Dalla retorica delle similitudini storiche agli eufemismi più estremi, il governo Netanyahu utilizza un linguaggio che plasma la percezione del conflitto a Gaza. Paragoni con l’11 settembre, Pearl Harbour e persino la Shoah mirano a legittimare scelte politiche e militari controverse. In questa “neo-lingua”, tra propaganda e censura, le parole diventano strumenti di potere e manipolazione.
Autore
Fabrizio Battistelli
di Fabrizio Battistelli (Professore ordinario di Sociologia, Sapienza Università di Roma) Non bastassero la pandemia e le sue tragiche conseguenze ad alimentare…
di Fabrizio Battistelli, autore del volume La rabbia e l’imbroglio. La costruzione sociale dell’immigrazione, in uscita da Mimesis. Che, a forza di…
