabilità che si è tradotto nell’impegno a contribuire, per quanto possibile, a un cambiamento radicale in Israele e Palestina, affinché tutti smettano di pagare il prezzo del lutto. Un cambiamento che potrà realizzarsi solo attraverso la fine dell’Occupazione e una soluzione del conflitto israelo-palestinese.

L’ho fatto parlando a pubblici diversi, scrivendo e rilasciando interviste; aderendo a organizzazioni della società civile come il Parents Circle – Families Forum, di cui faccio parte del consiglio direttivo; attraverso attività di advocacy con la comunità internazionale; e attraverso la creazione del Vivian Silver Impact Award, un riconoscimento annuale che sostiene due donne, una ebrea e una palestinese/araba, impegnate nella costruzione di una società condivisa tra israeliani e palestinesi, con un finanziamento di 15mila dollari per ciascun progetto.

Ho da poco iniziato una nuova fase: l’ingresso nel campo politico. Lo scorso 16 giugno, io e altre persone abbiamo annunciato la fondazione di A Place For Us All (Likulina Makan / Makom Lekulanu in arabo ed ebraico, ovvero “Un posto per tutti noi”), un nuovo partito congiunto arabo-ebraico che si presenta alle prossime elezioni parlamentari in Israele.

Le reazioni si sono polarizzate. Nella comunità araba siamo stati accolti con un sostegno vigoroso, mentre nella comunità ebraica, che si identifica come “di Sinistra”, veniamo trattati con una sospettosa diffidenza. La principale obiezione è la paura che si “brucino voti” perché non riusciremo a superare la soglia elettorale. Gli arabi, invece, sembrano meno preoccupati di questo aspetto, anche perché molti di loro non hanno mai votato alle elezioni fino a oggi.

Vediamo la nostra campagna come un’azione politica che ha valore in sé, indipendentemente dal fatto che decideremo di arrivare fino in fondo o di ritirarci nel caso in cui non dovessimo ottenere abbastanza voti. Personalmente la vedo come una continuazione diretta del mio attivismo negli ultimi due anni e mezzo. A Place For Us All offre un modello politico completamente inedito, una visione e un discorso nuovi per Israele e per la regione nel suo complesso.

Al momento siamo sei candidati: i co-presidenti Alon-Lee Green e Rula Daoud, che hanno anche co-diretto l’organizzazione Standing Together, il più grande movimento progressista di base arabo-israeliano in Israele; Itamar Avneri e Sally Abed, che siedono nei consigli comunali di Tel Aviv-Jaffa e Haifa; Ghadir Hani, nota attivista per la coesistenza, e il sottoscritto. Tre cittadini palestinesi di Israele e tre ebrei. Tre donne e tre uomini. Non un partito di politici o generali che devono reclutare attivisti, ma un partito di attivisti che si assumono direttamente la responsabilità dello spazio politico. In Israele è consuetudine dire che la Destra prevale perché la Sinistra è frammentata. Ma credo che, per poterlo affermare, prima debba esistere una vera Sinistra.

A Place For Us All è il primo partito che propone una visione politica con i seguenti punti fermi: fine dell’occupazione, pace e piena uguaglianza per tutte e tutti in Israele sul piano sociale, di genere ed etnico. In tal senso, il partito risponde all’idea che per soppiantare l’orribile scenario in essere non basti proporre un volto “più moderato” dentro lo stesso schema politico – è il caso di Naftali Bennett o Gadi Eisenkot contro Netanyahu – ma occorre offrire un’alternativa sostanziale, chiara e consapevole.

Quella che abbiamo intrapreso è un’impresa estremamente intensa e comporta un forte tributo mentale, fisico ed emotivo, anche per le famiglie di chi questa impresa la porta avanti. Ma la missione è esistenziale, perché davvero l’unico modo di sopravvivere su questo lembo di terra è trasformarlo in “un posto per tutti noi”.

Ph. Colomba © Dichatz CopyLeft

Immagine di Yonatan Zeigen

Yonatan Zeigen

Attivista per la pace israeliano, Parents Circle – Families Forum.

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