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Rapporto su Lampedusa

by redazione

di Fausto Tortora

Voglia di isola, una dissimulata curiosità per quello che si è visto e si è letto, e ecco Lampedusa nei giorni pigri dell’ultimo settembre.

Via Roma alla controra: cani randagi stremati sul lastricato, baracchini e negozi di souvenir, dove impera l’immagine della tartaruga, ora socchiusi, ma in attesa della ripresa dello struscio al momento dell’aperitivo o della passeggiata della sera. Sulla strada, ancora i tralicci delle luminarie della festa della Madonna.

La “Martorana” fa ordine per la via, invasa dai tavoli dei suoi avventori che hanno profittato, a prezzi davvero convenienti, di tutte le specialità di piatti pronti della cucina siciliana. A giudicare dai tempi di attesa per essere serviti, l’isola è ancora ben satura di turismo; ce lo confermano le barche che stazionano al porto nuovo dove scendiamo da una laterale che costeggia la grande caserma dei Carabinieri. Qui sotto due sorprese: un campo di calcio in riva al mare il cui prato, appena messo a dimora, viene generosamente irrigato da archi d’acqua che solcano il cielo e, poco più in là, su uno sterrato pieno di sterpaglie, carcasse di barconi coricati l’uno sull’altro che portano sulle prue scritte in arabo.

Proseguiamo nella nostra passeggiata, superiamo le decine di barche che offrono giro dell’Isola e pranzo a bordo e scavalchiamo il dosso che, sulla sua sommità, ospita l’Hotel Martello, di proprietà della famiglia dell’attuale sindaco. Sulla piazza confinante, una curiosità: lampioni in ghisa marcati da “Ghisamestieri” di Bertinoro e una fontana asciutta. Accanto la prima spiaggia, “la Guitgia”.

Un’acqua indescrivibilmente trasparente increspa una laguna ancora affollata di persone; e pensare che a qualche centinaia di metri c’è la banchina discretamente dedicata allo sbarco e all’imbarco dei profughi, appena protetta da un cancello con la scritta gialla: “area militare”. Lo stesso che contrassegna i confini delle più piccole caserme dei Carabinieri in tutta Italia.

Il cielo e il tempo mutevolissimo dell’isola dove vento e nuvole consigliano di rimanere “paesani” mi spingono verso il Municipio, sempre su via Roma, nella “piazza dell’obelisco”, scultura bronzea di Arnaldo Pomodoro per l’incontro-intervista col sindaco eletto il 12 giugno 2017, Salvatore Martello. img_20170929_120611

Mi presento e presento brevemente il giornale: “Confronti”. Senza molti preamboli chiedo conto delle sue affermazioni sulla “chiusura” dell’hot-spot di Lampedusa. Il sindaco, che stringe fra le dita un sigaro spento, e che mi ha ricevuto con un preavviso di poche ore, tiene subito a definire quelle affermazioni una “provocazione” legata ad una situazione contingente: il permanere, oltre il tempo stabilito necessario per l’identificazione, di un sovrannumero di “ospiti”, ben oltre i trecento di cui è programmata la presenza.

E ricorda come proprio a giugno, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni, lui abbia sentito il dovere di raccogliere la protesta dei suoi concittadini che denunciavano furti, molestie alle donne e altri piccoli ma fastidiosi reati che avevano sollevato allarme soprattutto fra gli operatori turistici. Tutto ciò, ci tiene a dirlo, Salvatore Martello, circoscritto a quei giorni in cui lui, come sindaco chiedeva «il rispetto delle regole». Questa formula, «il rispetto delle regole», Martello me la ripeterà più volte, insieme ad un’altra in cui non si discute l’accoglienza ma le forme e le modalità dell’accoglienza. E denuncia con forza (lo farà anche nel corso dell’incontro pubblico del 2 ottobre con i giovani europei, con il presidente del Senato Grasso e con la ministra Fedeli) che su questa sua richiesta di “regole”, si sia innestata una polemica dai toni accesi e da parole fuori posto, volte a «voler resuscitare politicamente».

A chi si riferisca Martello è chiarissimo. Il sindaco di Lampedusa che gli italiani, e non solo gli italiani, hanno conosciuto in questi anni è Giusi Nicolini, che alle ultime elezioni, in cui si è presentata con lo slogan «per non tornare indietro», ha raccolto meno consensi non solo di Martello ma anche del candidato dei pentastellati; e questo nel quadro di una percentuale di votanti che ha sfiorato l’80%.

Martello misura le parole ma poi dice non si può fare retorica sui lampedusani, «non basta andare a cena da Obama o dirsi amica del papa»; cerca di riprendere il filo di un’esperienza amministrativa (è già stato sindaco dal 1993 al 2002) fatta di rapporti diretti coi pescatori, con gli operatori turistici, coi lampedusani.

Fuori dal suo studio, in piazza, raccoglierò opinioni non tutte positive sul suo operato: tolleranza verso l’abusivismo edilizio, secondo una consolidata tradizione della “sinistra meridionale”, verso gli operatori concessionari delle spiagge, ecc. Del resto basta trascorrere una giornata a Lampedusa per accorgersi che è la repubblica dello scontrino negato, della cintura dell’auto resa superflua quanto i caschi delle moto (che portano solo i turisti come segno di riconoscimento), del biglietto sul bus inesistente: si appoggia l’euro della corsa sul pianale img_20170928_142851accanto all’autista e ci si siede.

