La vittoria elettorale del partito Tisza guidato da Péter Magyar chiude sedici anni di governo di Viktor Orbán e apre una fase di riavvicinamento tra Budapest e l’Unione europea. Il nuovo esecutivo punta a sbloccare i fondi europei congelati e a ricostruire relazioni cooperative con Bruxelles, mantenendo però una linea pragmatica nei rapporti con Russia, Stati Uniti e Cina.
elezioni
Ungheria: la storia dei Bűnvadászok, la polizia anti-rom di Mi Hazánk Mozgalom
In Ungheria un gruppo legato all’estrema Destra organizza spedizioni nei villaggi rom, filmandole e diffondendole sui social come se fossero operazioni di sicurezza. I Bűnvadászok, vicini al partito Mi Hazánk Mozgalom, si presentano come “cacciatori di criminali”, ma per attivisti e osservatori rappresentano una nuova forma di paramilitarismo anti-rom nel cuore dell’Europa.
Lo scorso febbraio, nelle prime elezioni libere dopo la Rivolta di luglio del 2024, il Bangladesh Nationalist Party guidato da Tarique Rahman ha conquistato la maggioranza assoluta, battendo il Jamaat-e-Islami. Gli studenti, protagonisti della transizione, esprimono speranza per il cambiamento, ma restano cauti di fronte al ritorno dei partiti della “vecchia guardia”.
Il presidente Paul Biya, 92 anni e da oltre quattro decenni al potere, si è dichiarato vincitore delle elezioni del 12 ottobre nonostante accuse diffuse di brogli, intimidazioni e violenze. L’opposizione contesta un processo elettorale opaco e segnato da arresti di massa, repressione e media oscurati. Il Camerun resta sospeso tra ingovernabilità, crisi anglofona, terrorismo jihadista e una società civile sempre più esasperata.
José Antonio Kast vince le elezioni presidenziali cilene con il 58,1%, conquistando il sostegno del Paese ma non dei cileni all’estero, dove Jeanette Jara prevale in Europa, Canada e Australia. La sua campagna ha fatto leva sulla sicurezza e sull’immigrazione, capitalizzando paure e malcontento. Tra la memoria della dittatura e la diaspora cilena, la Sinistra rimane forte tra gli esuli ma non basta a invertire la tendenza nazionale.
La vittoria di José Antonio Kast in Cile segna il trionfo della Destra radicale e nostalgica del pinochetismo. La sua campagna si è concentrata su sicurezza e immigrazione, capitalizzando paure e malcontento dell’elettorato. Il nuovo presidente avrà il Congresso dalla sua parte, un fatto senza precedenti nella storia recente del Cile.
Mamdani e la tentazione del “partito islamico”
A ruggire, questa volta, è stato il popolo e non il tycoon. L’elezione a sindaco di New York di un immigrato della buona borghesia cosmopolita, socialista e di fede islamica, ha scosso il sistema politico americano e ha dimostrato la vitalità di un’altra America, probabilmente minoritaria, ma decisamente diversa da quella che si identifica nel Maga – Make America Great Again – e nel suo celebrato leader.
Mozambico, un difficile equilibrio sopra la follia
Alle elezioni dello scorso 9 ottobre in Mozambico, Daniel Chapo – del partito al potere Frelimo – è stato dichiarato vincitore con oltre il 70% dei voti. Ma il Paese è in subbuglio a causa delle accuse di frodi elettorali e del clima teso di una campagna elettorale culminata negli omicidi di due esponenti di punta di Podemos.
Secondo un report stilato dall’Osservatorio europeo dei media digitali, la crescente disinformazione relativa alle politiche o alle istituzioni dell’Unione europea e la circolazione di fake news ha registrato il suo apice nel periodo immediatamente precedente alle elezioni del Parlamento europeo.
Dopo la morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi avvenuta lo scorso 19 maggio dopo uno schianto in elicottero, l’ayatollah Ali Khamenei ha conferito ufficialmente a Mohammad Mokhiber, il primo vicepresidente iraniano, la carica di presidente ad interim. In molti si chiedono, però, se ci sarà continuità con la politica dell’ex presidente.
