Dopo che, lo scorso 26 ottobre, le Rapid Support Forces hanno conquistato El Fasher dopo un assedio di 18 mesi e scatenando massacri e sfollamenti di massa, il Sudan è precipitato in una crisi senza precedenti. Il conflitto si estende ora al Kordofan, mentre il Paese è di fatto diviso in quattro aree di influenza militare. La popolazione civile, stremata e affamata, sopravvive a fatica anche grazie al lavoro di gruppi di auto-aiuto come il Central Darfur Health Media.
Geopolitica
L’assassinio di Yitzhak Rabin nel 1995 mise a nudo l’estremismo interno israeliano e le tensioni contro la pace con i palestinesi. Rabin ribadiva che «la pace non è l’impresa di una persona sola, ma di molti», sottolineando dialogo e cooperazione. Oggi, il Sionismo religioso e i movimenti dei coloni continuano a influenzare politica e società israeliana, ostacolando ogni compromesso territoriale.
Il mito degli “italiani brava gente” viene demolito facilmente se si ricorda la brutalità della Guerra d’Abissinia, segnata da massacri, stupri e uso di armi chimiche. La propaganda fascista, con canzoni, spettacoli e retorica imperiale, alimentò il consenso di massa verso l’impresa coloniale. Solo dopo le disfatte della Seconda guerra mondiale maturò una presa di coscienza, che aprì la strada alla Resistenza e alla rinascita democratica.
In una stagione in cui troppe parole producono solo confusione e suonano insensate e retoriche, facciamoci promotori di un gesto che guarda al futuro nel linguaggio biblico della profezia, un minuscolo progetto concreto capace di anticipare un cambiamento necessario, assai più grande e oggi purtroppo irrealistico.
Ciad. L’accoglienza di un milione di profughi dal Sudan tra crisi e speranza
Il Ciad, nonostante le gravi criticità interne – tra cui violazioni dei diritti umani, gestione opaca del potere e repressioni denunciate da più organizzazioni – continua ad accogliere oltre un milione di profughi in fuga dalla guerra in Sudan. In un contesto segnato da povertà e instabilità, il Paese mantiene le frontiere aperte e garantisce ai rifugiati un documento d’identità valido, offrendo possibilità concrete di restare e ricostruire.
A quattro anni dalla presa di Kabul, il regime talebano consolida il potere tra isolamento internazionale, crisi umanitaria e repressione dei diritti civili, soprattutto delle donne. Mentre il mondo occidentale chiude le porte, i talebani tessono relazioni strategiche e partecipano a colloqui diplomatici. Intanto, migliaia di afghani fuggono o sopravvivono nella povertà, tra campi profughi e corridoi umanitari.
Srebrenica, trent’anni dopo: il silenzio ufficiale serbo e la lotta per la memoria
A trent’anni da Srebrenica, il presidente serbo Aleksandar Vučić ricorda l’evento in un tweet in inglese, con parole generiche e senza menzionare esplicitamente il genocidio. In Serbia, le istituzioni hanno mantenuto un profilo basso, lasciando che siano attivisti e artisti a farsi carico della memoria. Il tema resta ancora un tabù, tra silenzi ufficiali e una società divisa.
Pace o profitto? L’accordo Congo-Rwanda sotto il segno dell’estrattivismo
L’accordo tra Congo e Rwanda firmato a Washington e sponsorizzato da Donald Trump solleva dubbi più che speranze: dietro l’intento di pace si cela un evidente interesse economico, soprattutto per gli Stati Uniti. Le critiche si moltiplicano, dal Nobel Mukwege a Human Rights Watch, denunciando neocolonialismo e premi al Rwanda nonostante le continue violazioni. Sullo sfondo, milioni di morti e un rischio concreto: perpetuare lo sfruttamento invece che fermare la guerra.
In Venezuela aumentano le detenzioni arbitrarie di cittadini stranieri usati come strumenti di pressione politica dal regime di Nicolás Maduro. Organizzazioni umanitarie denunciano condizioni disumane nelle carceri e la violazione sistematica dei diritti umani mentre il governo italiano e l’Unione europea chiedono il rilascio immediato dei detenuti.
Geografie della deterrenza. Come cambia il diritto d’asilo a livello globale
Nel Mediterraneo come negli Stati Uniti, passando per l’Africa occidentale fino ad arrivare in Medio Oriente, i respingimenti delle persone migranti sono diventati la politica migratoria di predilezione. Ilaria Giglioli, studiosa di migrazioni, confini e razzializzazione (Università di San Francisco), analizza le “geografie della deterrenza” e le connessioni di questa tendenza a livello globale.
