di Paolo Naso. Politologo, Centro Studi Confronti.
La scommessa è facile da vincere. La campagna elettorale, di fatto già iniziata, avrà due temi centrali: immigrazione e sicurezza. Il governo marocchino, probabilmente incoraggiato ma certamente non frenato dall’Amministrazione di Donald Trump, ha voluto lanciare un violento segnale all’Europa, aprendo simbolicamente la frontiera per qualche ora e lasciando che decine di migliaia di disperati si avventurassero verso l’enclave spagnola di Ceuta nella speranza di essere accolti come profughi. Ovviamente così non è andata perché da sempre il trattato “di libera circolazione” di Schengen esclude zone di particolare criticità come Ceuta, appunto. Inoltre, in massima parte, i profughi sono subito rientrati in Marocco e, sotto il profilo fattuale, sulla scena potrebbe calare il sipario. Ovviamente così non è perché, con il “la” dato da Trump, è partito il coro di chi grida all’“invasione”, con qualcuno che aggiunge anche l’aggettivo “islamica”, e di chi profetizza il misero destino di un’Europa destinata a soccombere sotto flussi migratori violenti e disperati. Ovviamente addossando la responsabilità al multiculturalismo, al globalismo e alla debolezza morale e politica delle Sinistre quando sono al governo.
Ed ecco il meccanismo comunicativo attraverso il quale, a partire da un fatto che meriterebbe un ragionamento attento e rigoroso e soluzioni ampiamente condivise, si costruisce un’ideologia. In questo caso sulle migrazioni, il futuro dell’Europa, i rischi di islamizzazione delle nostre cattedrali e dei nostri oratori. La strada poteva e doveva essere un’altra: la denuncia della furbesca manovra marocchina – altre volte era stata la Turchia di Erdoğan ad adottare lo stesso meccanismo –; la riflessione comunitaria sulla rilevanza della concentrazione di profughi subsahariani in Marocco, ai quali non sembra rimanere altra scelta se non quella di sopravvivere nelle foreste nei pressi delle zone di confine; il sostegno dell’Ue alla crisi migratoria spagnola, peraltro del tutto analoga a quelle ripetutamente vissute dall’Italia.
Sarebbe stato un modo ragionevole e potenzialmente bipartisan di affrontare la questione, ma è qui che interviene questa brutta bestia dell’ideologia per cui, a partire dai fatti di Ceuta, si invoca la sospensione della libera circolazione tra Italia e Spagna, il blocco navale e via via si arriva a un’escalation retorica che comprende la remigrazione, l’abolizione delle norme che consentono il ricongiungimento parentale. Siamo arrivati perfino a sentire «basta con i minori non accompagnati». Per farne che cosa? Non si capisce ma tutto fa brodo e la frase trasmette la durezza e l’inflessibile fermezza con le quali il Centrodestra si vuole proporre agli elettori. Anche a costo di dire cose non vere, giuridicamente inconsistenti e moralmente discutibili.
Altro fatto, altra storia. Un tribunale condanna in via definitiva un commerciante accusato di avere ucciso due rapinatori e di averne gravemente ferito un terzo. Nel momento in cui il pluriomicida si è mostrato in pubblico alla vigilia del suo ingresso in carcere si è mosso un poderoso meccanismo politico-comunicativo nel quale il ministro della Giustizia Nordio, quello dei Trasporti Salvini e la star del momento, Vannacci, hanno fatto a gara a chi si mostrava più indignato per la sentenza ed esprimeva maggiore disprezzo per i giudici che l’avevano emessa. L’occasione per ribadire che lo Stato di diritto è esattamente l’opposto dell’O.K. Corral nel quale si regolano individualmente torti e ragioni è andata persa. A metterci una pezza, come troppo spesso accade, il presidente Mattarella che ha richiamato i princìpi costituzionali e della decenza civile.
Terzo fatto. Un giovane italiano, per quanto di origine immigrata, con evidenti problemi psichiatrici dà in escandescenze e provoca l’intervento delle forze dell’ordine che, emulando manovre e stile dell’Ice trumpiano, finiscono per ucciderlo. Una storia triste e drammatica sulla quale è montato l’ennesimo scontro politico-culturale nel quale la Destra ha ripetuto il suo mantra su Law and Order, elevando il caso a dimostrazione della non-integrabilità degli immigrati, anche dopo anni di permanenza in Italia. Non una parola sul tema del disagio mentale, sull’impreparazione dei poliziotti intervenuti, sull’inadeguatezza dei soccorsi. L’ideologia del nemico, della paura, dell’invasione vince sempre. Le scuole che crollano, le interminabili liste d’attesa per un esame clinico, i genitori single che non arrivano a fine mese, i fiumi in secca possono aspettare.
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Paolo Naso
Politologo, Centro Studi Confronti
