di Michele Lipori. Redazione Confronti.
Il caldo record dell’estate appena trascorsa non è un episodio isolato da archiviare con l’autunno, ma un assaggio di ciò che ci aspetta. Secondo le proiezioni della World Meteorological Organization (Wmo) delle Nazioni unite, c’è l’86% di probabilità che almeno un anno tra il 2025 e il 2029 superi la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, e il 70% che l’intera media del quinquennio la oltrepassi. Le conseguenze riguardano salute, migrazioni, disuguaglianze e conflitti.
Secondo il National Institutes of Health (Nih), a 1,5 °C i decessi annuali per calore salirebbero a 350mila (+66,7% sul 2019); a 2 °C a 520mila (+147,6%); a 2,5 °C a 780mila (+271,4%). Già a 1,5 °C il carico globale delle malattie cardiovascolari raggiungerebbe 29,5 milioni di Daly (Disability-Adjusted Life Year, anni di vita persi per morte prematura o vissuti con disabilità), mentre quello delle malattie trasmesse da vettori arriverebbe a 58,7 milioni (+29,9%). I disturbi di salute mentale raggiungerebbero 135,5 milioni di Daly, salendo a 165,7 milioni a 2,5 °C (+32,6% sul 2019).
In Europa, secondo il Lancet Countdown 2026, l’idoneità climatica per la dengue è cresciuta del 297% nel 2015-2024 rispetto al 1981-2010. Nel 2024 si contano 62.775 morti legate al caldo, con il 99,6% delle regioni monitorate in aumento rispetto agli anni Novanta.
Il cambiamento climatico sposta anche persone e risorse. Secondo l’Unhcr, citato dalla Global Climate and Health Alliance, gli sfollati forzati nel mondo hanno superato i 120 milioni nel 2024 e i 123 milioni nel 2026: il 75% vive in Paesi gravemente colpiti dal clima e il 50% dove lo stress ambientale si sovrappone a conflitti armati. Oltre 200 milioni di persone potrebbero migrare entro il 2050 senza un’inversione di rotta. Nel Sahel, dove le temperature crescono 1,5 volte più velocemente della media globale, gli sfollati interni erano già 2,9 milioni a inizio 2026. I Paesi a basso e medio reddito producono appena il 14% delle emissioni globali di CO2, ma nelle aree più vulnerabili la mortalità per eventi meteo estremi è 15 volte superiore.
L’Africa subsahariana ha l’indice di vulnerabilità più alto (0,93): a 2,5 °C il Nih stima per l’area un +56,8% nel carico complessivo di malattia. Da 1,5 °C a 2,5 °C il rischio relativo sale da 3,1 a 7,2 per gli anziani, da 2,3 a 5,1 per i bambini under 5 e da 2,9 a 6,8 per chi ha patologie croniche. I lavoratori agricoli e all’aperto restano i più esposti, con un rischio da 3,4 a 7,9 volte maggiore.
Gli effetti arrivano anche per il lavoro e la sicurezza alimentare: in Europa il caldo ha già sottratto circa 24 ore l’anno di lavoro all’aperto per ogni professionista esposto; nel 2023 oltre un milione di persone in più ha affrontato insicurezza alimentare a causa di calore e siccità.
Inoltre, anche se il riscaldamento non genera guerre di per sé, esso agisce da “moltiplicatore di minaccia”: aggrava la scarsità di acqua e cibo, alimenta l’accaparramento di terre, favorisce il reclutamento armato di chi perde il reddito ed erode le istituzioni fragili. Il rischio aumenta quando lo stress ambientale si combina con povertà e governance debole. Il rapporto è circolare: le attività militari generano circa il 5,5% delle emissioni globali, mentre le guerre distruggono le infrastrutture necessarie all’adattamento.
Anche l’Europa mostra segnali di peggioramento generale sempre più evidenti. Il Lancet Countdown 2026 registra un aumento del 318% degli allarmi per il caldo estremo nel 2015- 2024 e del 473% dei focolai di West Nile Virus a Ovest e del 127% a Sud, con 1.112 casi autoctoni nel 2025. Le coste idonee ai batteri di tipo vibrione sono aumentate del 50% su Baltico e Mare del Nord e del 31,6% tra Italia e Francia; la stagione della zecca Hyalomma, vettore della febbre emorragica di Crimea-Congo (letalità del 40%), si è allungata dell’11,9%. La siccità estrema ha colpito il 65,2% delle regioni europee, mentre la stagione dei pollini si è allungata di una o due settimane. Tutti segnali di un nuovo regime climatico, con la finestra per contenerlo che si restringe ogni anno.
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Michele Lipori
Redazione Confronti.
