Dai cantieri del Qatar alle favelas di Rio, passando per la Russia di Putin e il Sudafrica del primo Mondiale africano, le grandi competizioni calcistiche sono state spesso accompagnate da controversie sui diritti umani. Un fenomeno che, secondo Ong e organismi internazionali, non riguarda il calcio in sé ma il modello economico e politico che accompagna i mega-eventi sportivi.
Michele Lipori
Michele Lipori
Caporedattore di Confronti, ha studiato antropologia culturale con specializzazione in studi islamici ed etnomusicologia. Svolge l’attività di fotoreporter e videomaker, con particolare attenzione al Medio Oriente e ai Balcani.
A venticinque anni dalla Risoluzione 1325 dell’Onu, i dati mostrano un mondo segnato da crescita di conflitti e violenze di genere, con le donne tra le principali vittime delle guerre contemporanee.
A Roma la Barefoot Walk for Peace ha riunito donne israeliane e palestinesi impegnate nell’appello Mother’s Call, promosso dai movimenti Women of the Sun e Women Wage Peace. Camminando insieme a piedi nudi, le attiviste hanno chiesto la ripresa dei negoziati e una maggiore partecipazione femminile nei processi di pace nel conflitto israelo-palestinese.
Secondo i dati Istat, a febbraio 2026 l’occupazione cala al 62,4% mentre aumenta la disoccupazione al 5,3% e resta stabile l’inattività al 33,9%. Giovani ai margini, precarietà diffusa e natalità ai minimi (1,14 figli per donna) aggravano gli squilibri su lavoro e sostenibilità del sistema pensionistico.
A quarant’anni dall’esplosione del reattore 4 della Centrale nucleare di Chernobyl, il disastro continua a influenzare il dibattito globale sul nucleare. Oltre alla catastrofe tecnica, l’incidente ha mostrato che la sicurezza nucleare dipende anche da trasparenza politica, cooperazione internazionale e stabilità geopolitica.
Il Rapporto Human Rights Watch 2026 denuncia una crisi globale dei diritti umani.
Il 24 marzo 1976 il golpe in Argentina inaugura quello che viene definito Processo di riorganizzazione nazionale, cioè una dittatura civile-militare che governò il Paese fino al 10 dicembre 1983. Attraverso la forma di uno Stato burocratico-autoritario si conforma un dispositivo repressivo sistematico contraddistinto da sequestri, detenzioni clandestine, torture e sparizioni forzate.
Parità di genere: il mondo avanza al rallentatore e se l’Italia cresce in certi ambiti, resta sotto la media Ue. Senza politiche sul lavoro, cura e prevenzione della violenza, il gender gap è destinato a rimanere un fenomeno strutturale.
Un recente sondaggio dell’Israel Democracy Institute rivela che il 27% delle persone con cittadinanza israeliana sta considerando l’emigrazione, soprattutto giovani, laici e profili ad alta mobilità. Più che una rottura identitaria, emerge un’incrinatura del rapporto di fiducia tra cittadini e Stato.
In Italia la libertà religiosa, pur garantita dalla Costituzione, è ostacolata da vincoli burocratici che colpiscono le minoranze. L’iniziativa I luoghi di culto non si chiudono di Confronti ne sottolinea l’urgenza di tutela concreta.
