Tra l’illusione di redimere il mondo e il rischio della rassegnazione, la politica va riletta come pratica che cerca di porre limiti alla violenza. E intanto la speranza cristiana agisce nelle microstorie, partecipando alla fatica di Dio.
Fulvio Ferrario
Mercoledì 1º luglio ci ha lasciati, dopo una malattia piuttosto lunga, don Giovanni Cereti, una delle grandi figura dell’ecumenismo in Italia.
Nel tempo dei “bulli planetari” il diritto internazionale appare sempre più fragile e subordinato alla legge del più forte. In questo vuoto di autorevolezza sovranazionale, il papa emerge paradossalmente come una delle poche figure capaci di esercitare un soft power in alternativa al rogo.
Parallelamente all’indebolimento del diritto internazionale a causa dell’azione delle principali potenze globali, in Europa il dibattito sulle migrazioni mostra un crescente arretramento sulle tutele. In questo contesto le Chiese sono “all’opposizione”, soprattutto nella difesa dei diritti umani e nella definizione di politiche migratorie alternative.
La scomparsa di Jürgen Habermas segna simbolicamente la fine di una stagione del pensiero occidentale che ha cercato di salvare l’eredità dell’Illuminismo attraverso il dialogo pubblico, il pluralismo e una razionalità autocritica. Il suo pensiero resta un riferimento per immaginare il rapporto tra democrazia liberale, religioni e spazio pubblico, proprio mentre nel mondo avanzano nuove derive autoritarie e oscurantiste.
Negli ultimi anni, alcune frange del Cristianesimo hanno iniziato a invocare Dio per sostenere ideologie reazionarie, in Russia, come negli Stati Uniti e in Italia. Dalla proclamazione della “guerra santa” di Kyrill al sostegno evangelico al trumpismo, si profila un “altro Evangelo”, radicalmente divergente dal messaggio di Gesù.
Di fronte alla violenza del potere e alla menzogna eretta a sistema, il primo compito della Chiesa è aggrapparsi alla Bibbia, per non essere trascinata nel vortice. Raccontare Gesù, oggi, è accendere una luce nelle tenebre di questi anni.
Tra crisi geopolitiche, attacchi ibridi russi e il sabotaggio trumpiano, l’Unione europea attraversa la fase più fragile della sua storia recente, mentre le Chiese riflettono sul rapporto tra fede e democrazia. In un contesto in cui gli autocrati fanno fronte comune e i democratici si dividono, la difesa del progetto europeo diventa una questione di civiltà, anche per chi si ispira all’Evangelo.
Dopo Gaza, le Chiese sono chiamate a riflettere sul proprio ruolo: pregare, aiutare e ricostruire, pur nella loro limitatezza e con la consapevolezza di non essere fuori dalla colpa di questa Storia. Un’altra sfida, inoltre, è tenere vivi la fede e il dialogo contro ogni antisemitismo e antiislamismo.
L’elezione di Leone XIV ha riacceso l’entusiasmo del Cattolicesimo “conservatore”, più per la fine dell’era Bergoglio che per le prime mosse del nuovo papa, i cui gesti misurati alimentano aspettative(e tentativi di appropriazione) da parte della Destra cattolica.
