Figlia di Martin Luther King e amministratrice del King Center, Bernice King racconta come la lezione del padre continui a guidare il lavoro per la pace, la giustizia e l’educazione nonviolenta in un mondo – a partire dagli Stati Uniti di oggi – ancora segnato da discriminazioni e ingiustizie.
Diritti
Dopo la chiusura del centro islamico Džemat Kevser di Monfalcone, in Friuli-Venezia Giulia, la rivista e Centro Studi Confronti promuove e sostiene l’appello di docenti universitari e ricercatori in difesa dei luoghi di culto, per riconoscere e valorizzare il pluralismo religioso nella prospettiva del dialogo interculturale e della coesione sociale, e la conseguente raccolta firme.
Clima ingiusto: come il welfare può ridurre disuguaglianze e rischi ambientali
La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo: vulnerabili e poveri ne subiscono gli effetti più gravi. In Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale (Donzelli, 2025), Cogliati-Dezza e Carrosio propongono un welfare energetico-climatico per combinare giustizia sociale e ambientale. Politiche strutturali, multilivello e locali possono trasformare la transizione ecologica in opportunità per tutte e tutti.
Settant’anni dopo il gesto di Rosa Parks, gli Stati Uniti appaiono più divisi e fragili, travolti da un’ondata di odio politico, suprematismi risorgenti e derive autoritarie. L’America che seppe mobilitarsi per i diritti civili oggi sembra smarrita tra trumpismo, cinismo e violenza sociale. A mancare non sono solo nuovi leader, ma la capacità collettiva di riconoscerle e sostenerli.
Dal 7 dicembre 2023 l’Italia riconosce il diritto all’oblio oncologico, permettendo ai pazienti guariti da un tumore di non dichiarare più la malattia pregressa in contesti non sanitari. La legge tutela la dignità e la reintegrazione sociale ed economica, ma la conoscenza della norma resta limitata. Burocrazia, ritardi e incertezze procedurali rendono ancora difficile l’accesso pieno a questo diritto fondamentale.
Ciad. L’accoglienza di un milione di profughi dal Sudan tra crisi e speranza
Il Ciad, nonostante le gravi criticità interne – tra cui violazioni dei diritti umani, gestione opaca del potere e repressioni denunciate da più organizzazioni – continua ad accogliere oltre un milione di profughi in fuga dalla guerra in Sudan. In un contesto segnato da povertà e instabilità, il Paese mantiene le frontiere aperte e garantisce ai rifugiati un documento d’identità valido, offrendo possibilità concrete di restare e ricostruire.
A quattro anni dalla presa di Kabul, il regime talebano consolida il potere tra isolamento internazionale, crisi umanitaria e repressione dei diritti civili, soprattutto delle donne. Mentre il mondo occidentale chiude le porte, i talebani tessono relazioni strategiche e partecipano a colloqui diplomatici. Intanto, migliaia di afghani fuggono o sopravvivono nella povertà, tra campi profughi e corridoi umanitari.
Tra accuse e ingiustizie: la difficile strada dei presunti “scafisti” migranti
Slah Abdullah Mounir, 23 anni, è detenuto in Italia con l’accusa di essere uno scafista dopo essere stato costretto a guidare un’imbarcazione per salvarsi dalla Libia. Come lui, decine di migranti vengono incriminati ai sensi dell’art. 12 del Testo unico sull’Immigrazione. Una norma che troppo spesso finisce per criminalizzare chi tenta soltanto di sopravvivere.
Srebrenica, trent’anni dopo: il silenzio ufficiale serbo e la lotta per la memoria
A trent’anni da Srebrenica, il presidente serbo Aleksandar Vučić ricorda l’evento in un tweet in inglese, con parole generiche e senza menzionare esplicitamente il genocidio. In Serbia, le istituzioni hanno mantenuto un profilo basso, lasciando che siano attivisti e artisti a farsi carico della memoria. Il tema resta ancora un tabù, tra silenzi ufficiali e una società divisa.
Pace o profitto? L’accordo Congo-Rwanda sotto il segno dell’estrattivismo
L’accordo tra Congo e Rwanda firmato a Washington e sponsorizzato da Donald Trump solleva dubbi più che speranze: dietro l’intento di pace si cela un evidente interesse economico, soprattutto per gli Stati Uniti. Le critiche si moltiplicano, dal Nobel Mukwege a Human Rights Watch, denunciando neocolonialismo e premi al Rwanda nonostante le continue violazioni. Sullo sfondo, milioni di morti e un rischio concreto: perpetuare lo sfruttamento invece che fermare la guerra.
