Si dichiara che le persone immigrate sono pericolose, che vanno controllate più strettamente e punite con maggiore severità, che la loro presenza è nociva per il benessere del Paese. Da qui discende la necessità di norme aggiuntive, ancora più rigide, per difendere le città dalla morsa di un’immaginaria invasione.
Editoriali
Per tutti, uomini e donne, è ormai indifferibile l’obbligo di tornare a ragionare sulle questioni che, a forza di restare appaltate ai piani alti delle dirigenze politiche, rimangono statiche.
La notte americana si consuma nel sonno di democrazie stanche e ripiegate sulle proprie agende interne.
Non è un’epoca tranquilla nemmeno per le religioni: stiamo indiscutibilmente attraversando una crisi di trasformazioni inedite e camminare sul tapis roulant può traumatizzare.
Dopo aver approvato nella primavera del 2024 il nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo, finalizzato a ridurre la possibilità di ottenere asilo nell’Ue, la Commissione europea ha ora emanato tre proposte, che dovranno poi passare al vaglio del parlamento, per rendere operative le limitazioni annunciate.
La patologia dell’antisemitismo persiste, ricorre con pervicacia 80 anni dopo lo sterminio nazista. Riesuma vecchi stereotipi quali il potere finanziario e politico esercitato dagli ebrei, il fantasma mistificatorio di un complotto mondiale da essi ordito.
Mamdani e la tentazione del “partito islamico”
A ruggire, questa volta, è stato il popolo e non il tycoon. L’elezione a sindaco di New York di un immigrato della buona borghesia cosmopolita, socialista e di fede islamica, ha scosso il sistema politico americano e ha dimostrato la vitalità di un’altra America, probabilmente minoritaria, ma decisamente diversa da quella che si identifica nel Maga – Make America Great Again – e nel suo celebrato leader.
Che cosa succede? Staremo mica diventando meno liberi? Veramente da quando il cartaceo ha ceduto all’online, al cittadino che non cerca di informarsi dalla messaggistica social passa di tutto, fake news comprese.
Siamo davvero a un tornante particolarmente drammatico della storia dei media, vecchi e nuovi. Si intrecciano, infatti, l’iperveloce innovazione tecnologica in corso e l’evidente svolta autoritaria cui assistiamo.
Frettolosamente archiviata la fastosa celebrazione della fine della guerra tra Hamas e l’Idf, ci ritroviamo di fronte allo scenario di una pace figlia di una guerra asimmetrica ma specularmente immorale, costruita senza giustizia.
