L’idea di un limite all’empatia viene spesso usata in Israele per giustificare l’indifferenza verso la sofferenza palestinese dopo il 7 ottobre 2023, ma Gaza, l’occupazione e i conflitti regionali fanno parte di un unico quadro che richiede la massima attenzione.
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Il Rapporto Human Rights Watch 2026 denuncia una crisi globale dei diritti umani.
Le politiche interne autoritarie e la proiezione esterna aggressiva degli Stati sono strettamente connesse e perciò vanno analizzate insieme. La costruzione della pace passa necessariamente da democrazia e rispetto dei diritti umani all’interno dei Paesi.
I Paesi africani reagiscono in maniera diversificata all’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, divisi tra condanne (piuttosto isolate) e prudenza diplomatica per non compromettere equilibri interni e alleanze strategiche. Sullo sfondo crescono i timori per effetti economici, instabilità politica e nuove tensioni.
Il 24 marzo 1976 il golpe in Argentina inaugura quello che viene definito Processo di riorganizzazione nazionale, cioè una dittatura civile-militare che governò il Paese fino al 10 dicembre 1983. Attraverso la forma di uno Stato burocratico-autoritario si conforma un dispositivo repressivo sistematico contraddistinto da sequestri, detenzioni clandestine, torture e sparizioni forzate.
La scomparsa di Jürgen Habermas segna simbolicamente la fine di una stagione del pensiero occidentale che ha cercato di salvare l’eredità dell’Illuminismo attraverso il dialogo pubblico, il pluralismo e una razionalità autocritica. Il suo pensiero resta un riferimento per immaginare il rapporto tra democrazia liberale, religioni e spazio pubblico, proprio mentre nel mondo avanzano nuove derive autoritarie e oscurantiste.
Le elezioni israeliane del 2026 si profilano come un vero banco di prova per il futuro del Paese. Secondo un’analisi di Chatham House, non si tratterà solo di scegliere un governo, ma di decidere il destino del contratto sociale tra Stato e cittadini. Cresce infatti la frustrazione dell’opinione pubblica (soprattutto tra i riservisti) nei confronti delle esenzioni dal servizio militare che riguardano circa 80mila giovani ultra-ortodossi, mentre il futuro di Gaza resta incastrato in un quadro “tecnocratico” – secondo la dicitura della Fase II del cosiddetto Trump Plan – che sembra offrire poche prospettive di reale sviluppo per i palestinesi.
Il funzionamento del potere autoritario non passa solo attraverso ordini espliciti e burocrazie efficienti. Nel caso del Nazismo, ambiguità, competizione interna e discrezionalità furono strumenti deliberati per produrre radicalizzazione e violenza. Una dinamica che pare riemergere anche in contesti contemporanei.
Parità di genere: il mondo avanza al rallentatore e se l’Italia cresce in certi ambiti, resta sotto la media Ue. Senza politiche sul lavoro, cura e prevenzione della violenza, il gender gap è destinato a rimanere un fenomeno strutturale.
Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda dal 1986, è stato rieletto per la settima volta consecutiva in un clima elettorale segnato da arresti, repressione e bassa affluenza.
