La disputa sulle isole Malvinas torna al centro della politica internazionale. Javier Milei rilancia la rivendicazione argentina, mentre gli Stati Uniti potrebbero riconsiderare la posizione, finora favorevole alla sovranità britannica.
Geopolitica
La Guerra civile spagnola fu il laboratorio europeo in cui si confrontarono fascismo, antifascismo e democrazia, anticipando la frattura che avrebbe attraversato l’Europa nella Seconda guerra mondiale.
Il fallito golpe in Niger mette in luce la fragilità degli equilibri nel Sahel e la debolezza dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), sempre più legata a Russia e Algeria. In questo scenario resta controverso anche il ruolo dell’Italia, presente nel Paese con una missione militare.
Per la prima volta dall’invasione su vasta scala in Ucraina, la Russia ha rinnovato integralmente la Duma. Un voto dominato dal partito Russia Unita di Putin e dall’assenza dell’opposizione contraria alla guerra, mentre migliaia di droni ucraini colpivano il territorio russo.
La scommessa è facile da vincere. La campagna elettorale, di fatto già iniziata, avrà due temi centrali: immigrazione e sicurezza.
A 53 anni dal golpe dell’11 settembre 1973, il Cile continua a confrontarsi con l’eredità della dittatura di Augusto Pinochet, tra una memoria ancora divisa, le richieste di verità e giustizia delle vittime ma anche il ritorno di narrazioni che rivalutano il regime militare.
Islanda. Il referendum europeo tra geopolitica e sovranità
Il referendum islandese sull’Europa dello scorso agosto ha messo a confronto due diverse idee di sovranità: quella geopolitica, legata alla posizione dell’isola nell’Artico, e quella territoriale, fondata sul controllo del mare e delle risorse. A prevalere è stata quest’ultima, confermando il peso della pesca e dell’identità nazionale nel rapporto con l’Ue.
“Remigrazione”, o del ritorno di un’idea di esclusione
Il termine “remigrazione” è tornato a occupare il dibattito pubblico europeo con una rapidità che sorprende e inquieta.
La Turchia di Erdoğan rafforza il proprio peso geopolitico mentre restringe gli spazi del confronto democratico interno. Il processo contro Ekrem İmamoğlu – ex sindaco di Istanbul e principale avversario politico del “sultano” – diventa così il simbolo di un uso della giustizia come strumento di competizione politica.
La “remigrazione” si presenta come una politica di gestione dei flussi, ma dietro il linguaggio burocratico nasconde un impianto identitario fondato su esclusione, purezza nazionale e deumanizzazione dell’altro. Un’analisi dei miti che alimentano questa ideologia e delle sue radici etnofasciste.
