Il Parlamento europeo a metà giugno, pochi giorni prima della Giornata mondiale del rifugiato (20giugno) ha approvato a larga maggioranza (418 voti contro 218 e 30 astenuti) il nuovo regolamento sui rimpatri.
Editoriali
La strage di Amendolara ha riproposto l’andamento estemporaneo del dibattito pubblico sul caporalato in Italia, che si riaccende in maniera dirompente all’indomani di una tragedia e tende a scemare fino al verificarsi del successivo fatto di cronaca nera con protagonisti lavoratori sfruttati o ridotti in schiavitù.
I nodi irrisolti con la scomparsa del cardinale Ruini, “viceré d’Italia”
La scomparsa, il 16 giugno scorso, del cardinale Camillo Ruini – nato a Sassuolo nel 1931 – priva la Chiesa cattolica, e la stessa Italia, di un discusso protagonista della vita ecclesiale dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, al primo decennio del Duemila.
Da oltre un anno sappiamo che almeno 3 giornalisti sono stati spiati in Italia con un sistema utilizzato solo da autorità statali, e il governo non è in grado di dire da chi e perché.
Oggi solo il Pd si definisce partito, mentre nella prima Repubblica tutti si richiamavano alla forma-partito: comunista, socialista, liberale o democristiano e il nome esprimeva direttamente “che cosa rappresentavano”.
Le imprese faticano a reperire personale nel 45,3% dei casi, con punte critiche nelle costruzioni e nella metallurgia.
Non si immaginavano i risvolti sorprendenti del caos: un referendum, predisposto a condizionare l’indipendenza della magistratura e aperto ad ulteriori modificazioni della Carta fondamentale, ha ristabilito le regole, nonostante fosse dato per perso.
La crisi di Donald, i successi di Bibi, l’imbarazzo di Ursula
A un mese dall’attacco congiunto di Israele e degli Usa contro l’Iran è lecito tentare un bilancio di questa guerra che, persino a detta di chi l’ha voluta, ha leso il diritto internazionale.
Esiste un abbandono del Sud silenzioso, ma non meno importante per la definizione dei destini di una parte consistente dell’Italia. È quello che ha come protagonisti le migliaia di meridionali che decidono di lasciare i loro territori di origine in maniera sempre più definitiva.
L’aspetto drammatico che emerge dal dissidio catholicos/premier è che la diaspora armena – circa il doppio, o forse il triplo, dei 3 milioni di armeni che vivono in patria – è, ora, totalmente disorientata.
