Il Brasile sta affrontando un processo storico: 34 tra politici e militari vicini
all’ex presidente Bolsonaro sono sotto accusa per tentato colpo di Stato.
Ma la posta in gioco va oltre l’aspetto giudiziario. In ballo c’è la tenuta
stessa della democrazia, fragile e tutt’altro che garantita.
Geopolitica
Almeno per un giorno, Trump poteva esordire richiamandosi al popolo e alla forza della democrazia americana, più forte dei complotti e delle lotte intestine, del pregiudizio e delle lobby, una nazione al cospetto di Dio, invidiata e temuta.
Nel suo ultimo libro, Anna Foa legge la risposta israeliana alla guerra di Gaza come un possibile “suicidio politico” per lo Stato e per il Sionismo stesso. Tra crisi interne, fratture storiche e guerra, la storica invoca una svolta politica e il rilancio della soluzione negoziata con i palestinesi.
Yael Admi, israeliana, è stata inclusa nell’elenco delle 12 donne leader del 2024, stilato dalla rivista Time, in qualità di rappresentante di Women Wage Peace, un movimento la cui finalità è la cessazione del conflitto israelo-palestinese. Anche se la guerra tra Hamas e Israele produce ancora morte e sofferenza c’è chi ha il coraggio di chiedere che
si spezzi la spirale di sangue e il desiderio di vendetta.
La devastazione di Gaza sembra più fare notizia, ma i cattolici e più in genere i cristiani di “Terra Santa” hanno da tempo cominciato ad alzare i toni della condanna dei metodi di Israele contro la popolazione civile inerme. Abbiamo intervistato Nabilah Saleh, una religiosa egiziana della congregazione del Rosario di Gerusalemme che ha vissuto per 13 anni ha a Gaza e ha svolto il ruolo di direttrice della scuola delle Rosary Sisters nel Nord della Striscia.
Coinvolto in una sanguinosa guerra civile sotto rappresentata dai media, l’unica cosa che sembra unire le varie fazioni della popolazione yemenita è la forte determinazione a lasciare il Paese. Il punto di vista di Aladin Housseini al-Baradouini, artista yemenita esule a Roma.
Medio Oriente. La via della riconciliazione contro il fanatismo
All’indomani del 7 ottobre 2023, quando Hamas ha compiuto il più terribile massacro di ebrei dal tempo della Shoah, il governo Netanyahu ha fatto seguire una sanguinosa offensiva militare. Nel suo ultimo libro Gaza. Odio e amore per Israele (Feltrinelli, 2024) Gad Lerner ci parla di un conflitto che porta con sé un condensato di contraddizioni e della spaccatura a livello globale sull’onda del fanatismo identitario che ha contagiato i due popoli in guerra.
Il Corno d’Africa rappresenta una delle aree territoriali più contese a livello geopolitico. Il crescente valore strategico dell’area ha concentrato le mire dei grandi Paesi comportando un innalzamento delle tensioni già presenti tra gli Stati della Regione.
Se nella guerra tra Hamas e Israele la questione più urgente concerne gli interventi umanitari volti ad assistere la popolazione di Gaza, sono molti i nodi ancora irrisolti, tra cui le trattative per la riconsegna degli ostaggi e come procedere per una trattativa di cessate-il-fuoco.Ma, quando cesseranno le ostilità, sarà possibile trovare una risoluzione equa e a lungo termine del conflitto?
Dall’attacco del 7 ottobre scorso a Israele da parte di Hamas, che ha scaturito una controffensiva enorme di Israele e un conflitto che sta generando decine di migliaia di morti, si sono pronunciate troppe certezze e sono state pronunciate troppe parole d’odio, talvolta ammantate da parole nobilitanti come “verità”, “giustizia “, “pace”.
