Il presidente Paul Biya, 92 anni e da oltre quattro decenni al potere, si è dichiarato vincitore delle elezioni del 12 ottobre nonostante accuse diffuse di brogli, intimidazioni e violenze. L’opposizione contesta un processo elettorale opaco e segnato da arresti di massa, repressione e media oscurati. Il Camerun resta sospeso tra ingovernabilità, crisi anglofona, terrorismo jihadista e una società civile sempre più esasperata.
Luca Attanasio
Sudan. Dopo la presa di El Fasher, il Paese precipita in una crisi senza precedenti
Dopo che, lo scorso 26 ottobre, le Rapid Support Forces hanno conquistato El Fasher dopo un assedio di 18 mesi e scatenando massacri e sfollamenti di massa, il Sudan è precipitato in una crisi senza precedenti. Il conflitto si estende ora al Kordofan, mentre il Paese è di fatto diviso in quattro aree di influenza militare. La popolazione civile, stremata e affamata, sopravvive a fatica anche grazie al lavoro di gruppi di auto-aiuto come il Central Darfur Health Media.
Ciad. L’accoglienza di un milione di profughi dal Sudan tra crisi e speranza
Il Ciad, nonostante le gravi criticità interne – tra cui violazioni dei diritti umani, gestione opaca del potere e repressioni denunciate da più organizzazioni – continua ad accogliere oltre un milione di profughi in fuga dalla guerra in Sudan. In un contesto segnato da povertà e instabilità, il Paese mantiene le frontiere aperte e garantisce ai rifugiati un documento d’identità valido, offrendo possibilità concrete di restare e ricostruire.
Pace o profitto? L’accordo Congo-Rwanda sotto il segno dell’estrattivismo
L’accordo tra Congo e Rwanda firmato a Washington e sponsorizzato da Donald Trump solleva dubbi più che speranze: dietro l’intento di pace si cela un evidente interesse economico, soprattutto per gli Stati Uniti. Le critiche si moltiplicano, dal Nobel Mukwege a Human Rights Watch, denunciando neocolonialismo e premi al Rwanda nonostante le continue violazioni. Sullo sfondo, milioni di morti e un rischio concreto: perpetuare lo sfruttamento invece che fermare la guerra.
Padre Gabriel Romanelli, parroco cattolico a Gaza, racconta la quotidianità surreale di una popolazione costretta a vivere tra bombe, fame e disperazione. La parrocchia della Sacra Famiglia da lui presieduta è diventata rifugio per centinaia di persone in una situazione sempre più catastrofica.
Tra le eredità del pontificato di papa Francesco, la centralità dell’Africa emerge come segno forte e politico. Con viaggi, nomine cardinalizie e appelli netti, Bergoglio ha ridato voce a un Continente spesso marginalizzato. Un’impronta che peserà anche sul conclave chiamato a scegliere il suo successore.
Il cardinale guineano Robert Sarah è considerato il simbolo dell’opposizione interna al pontificato di papa Francesco. Strenuo difensore della tradizione, ha criticato apertamente Fiducia Supplicans e il Sinodo sulla sinodalità, guadagnandosi il sostegno dell’ala più conservatrice della Chiesa. Dimessosi da prefetto della Congregazione nel 2021, continua a esercitare un’influenza rilevante attraverso libri, conferenze e interventi pubblici.
Ghanese, con una lunga esperienza curiale e un forte radicamento pastorale, il cardinale Peter Turkson ha incarnato in Vaticano una visione moderna e dialogante. Attivo nei campi della giustizia, della pace e dello sviluppo umano, è noto per il suo impegno sociale e la capacità di aggiornare le proprie posizioni. Figura chiave del pontificato di Francesco, resta un nome autorevole in vista del conclave.
Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa e figura chiave nel conclave, incarna una Chiesa africana protagonista anche sul piano geopolitico. Voce autorevole e scomoda, ha denunciato lo sfruttamento del Continente da parte dell’Occidente. La sua visione unisce un nuovo panafricanismo a una salda postura conservatrice.
Roma delle Religioni. La comunità musulmana Ahmadiyya per il dialogo interreligioso
L’incontro Roma delle religioni, verso il Giubileo dell’accoglienza, la comunità musulmana Ahmadiyya per il dialogo interreligioso svoltosi nella Sala della Protomoteca lo scorso 18 ottobre, si è rivelato un’occasione per una profonda riflessione sul ruolo delle religioni, delle culture e dei singoli fedeli o semplici cittadini, nel costruire una società fondata sul rispetto reciproco, sui diritti e proiettata verso una pacifica convivenza in tempi complessi e di diffuse ostilità.
