A venticinque anni dalla Risoluzione 1325 dell’Onu, i dati mostrano un mondo segnato da crescita di conflitti e violenze di genere, con le donne tra le principali vittime delle guerre contemporanee.
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In Mali la giunta militare di Assimi Goïta è in crisi dopo l’offensiva di jihadisti e ribelli tuareg, che mette in luce anche il fallimento del sostegno russo degli Africa Corps. Il caos nel Sahel segna inoltre la fragilità delle alleanze regionali e il rischio di una crescente destabilizzazione dell’area.
Nuovi studi sul rapporto tra cambiamento climatico e violenza mostrano che gli effetti della crisi ambientale non producono soltanto conflitti e instabilità, ma possono anche favorire cooperazione e adattamento collettivo. La sfida, per le scienze sociali e della pace, è comprendere quali condizioni spingano le comunità verso lo scontro o verso forme condivise di resilienza.
Nel tempo dei “bulli planetari” il diritto internazionale appare sempre più fragile e subordinato alla legge del più forte. In questo vuoto di autorevolezza sovranazionale, il papa emerge paradossalmente come una delle poche figure capaci di esercitare un soft power in alternativa al rogo.
Tra le tensioni dovute alle ricorrenze nazionali israeliane e la guerra in corso, cresce un movimento israelo-palestinese che prova a costruire dal basso un’alternativa fondata su pace, giustizia e convivenza.
Parallelamente all’indebolimento del diritto internazionale a causa dell’azione delle principali potenze globali, in Europa il dibattito sulle migrazioni mostra un crescente arretramento sulle tutele. In questo contesto le Chiese sono “all’opposizione”, soprattutto nella difesa dei diritti umani e nella definizione di politiche migratorie alternative.
Le guerre prolungate in Ucraina e Medio Oriente consumano grandi quantità di armamenti e riducono l’offerta globale, creando paradossalmente le condizioni per rilanciare politiche di controllo degli armamenti. In questo frangente, l’Unione europea dovrebbe cogliere questa fase per promuovere una strategia cooperativa di limitazione del riarmo.
La nuova legge israeliana sulla pena di morte per “terrorismo” – che di fatto colpisce esclusivamente i palestinesi – solleva interrogativi su disparità giuridiche, esclusioni sistemiche, uso politico della legislazione e sul progressivo spostamento del confine di ciò che è considerato “politicamente accettabile”.
Secondo i dati Istat, a febbraio 2026 l’occupazione cala al 62,4% mentre aumenta la disoccupazione al 5,3% e resta stabile l’inattività al 33,9%. Giovani ai margini, precarietà diffusa e natalità ai minimi (1,14 figli per donna) aggravano gli squilibri su lavoro e sostenibilità del sistema pensionistico.
La guerra civile in Sudan, iniziata nell’aprile 2023, ha provocato milioni di profughi, centinaia di migliaia di vittime e una crisi umanitaria tra le più gravi al mondo, aggravata dal calo degli aiuti internazionali.
