E fu così che arrivò Leone XIV, il quale disse, iniziando il proprio ministero, che chi, nella chiesa, ha un compito di autorità, deve «sparire, affinché appaia Cristo».
Fulvio Ferrario
Il dibattito occidentale sulla pace e il riarmo ha attraversato diverse fasi, con le Chiese divise tra il sostegno all’uso delle armi e l’opzione nonviolenta. Nonostante la prevalenza storica dell’opzione militare, negli ultimi decenni anche il magistero cattolico e molte Chiese evangeliche hanno abbracciato la nonviolenza, sollevando interrogativi sulla convivenza di queste visioni contrastanti e sulle implicazioni morali ed esistenziali dei conflitti armati.
Come sempre accade per i grandi eventi storici, anche il significato del ministero di Francesco potrà essere compreso in modo meno inadeguato alla luce di ciò che seguirà. Mentre dunque non solo la Chiesa romana, la cristianità e il mondo intero salutano, non senza nostalgia, il primo pontefice post-europeo, qualsiasi bilancio risulta prematuro.
Le Chiese cristiane in Europa hanno impiegato decenni per adattarsi alla democrazia, con un’accelerazione soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale.Tuttavia, oggi, una parte crescente dell’opinione pubblica occidentale sembra sfidare il modello democratico, preferendo soluzioni populiste, che – se non associabili del tutto ai totalitarismi – pendono comunque verso una certo tipo di “democratura”. E le reazioni delle Chiese a questa tendenza sono piuttosto ambigue.
Il 21 gennaio 2025 segnerà il quinto centenario del movimento anabattista zurighese, il cui inizio è identificato con il battesimo di Jörg Blaurock da parte di Conrad Grebel. Nonostante le divergenze tra le varie correnti anabattiste del Cinquecento, il movimento ha contribuito a definire princìpi come il rifiuto dell’uso della forza e la separazione dalla società peccatrice. Questioni che riemergono con forza anche al giorno d’oggi.
Alla fine di ottobre si è chiusa la lunga fase sinodale voluta da Francesco. E anche se su temi come quelli dell’apertura alle donne del ministero diaconale la porta non è stata del tutto chiusa, è altrettanto vero che i cambiamenti tanto sperati in diversi ambienti cattolici non sembrano essere all’orizzonte.
L’orizzonte “interreligioso” domina ormai da decenni il dibattito teologico e, in misura non irrilevante, quello culturale, non senza ricadute in ambito politico. Tuttavia, sebbene sia del tutto evidente che l’incontro tra religioni sia importante, può accadere che capi religiosi abbiano la presunzione di parlare in nome dell’umanità intera sulla base dei “veri insegnamenti delle religioni”, dei quali sarebbero depositari.
Pur affermando di non amare i “sacerdoti”, la società scristianizzata si affida spesso a “oracoli” di varia natura. Negli ultimi anni sembra essere molto gettonata la categoria del “geopolitico” con la quale – magari via Youtube – si spiega alla “plebe” come funziona davvero il mondo.
Ogni teologia, quindi non solo – ad esempio – quella “del Sud del mondo”, è sempre stata contestuale: un conto è annunciare l’Evangelo nelle foreste del Congo, un altro farlo a New York. Domande, linguaggi, stili argomentativi dipendono dal contesto in misura decisiva. Nell’attuale geografia cristiana è dunque richiesta una teologia contestuale europea: con quali caratteristiche?
Oggi 14 agosto 2024 ricordiamo Paolo Ricca, pastore e teologo valdese, da poco scomparso. Paolo Ricca nel suo servizio come pastore della chiesa e professore di storia e teologia presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma è stato un uomo della parola, è così che lo ricorda nell’articolo il teologo Fulvio Ferrario.
