Roma – dal 25 marzo al 1° aprile
L’iniziativa «Cinema Jenin: una storia palestinese tra passato e futuro», promossa da Confronti con il sostegno dell’8 per mille della Chiesa valdese (Unione delle chiese valdesi e metodiste), vedrà la partecipazione di due membri di Cinema Jenin, associazione che ha sede nell’omonima città nonché uno dei pochi cinema presenti nei Territori palestinesi. In quest’occasione Maisa Asir e Sayel Jarrar si confronteranno con il pubblico italiano per presentare il proprio lavoro (film e documentari), condividere le proprie esperienze ed analisi sulla situazione nei Territori palestinesi, rispondendo alle domande che verranno loro sottoposte.
Cinema Jenin, chiuso dopo la prima intifada del 1987, ha riaperto con aiuti internazionali e con immense difficoltà solo nell’agosto del 2010. Da allora l’associazione, animata da numerosi operatori e volontari, si propone di fornire attività culturali aperte a tutta la popolazione dell’area circostante la città.
cultura
recensione a cura di Rocco Luigi Mangiavillano – Attraverso questa guida, gli autori non solo disegnano un percorso della memoria, dove si incontrano le mille storie di resistenza e le lotte contro i poteri che li hanno oppressi: da Menenio Agrippa, che ottenne l’istituzione dei Tribuni della plebe, passando per l’inquisizione, alla Repubblica romana contro i poteri papalini, dalla Resistenza per liberare Roma e l’Italia dal nazifascismo, ai movimenti studenteschi e alle lotte per la casa e l’occupazione dei luoghi abbandonati dove fare cultura e restituirli, quindi, rinnovati al quartiere e al territorio a simbolo di una conquista che tutti include e richiama a prendersene cura. L’operazione degli autori produce qualcosa di più: dà vita ad una scrittura collettiva.
di Mila Spicola – «A mathematician who is not also something of a poet, will never be a complete mathematician» (Karl Weierstrass, 1815-1897). Chi si interroga sull’utilità oggi degli studi classici (in particolare su quella del liceo classico) in termini di «sbocchi occupazionali», sottolineando la «necessità di puntare di più sulla ricerca scientifico-tecnica» o di «adeguare o spostare i saperi su contenuti più aggiornati» sa che gli studenti iscritti al liceo classico oggi sono solo il 6% della popolazione studentesca totale? Lo sa che i livelli di rendimento medi degli studenti del liceo classico rappresentano la nostra eccellenza sulla scala mondiale dei rilevamenti Ocse-Pisa? Il restante 94% si iscrive ad altri licei o naviga nel mare magnum delle scuole tecnico-professionali: a queste è demandato in modo più specifico un collegamento diretto con il mondo del lavoro. Quanti si interrogano, in modo più appropriato, sull’efficacia – chiamiamola nuovamente «utilità» – in termini occupazionali dei percorsi tecnico-professionali?
