Home EditorialiUnione europea: confini sacralizzati, diritti umani sacrificati

Unione europea: confini sacralizzati, diritti umani sacrificati

di Maurizio Ambrosini

di Maurizio Ambrosini. Professore di Sociologia delle migrazioni. Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Università degli Studi di Milano.

Il Parlamento europeo a metà giugno, pochi giorni prima della Giornata mondiale del rifugiato (20 giugno) ha approvato a larga maggioranza (418 voti contro 218 e 30 astenuti) il nuovo regolamento sui rimpatri. Istituzioni come quelle dell’Ue, note per la loro macchinosità e lentezza procedurale, hanno fatto ricorso a una procedura d’urgenza per varare e rendere operative norme che solo da pochi giorni erano passate al Consiglio dell’Ue. Uno scenario insomma da società sotto assedio, attanagliate da un’emergenza a cui rispondere con misure drastiche, approvate al coro ritmato “rimandiamoli indietro”.

Sul Dossier rimpatri hanno votato insieme, compatti, i conservatori moderati del Partito popolare europeo (Ppe) e i raggruppamenti della Destra radicale. Questi hanno rivendicato – giustamente, dal loro punto di vista –, di aver portato la maggioranza del Parlamento Ue a convergere sulla loro visione e le loro proposte. I moderati sperano di frenare l’avanzata dell’estrema Destra adottandone l’approccio, noncuranti della regola secondo cui gli elettori di norma preferiscono l’originale alle imitazioni. Di fatto, nonostante l’accortezza linguistica, l’Ue si sposta verso una restrizione del diritto d’asilo e della tutela dei diritti umani convergente con quella trumpiana.

I migranti definiti come irregolari o a cui non è riconosciuto il diritto d’asilo potranno essere espulsi anche verso Paesi terzi con cui non hanno nessun rapporto, ricalcando le deportazioni statunitensi verso un Paese poverissimo e insicuro come la Repubblica centrafricana. Anche le famiglie con minori potranno esservi soggette. I migranti colpiti da ordini di espulsione se non collaboreranno al loro rimpatrio potranno essere trattenuti per un tempo che potrà estendersi fino a 30 mesi. Irruzioni nelle abitazioni, perquisizioni e sequestro degli effetti personali, in stile Ice, saranno ora possibili anche nell’Ue. Vale il principio per cui la lotta contro l’immigrazione indesiderata vale il sacrificio di diritti liberali che apparivano intangibili.

I Paesi terzi che vogliono ottenere i benefici previsti dagli accordi commerciali con l’Ue, inoltre, dovranno collaborare nei rimpatri. Proseguirà e si rafforzerà la politica degli accordi con i Paesi di transito per contrastare il passaggio dei migranti: un punto strategico, perché se riescono ad arrivare nell’Ue e a presentare una domanda di asilo, in oltre la metà dei casi l’ottengono. Si legge in filigrana un approccio neocolonialista: l’Ue intende usare il suo potere economico per piegare i partner alla sua volontà di contrastare gli ingressi non autorizzati. In compenso, lo si è già visto, rinuncerà all’ambizione di promuovere istituzioni democratiche e rispetto dei diritti umani nei Paesi partner.

Le nuove norme non istituzionalizzano il modello dell’accordo con l’Albania, come pretende il governo italiano: quello deve servire per gestire i richiedenti asilo in ingresso dal mare, mentre le norme approvate a Bruxelles servono a lubrificare l’uscita dei migranti che si vogliono allontanare. La convergenza si riscontra nella visione politica: confini sacralizzati, diritti umani sacrificati, ricorso a misure eccezionali e illiberali per ottenere i risultati desiderati, compreso un presunto effetto di deterrenza sui potenziali partenti. Le nuove norme non sono soltanto in contraddizione con i valori fondanti dell’Ue e un cedimento al sovranismo, che alzerà ancora di più la voce. Si infilano nella trappola delle promesse irrealizzabili: i rifugiati continueranno ad arrivare, in un mondo in cui sono attivi 75 conflitti armati, e le opinioni pubbliche europee, incattivite dal messaggio sotteso alle nuove misure, accresceranno frustrazione e sfiducia verso le istituzioni dell’Ue.

Gli ingressi per lavoro, oggi ammessi sotto traccia in numeri che da decenni non si vedevano in risposta ai fabbisogni delle economie, famiglie comprese, non saranno accolti meglio perché avvenuti regolarmente. Cresceranno chiusure sociali e discriminazioni diffuse. Anziché maggiore coesione sociale, l’Ue entrata nella scia di Trump rischia di sperimentare maggiori divisioni interne, conflitti culturali, razzismi legittimati e agguerriti.

Ph. Parlamento europeo © Christian Lue / CopyLeft

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Maurizio Ambrosini

Professore di Sociologia delle migrazioni. Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Università degli Studi di Milano.

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