Tra i preparativi per il Mondiale 2026 emergono in Messico nuove denunce sulle sparizioni forzate e il ritrovamento di fosse comuni. Le famiglie delle vittime chiedono che l’evento sportivo non oscuri una crisi umanitaria ancora irrisolta.
desaparecidos
Il 24 marzo 1976 il golpe in Argentina inaugura quello che viene definito Processo di riorganizzazione nazionale, cioè una dittatura civile-militare che governò il Paese fino al 10 dicembre 1983. Attraverso la forma di uno Stato burocratico-autoritario si conforma un dispositivo repressivo sistematico contraddistinto da sequestri, detenzioni clandestine, torture e sparizioni forzate.
Argentina 1976-2026. A cinquant’anni dal golpe
A cinquant’anni dal golpe del 1976, l’Argentina continua a confrontarsi con l’eredità della dittatura militare e con la memoria dei 30mila desaparecidos. Nell’Argentina di Milei, mentre i processi per i crimini del regime proseguono, il dibattito pubblico si riaccende tra difesa della memoria storica e nuove spinte revisioniste.
Buenos Aires 1976: il diplomatico che sfidò la dittatura per salvare vite umane
Quasi cinquant’anni dopo il golpe militare argentino del 1976, Enrico Calamai ripercorre la sua esperienza di giovane console a Buenos Aires, dove aiutò centinaia di perseguitati a fuggire dalla dittatura. Una vicenda di coraggio e disobbedienza civile raccontata oggi in un documentario. Calamai rifiuta l’etichetta di “eroe”, rivendicando invece il dovere di un funzionario fedele alla Costituzione italiana.
Nel pieno dell’estate italiana (e dell’inverno argentino) si fa strada l’annuncio che le Abuelas de Plaza de Mayo hanno ritrovato uno dei bambini scomparsi durante la dittatura. Si tratta del “nipote 133” uno dei tanti bambini (e
bambine) sottratti, secondo un progetto stabilito dai vertici delle Forze armate, a chi si opponeva al regime.
Nel suo ultimo libro, Francesca Lessa racconta del Piano Condor, la rete repressiva creata alla fine del 1975 dalle dittature di Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay e Uruguay, per perseguitare gli oppositori politici al di là delle
frontiere. Ancora oggi l’interesse a mantenere l’impunità è ancora attivo e per questo è ancora più prezioso il lavoro di chi si espone in prima persona per evitare che il silenzio cada su questa Storia.
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