Lo scorso 24 giugno un devastante terremoto ha colpito il Venezuela, causando migliaia di vittime e aggravando una crisi umanitaria già profonda. Tra accuse di inefficienza governativa, sfiducia nelle istituzioni e mobilitazione della società civile, emerge il tema della gestione dell’emergenza e della solidarietà dal basso.
Geopolitica
Tra i preparativi per il Mondiale 2026 emergono in Messico nuove denunce sulle sparizioni forzate e il ritrovamento di fosse comuni. Le famiglie delle vittime chiedono che l’evento sportivo non oscuri una crisi umanitaria ancora irrisolta.
In Mali la giunta militare di Assimi Goïta affronta la più grave crisi dal golpe del 2021 dopo l’offensiva congiunta di jihadisti e ribelli tuareg, arrivati fino alle porte di Bamako. Gli attacchi mettono in discussione la strategia securitaria sostenuta dalla Russia e riaprono il caos nel Sahel.
La vittoria elettorale del partito Tisza guidato da Péter Magyar chiude sedici anni di governo di Viktor Orbán e apre una fase di riavvicinamento tra Budapest e l’Unione europea. Il nuovo esecutivo punta a sbloccare i fondi europei congelati e a ricostruire relazioni cooperative con Bruxelles, mantenendo però una linea pragmatica nei rapporti con Russia, Stati Uniti e Cina.
Ungheria: la storia dei Bűnvadászok, la polizia anti-rom di Mi Hazánk Mozgalom
In Ungheria un gruppo legato all’estrema Destra organizza spedizioni nei villaggi rom, filmandole e diffondendole sui social come se fossero operazioni di sicurezza. I Bűnvadászok, vicini al partito Mi Hazánk Mozgalom, si presentano come “cacciatori di criminali”, ma per attivisti e osservatori rappresentano una nuova forma di paramilitarismo anti-rom nel cuore dell’Europa.
Il Tigray torna al centro della crisi etiope, con scontri tra forze federali e milizie locali e il rischio di un nuovo conflitto con l’Eritrea. Le tensioni interne e regionali, unite a fragilità socio-economiche, rendono il Paese sempre più instabile.
Eastern Route. La rotta verso il Golfo che inghiotte i giovani del Corno d’Africa
Sempre più giovani abbandonano il Corno d’Africa per tentare la cosiddetta Eastern Route verso Arabia Saudita e Paesi del Golfo. Si tratta di una delle rotte migratorie più trafficate e pericolose del mondo: traffico di esseri umani, violenze, naufragi e respingimenti segnano un viaggio che, spesso, termina con la morte o lo sfruttamento.
Il Corno d’Africa resta un crocevia strategico globale, segnato da instabilità interna, rivalità regionali e la presenza di basi militari straniere. La lotta contro Al-Shabaab e le tensioni tra Somalia, Etiopia ed Eritrea condizionano sicurezza, commercio e equilibri geopolitici.
Il 24 marzo 1976 il golpe in Argentina inaugura quello che viene definito Processo di riorganizzazione nazionale, cioè una dittatura civile-militare che governò il Paese fino al 10 dicembre 1983. Attraverso la forma di uno Stato burocratico-autoritario si conforma un dispositivo repressivo sistematico contraddistinto da sequestri, detenzioni clandestine, torture e sparizioni forzate.
Argentina 1976-2026. A cinquant’anni dal golpe
A cinquant’anni dal golpe del 1976, l’Argentina continua a confrontarsi con l’eredità della dittatura militare e con la memoria dei 30mila desaparecidos. Nell’Argentina di Milei, mentre i processi per i crimini del regime proseguono, il dibattito pubblico si riaccende tra difesa della memoria storica e nuove spinte revisioniste.
