Quasi cinquant’anni dopo il golpe militare argentino del 1976, Enrico Calamai ripercorre la sua esperienza di giovane console a Buenos Aires, dove aiutò centinaia di perseguitati a fuggire dalla dittatura. Una vicenda di coraggio e disobbedienza civile raccontata oggi in un documentario. Calamai rifiuta l’etichetta di “eroe”, rivendicando invece il dovere di un funzionario fedele alla Costituzione italiana.
Geopolitica
L’accordo di pace tra Repubblica democratica del Congo e Rwanda, celebrato a Washington dall’amministrazione Trump, si rivela fragile e largamente disatteso sul terreno. Mentre i combattimenti dell’M23 proseguono nel Kivu del Sud e del Nord, la società civile e le Chiese congolesi denunciano una pace imposta dall’esterno, funzionale agli interessi minerari più che alla sicurezza della popolazione.
Il presidente Paul Biya, 92 anni e da oltre quattro decenni al potere, si è dichiarato vincitore delle elezioni del 12 ottobre nonostante accuse diffuse di brogli, intimidazioni e violenze. L’opposizione contesta un processo elettorale opaco e segnato da arresti di massa, repressione e media oscurati. Il Camerun resta sospeso tra ingovernabilità, crisi anglofona, terrorismo jihadista e una società civile sempre più esasperata.
Voci dal Sudan – Darfur e Kordofan: tra assedi, sfollati e il consolidamento delle Rapid Support Forces
Confronti con Voci dal Sudan inaugura una collaborazione con il Central Darfur Health Media (Cdhm), una redazione composta da giornalisti e attivisti, per raccontare in profondità la nuova fase del conflitto in Darfur e Kordofan. La serie offre aggiornamenti diretti dal territorio, analisi sullo sfollamento, sulla crisi umanitaria e sull’evoluzione militare, documentando le conseguenze della guerra sulla popolazione civile. Un progetto pensato per fare giornalismo coniugando testimonianze locali e raccolte di dati.
Siria un anno dopo. Liberazione, attese e speranze
Dopo la caduta della dinastia al-Assad, la Siria affronta una complessa
fase di transizione politica e sociale. Il Paese rimane frammentato,
con milizie locali e minoranze che lottano per autonomia e sicurezza.
E il bisogno di giustizia e verità è più urgente che mai.
José Antonio Kast vince le elezioni presidenziali cilene con il 58,1%, conquistando il sostegno del Paese ma non dei cileni all’estero, dove Jeanette Jara prevale in Europa, Canada e Australia. La sua campagna ha fatto leva sulla sicurezza e sull’immigrazione, capitalizzando paure e malcontento. Tra la memoria della dittatura e la diaspora cilena, la Sinistra rimane forte tra gli esuli ma non basta a invertire la tendenza nazionale.
La vittoria di José Antonio Kast in Cile segna il trionfo della Destra radicale e nostalgica del pinochetismo. La sua campagna si è concentrata su sicurezza e immigrazione, capitalizzando paure e malcontento dell’elettorato. Il nuovo presidente avrà il Congresso dalla sua parte, un fatto senza precedenti nella storia recente del Cile.
A trent’anni dagli Accordi di Dayton, la Bosnia-Erzegovina vive ancora dentro una struttura istituzionale che fa fatica a garantire una pace stabile. Le divisioni etniche, rese sistema dal Trattato, hanno prodotto stagnazione politica e un’ascesa dei nazionalismi. Intanto, la fuga di giovani e professionisti svuota un Paese intrappolato in una “provvisorietà permanente”.
Yemen in frantumi. Cronaca di una guerra dimenticata
A più di dieci anni dall’inizio del conflitto, lo Yemen resta intrappolato in una guerra sanguinosa del tutto silenziata dai media mondiali. Mentre le potenze regionali e internazionali si contendono il controllo del Paese, la popolazione affonda nella fame, nelle malattie e nella disperazione. E nel silenzio del mondo, una pace reale appare sempre più lontana.
Sudan. Dopo la presa di El Fasher, il Paese precipita in una crisi senza precedenti
Dopo che, lo scorso 26 ottobre, le Rapid Support Forces hanno conquistato El Fasher dopo un assedio di 18 mesi e scatenando massacri e sfollamenti di massa, il Sudan è precipitato in una crisi senza precedenti. Il conflitto si estende ora al Kordofan, mentre il Paese è di fatto diviso in quattro aree di influenza militare. La popolazione civile, stremata e affamata, sopravvive a fatica anche grazie al lavoro di gruppi di auto-aiuto come il Central Darfur Health Media.
