Lo scorso febbraio, nelle prime elezioni libere dopo la Rivolta di luglio del 2024, il Bangladesh Nationalist Party guidato da Tarique Rahman ha conquistato la maggioranza assoluta, battendo il Jamaat-e-Islami. Gli studenti, protagonisti della transizione, esprimono speranza per il cambiamento, ma restano cauti di fronte al ritorno dei partiti della “vecchia guardia”.
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di Francesco Zannini (docente di Islam contemporaneo e Giurisprudenza islamica presso il Pisai – Pontificio istituto per gli studi arabo-islamici di Roma)
In un paese musulmano il cui inno nazionale è un canto di un poeta indù (Robindronath Tagore) e in cui si sono sviluppate civiltà e tradizioni religiose diverse che convivono nell’animo di ogni bangladeshi, è esplosa recentemente una efferata violenza xenofoba con una motivazione pseudo-religiosa. Ci si chiede allora: perché? Perché giovani educati nelle migliori università del paese di ricche famiglie, provenienti da ambienti di formazione laica, hanno così brutalmente massacrato persone da loro dichiarate infedeli?
