Il rapporto tra fondamentalismo evangelical, politica americana e ascesa di Donald Trump è al centro del nuovo libro di Paolo Naso Dio benedica l’America (Claudiana, 2026). Un viaggio nella storia della Destra religiosa statunitense, dal creazionismo al sionismo cristiano, fino alle nuove forme di nazionalismo religioso.
Paolo Naso
La crisi di Donald, i successi di Bibi, l’imbarazzo di Ursula
A un mese dall’attacco congiunto di Israele e degli Usa contro l’Iran è lecito tentare un bilancio di questa guerra che, persino a detta di chi l’ha voluta, ha leso il diritto internazionale.
La notte americana si consuma nel sonno di democrazie stanche e ripiegate sulle proprie agende interne.
Mamdani e la tentazione del “partito islamico”
A ruggire, questa volta, è stato il popolo e non il tycoon. L’elezione a sindaco di New York di un immigrato della buona borghesia cosmopolita, socialista e di fede islamica, ha scosso il sistema politico americano e ha dimostrato la vitalità di un’altra America, probabilmente minoritaria, ma decisamente diversa da quella che si identifica nel Maga – Make America Great Again – e nel suo celebrato leader.
Frettolosamente archiviata la fastosa celebrazione della fine della guerra tra Hamas e l’Idf, ci ritroviamo di fronte allo scenario di una pace figlia di una guerra asimmetrica ma specularmente immorale, costruita senza giustizia.
La fine del diritto internazionale. Era stata l’utopia del secondo Dopoguerra: l’idea che una nuova governance sovranazionale potesse difendere la pace e risolvere i conflitti tra gli Stati ma che oggi, alla prova dell’attacco russo all’Ucraina e dell’occupazione israeliana di Gaza, mostra sepolcri imbiancati, burocrazie mute e impotenti.
La pace smarrita in un mondo governato dalla “legge del più forte”
Angosciati dalla cronaca quotidiana di bombardamenti, avanzate e occupazioni militari che hanno raggiunto un’intensità e una frequenza sconosciute a chi è nato e cresciuto dopo la Seconda guerra mondiale, rischiamo di non cogliere una eccezionale novità geopolitica che si fa ogni giorno più concreta: la fine del multilateralismo e con esso di un ordine internazionale garantito e governato dalle Nazioni Unite.
L’onda di emozione che ha accompagnato la fine di papa Francesco si è riversata sul conclave che ha deciso di eleggere un uomo che apparisse di continuità con quello che Bergoglio aveva detto e fatto.
O l’Europa cambia, o l’Europa muore. Oggi è in crisi come non mai, divisa su tutto, sulla sua identità, la sua anima, il suo destino.
Almeno per un giorno, Trump poteva esordire richiamandosi al popolo e alla forza della democrazia americana, più forte dei complotti e delle lotte intestine, del pregiudizio e delle lobby, una nazione al cospetto di Dio, invidiata e temuta.