Ma il sindaco torna ancora a parlarmi del centro di accoglienza e della composizione attuale della popolazione che ospita; si fa domande (perché ormai arrivano solo tunisini? Eppure la situazione del vicinissimo Paese africano non sembrerebbe giustificare questo flusso. In molti casi si tratta di criminali comuni già espulsi dall’Italia) e lascia trasparire altri interrogativi. Che fanno intravedere scenari assai più inquietanti.

Gli chiedo se l’isola ha goduto di stanziamenti particolari e straordinari, sia da parte dello Stato che della Regione Sicilia. Mi dice che il Governo Letta dopo il 3 ottobre 2013, stanziò venti milioni, a cui si sono aggiunte donazioni varie: della Fondazione Feltrinelli, dell’Enel, della Chiesa valdese, della Caritas e di altri ancora. Questa amministrazione, aggiunge Martello, ha avviato una ricognizione di tutti i finanziamenti ricevuti per rendicontarne l’impiego, soprattutto ai donatori, e renderne visibile l’utilizzo.

Un capitolo a parte merita la nebulosa vicenda dell’acqua. Fino a ieri essa veniva fornita gratuitamente, portata via nave, dalla Sicilia; poi con l’amministrazione Nicolini, all’interno di un project financing, sono stati realizzati due impianti di dissalazione che permettono all’isola una piena autosufficienza anche in periodi di picco turistico. Il problema è che, dice Martello, a Lampedusa non ci sono i contatori dell’acqua per cui il Comune risulta moroso nei confronti del gestore degli impianti e, contemporaneamente, non è in condizione di addebitare agli utenti alcun costo a consumo. Pare che il debito “virtuale” (perché non esiste alcun contratto) ammonti a circa dodici milioni di euro…

Siamo interrotti, nella conversazione, dall’ingresso di altre persone che, in maniera piuttosto informale, hanno bisogno di parlare col loro sindaco. Capisco che devo concludere. E sparo l’ultima domanda: «Sindaco, lei si ritiene un uomo di sinistra?». Risposta: «Io sono un uomo di sinistra; sono entrato nel Partito comunista italiano coi miei piedi, anche se negli ultimi due anni non ho più rinnovato la tessera del Pd». E aggiunge: «Quando nei primi anni Novanta, non c’era “Mare Nostrum”, non c’erano le organizzazioni umanitarie, e non c’erano neppure tante forze dell’ordine, e i profughi arrivavano a Lampedusa, noi li accoglievamo, gli davamo da mangiare, e gli pagavamo il biglietto per la Sicilia… ».

In continuità con queste parole, nel corso della manifestazione già citata del 2 ottobre, Martello nel suo intervento parlerà dell’ineliminabile vocazione all’accoglienza di Lampedusa, in quanto determinata dalla sua posizione geografica, nel cuore del Mediterraneo.

Saluto e ringrazio il sindaco, il tempo s’è girato verso il bello e decido di salire sul piccolo bus che fa capolinea davanti al monumento al pescatore, opera di Cascella, e che conduce alle spiagge. Appena partiti, due signore in abito da spiaggia chiedono all’autista: «Ma dove sta quel centro coi…»; e lui, pronto: «Quelli ve li mandiamo nel centro delle vostre città!». Arriviamo all’estremità occidentale dell’Isola, alla fermata che conduce all’“Isola dei conigli”.

Una discesa ben attrezzata, anche con punti di sosta ombreggiati, supera un dislivello di circa 150 metri e conduce su quella che è ormai per definizione «la più bella spiaggia del Mediterraneo», il luogo di deposizione delle uova delle tartarughe “Caretta caretta”. Anche se il luogo non offre alcun servizio di spiaggia ed è vigilato dai volontari di Legambiente, è gremitissimo. Proprio qui, il 3 ottobre 2013, persero la vita oltre trecentocinquanta persone; proprio qui fu organizzata la grande operazione di recupero delle salme di quel naufragio; proprio qui, su questa sabbia finissima, sono distese centinaia di persone arrivate su Lampedusa per desiderio di riposo, di evasione, per godere di una natura incontaminata.

La risalita, con i suoi ritmi più lenti, offre il panorama costellato di “cicuddazze” come i locali chiamano le elegantissime piante di “Urginea maritima”, specie di liliacea, e qualche pensiero dedicato al relitto che giace ancora in fondo al mare.

Ma Lampedusa vuole dimenticare: s’inebria delle sue arancine di pesce, delle polpette di tonno con l’uvetta, di quelle di ricciola con lo zenzero o cannella e si consola, dai tavoli con le granite del caffè “l’isola delle rose”, vedendo passare, ogni mattina, l’uomo dei formaggi che, con la sua carriola, offre timidamente i prodotti della giornata.

Ma Lampedusa sa ancora accogliere: le centinaia di studenti che, sulla loro maglietta bianca, portano la scritta “l’Europa inizia a Lampedusa”, e che si confrontano con i sopravvissuti che, come ogni anno, il 3 ottobre, giungono sull’isola per fare memoria. Ed è bello vedere quanti di loro si stringano in un abbraccio al dottore; sì a Bartòlo, quello di “Fuocoammare”, che, seduto su una panchina, attende che, dopo i bambini e l’inno nazionale, le “autorità” dicano la loro, finché uno scroscio di temporale segna, anche quest’anno, la rottura dell’estate e la fine obbligata di ogni retorica.

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