
Pensare la pace in maniera strutturale
Le politiche interne autoritarie e la proiezione esterna aggressiva degli Stati sono strettamente connesse e perciò vanno analizzate insieme. La costruzione della pace passa necessariamente da democrazia e rispetto dei diritti umani all’interno dei Paesi.

Contro l’imprecisione un elogio delle regole
Il funzionamento del potere autoritario non passa solo attraverso ordini espliciti e burocrazie efficienti. Nel caso del Nazismo, ambiguità, competizione interna e discrezionalità furono strumenti deliberati per produrre radicalizzazione e violenza. Una dinamica che pare riemergere anche in contesti contemporanei.

L’illusione della forza
La strategia americana fondata sulla minaccia dell’uso della forza, rilanciata da Donald Trump, non rafforza il potere degli Stati Uniti ma accelera un riarmo globale che ne riduce il vantaggio relativo. L’aumento dei costi militari e l’erosione delle regole internazionali rendono questa visione difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

Dignità e pace per i migranti
La rotta balcanica resta uno dei fronti più drammatici delle migrazioni verso l’Europa, tra violenze, morti invisibili e diritti negati. In Bosnia, a Tuzla, l’impegno di Nihad Suljic restituisce dignità ai migranti deceduti e interroga l’Unione europea sulle proprie responsabilità.

La Storia e la memoria tra guerra e pace
La Storia è spesso manipolata dai governi per costruire identità e legittimare narrazioni nazionaliste, soprattutto nelle società segnate dalla guerra. Progetti come Joint History Books, contrastano letture di questo tipo e promuovono il pensiero critico, mostrando come una “buona Storia” possa diventare uno strumento di pace.

Quale governo per la pace?
Il crollo del sistema multilaterale, acuito dalla politica isolazionista di Trump, riapre il dibattito sul futuro della governance globale: un Consiglio di Sicurezza fondato su organizzazioni regionali, anziché su Stati, potrebbe garantire maggiore stabilità e rappresentatività al sistema internazionale.
Raul Caruso
Economista, Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Direttore del Center for Peace Science Integration and Cooperation (CESPIC) di Tirana
