Un sincero ringraziamento a tutti coloro che sono intervenuti alla tavola rotonda La pace giusta oggi. È ancora possibile in un mondo di conflitti, guerre e bombe atomiche?, organizzata dalla rivista e Centro Studi Confronti, in collaborazione con la Chiesa valdese di piazza Cavour e la Libreria Claudiana di Roma, che si è tenuta il 10 giugno presso la Sala della Chiesa valdese di piazza Cavour a Roma.
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Il Patto tra Chiese cristiane potrebbe rappresentare un approdo e un nuovo inizio del cammino ecumenico in Italia. Al centro, la scelta del dialogo e una presenza pubblica delle Chiese non come fronte identitario, ma come contributo responsabile alla società.
Patto di Bari: Testimoniare insieme, oltre i confessionalismi
La firma del Patto tra Chiese cristiane in Italia, sottoscritto a Bari lo scorso gennaio, segna per la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia non solo un approdo, ma soprattutto l’assunzione di una responsabilità condivisa, senza chiusure identitarie o logiche di contrapposizione.
Il Patto tra Chiese cristiane in Italia è un passo in avanti nel cammino ecumenico perché invita le Chiese a sviluppare una visione condivisa e a cercare insieme la strada per affrontare le tante sfide che hanno davanti, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo.
Il Patto tra Chiese cristiane in Italia, sottoscritto il 23 gennaio 2026 a Bari, impegna le denominazioni cristiane a collaborare su pace, giustizia e cura del creato.
Tra crisi geopolitiche, attacchi ibridi russi e il sabotaggio trumpiano, l’Unione europea attraversa la fase più fragile della sua storia recente, mentre le Chiese riflettono sul rapporto tra fede e democrazia. In un contesto in cui gli autocrati fanno fronte comune e i democratici si dividono, la difesa del progetto europeo diventa una questione di civiltà, anche per chi si ispira all’Evangelo.
Dopo Gaza, le Chiese sono chiamate a riflettere sul proprio ruolo: pregare, aiutare e ricostruire, pur nella loro limitatezza e con la consapevolezza di non essere fuori dalla colpa di questa Storia. Un’altra sfida, inoltre, è tenere vivi la fede e il dialogo contro ogni antisemitismo e antiislamismo.
L’“Occidente”, inteso come alleanza geopolitica e modello ideologico di democrazia liberale, ha perso centralità e coesione sotto il trumpismo, accentuando la crisi europea. Le Chiese reagiscono in modi diversi: Roma si proietta globalmente, mentre il Protestantesimo recente si è sviluppato in dialogo, critico, ma intenso, con l’ideologia “occidentale”, e da noi con il progetto europeista.
Il dibattito occidentale sulla pace e il riarmo ha attraversato diverse fasi, con le Chiese divise tra il sostegno all’uso delle armi e l’opzione nonviolenta. Nonostante la prevalenza storica dell’opzione militare, negli ultimi decenni anche il magistero cattolico e molte Chiese evangeliche hanno abbracciato la nonviolenza, sollevando interrogativi sulla convivenza di queste visioni contrastanti e sulle implicazioni morali ed esistenziali dei conflitti armati.
L’orizzonte “interreligioso” domina ormai da decenni il dibattito teologico e, in misura non irrilevante, quello culturale, non senza ricadute in ambito politico. Tuttavia, sebbene sia del tutto evidente che l’incontro tra religioni sia importante, può accadere che capi religiosi abbiano la presunzione di parlare in nome dell’umanità intera sulla base dei “veri insegnamenti delle religioni”, dei quali sarebbero depositari.
