L’ultimo film di Paolo Sorrentino, attraverso un riferimento a vicende e dinamiche politiche vicine ai nostri giorni, spazia su territori “filosofici” che hanno a che fare con la dimensione “pesante” dell’esistenza umana, con le sue contraddizioni e i suoi dilemmi, con le sue aspirazioni alla verità e alla giustizia, sempre sospese nel mare mosso dell’incertezza e del dubbio. E proprio in questa condizione di inquietudine e di finitudine irrompe – senza preavviso – l’infinito della grazia: una grazia tutta terrestre, umana, un moto di levità dal basso che solleva, sovverte, squaderna, rimette in moto l’esistenza e i suoi sedati desideri.
Salvatore Piromalli
Dove sta andando la convivenza democratica e il sistema di regole, doveri e diritti sperimentato per decenni? È importante riflettere sulla crisi delle democrazie, sempre più esposte a derive autoritarie che nascono dall’interno e si legittimano anche attraverso l’apatia civile. La perdita di partecipazione, l’erosione dei diritti e l’indebolimento dello spirito democratico sono come segnali di una trasformazione profonda del presente.
L’uomo e gli altri viventi. Anna Maria Ortese contro lo “sciovinismo umanocentrico”
Estendere lo sguardo e la sensibilità, venerare la Terra e tutti i suoi abitanti, anziché spadroneggiare. È questo il monito di Anna Maria Ortese: uno “strampalato francescanesimo”, una “ecologia affettiva” sensibile alla sofferenza di ogni vivente, con cui la scrittrice ci invita a interrogarci sulla presunta supremazia di Homo sapiens e sulla possibilità di riscattare una postura etica che ci faccia sentire parte della physis, insieme e accanto agli altri viventi.
Sebbene gli adulti tendono a disconoscerlo, il dolore dei bambini appare come un’esperienza assoluta, senza mediazioni razionali o filosofiche: radicale, muta, incomunicabile. Riferimenti biblici, letterari e artistici mostrano come scrittori e poeti abbiano cercato di restituire voce a quella sofferenza, in contrasto con l’“anestesia” degli adulti.
Partendo dal mito di Apollo e Dafne è urgente che la società contemporanea rifletta sulla natura del desiderio e sull’educazione sentimentale. La metamorfosi della ninfa, simbolo di fuga e libertà, diventa metafora della distanza necessaria nelle relazioni. Una lettura che denuncia la radice patriarcale della violenza di genere e la deriva “fascista”– per dirla con Foucault – del desiderio totalizzante.
Vivere insieme è essenziale per l’essere umano, ma altrettanto lo è il bisogno di solitudine. Trovare un equilibrio tra appartenenza e autonomia è una sfida antica e attuale. L’idea di “comunità idiorritmica” di Roland Barthes offre un modello per coniugare libertà individuale e convivenza.
