Le Chiese cristiane in Europa hanno impiegato decenni per adattarsi alla democrazia, con un’accelerazione soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale.Tuttavia, oggi, una parte crescente dell’opinione pubblica occidentale sembra sfidare il modello democratico, preferendo soluzioni populiste, che – se non associabili del tutto ai totalitarismi – pendono comunque verso una certo tipo di “democratura”. E le reazioni delle Chiese a questa tendenza sono piuttosto ambigue.
Teologia e Società
Il 21 gennaio 2025 segnerà il quinto centenario del movimento anabattista zurighese, il cui inizio è identificato con il battesimo di Jörg Blaurock da parte di Conrad Grebel. Nonostante le divergenze tra le varie correnti anabattiste del Cinquecento, il movimento ha contribuito a definire princìpi come il rifiuto dell’uso della forza e la separazione dalla società peccatrice. Questioni che riemergono con forza anche al giorno d’oggi.
Alla fine di ottobre si è chiusa la lunga fase sinodale voluta da Francesco. E anche se su temi come quelli dell’apertura alle donne del ministero diaconale la porta non è stata del tutto chiusa, è altrettanto vero che i cambiamenti tanto sperati in diversi ambienti cattolici non sembrano essere all’orizzonte.
L’orizzonte “interreligioso” domina ormai da decenni il dibattito teologico e, in misura non irrilevante, quello culturale, non senza ricadute in ambito politico. Tuttavia, sebbene sia del tutto evidente che l’incontro tra religioni sia importante, può accadere che capi religiosi abbiano la presunzione di parlare in nome dell’umanità intera sulla base dei “veri insegnamenti delle religioni”, dei quali sarebbero depositari.
Pur affermando di non amare i “sacerdoti”, la società scristianizzata si affida spesso a “oracoli” di varia natura. Negli ultimi anni sembra essere molto gettonata la categoria del “geopolitico” con la quale – magari via Youtube – si spiega alla “plebe” come funziona davvero il mondo.
Ogni teologia, quindi non solo – ad esempio – quella “del Sud del mondo”, è sempre stata contestuale: un conto è annunciare l’Evangelo nelle foreste del Congo, un altro farlo a New York. Domande, linguaggi, stili argomentativi dipendono dal contesto in misura decisiva. Nell’attuale geografia cristiana è dunque richiesta una teologia contestuale europea: con quali caratteristiche?
Il 20 luglio 1944 scatta la celebreOperazione Walkyrie, il colpo distato anti nazista organizzato da una parte dei vertici militari e da cui Adolf Hitler esce pressoché incolume. Conclusa la guerra e crollato il nazismo sotto le bombe alleate, la memoria del 20 luglio è controversa fin dall’inizio.
Ha fatto clamore la notizia che Bergoglio parteciperà al G7 a conduzione italiana, che si terrà in Puglia dal 13 al 15 giugno. Eppure la sorpresa non dovrebbe essere assoluta, per diverse ragioni.
La guerra, e anche la politica, la democrazia, la libertà e i diritti, sono realtà profane, secolari. La Chiesa di Gesù non replica all’idolatria sacralizzando quanto le sembra politicamente auspicabile, bensì riconoscendo la relatività di tutto ciò che è terreno. Questo non significa che democrazia, libertà e diritti non siano realtà importanti.
C’era una volta, in Europa, loStato sociale anche se – in realtà – le Chiese non hanno mai abbandonato l’intervento diretto nel sociale e, anzi, ne hanno sottolineato con ragione il carattere insostituibile. Qualcuno, nelle comunità cristiane, teme la trasformazione della Chiesa in Ong. Il rischio è effettivo, come sempre accade in una situazione inedita, ma costituisce una fatalità.
