La ripresa dei combattimenti in Tigray e la nascita di un’alleanza tra gruppi ribelli riaccendono la crisi etiope, alimentando le tensioni con i Paesi vicini e il rischio di una nuova catastrofe umanitaria nel Corno d’Africa.
Etiopia
L’Etiopia affronta una nuova fase di instabilità: la ripresa dei combattimenti in Tigray e la nascita di un’alleanza armata che riunisce sette formazioni regionali mettono alla prova la tenuta dello Stato federale.
La ripresa dei combattimenti nel Tigray e la nascita di un’inedita alleanza tra sette gruppi armati riaprono una crisi che l’Accordo di Pretoria del 2022 non aveva risolto e cresce il timore di una nuova escalation capace di coinvolgere l’intero Paese.
Partiti alla ricerca di lavoro e di una possibilità di riscatto, più di 200 cittadini etiopi rischiano la pena di morte in Arabia Saudita con l’accusa di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. Mentre le organizzazioni per i diritti umani chiedono di fermare le esecuzioni, da Addis Abeba non sono arrivate prese di posizione pubbliche significative.
Il Tigray torna al centro della crisi etiope, con scontri tra forze federali e milizie locali e il rischio di un nuovo conflitto con l’Eritrea. Le tensioni interne e regionali, unite a fragilità socio-economiche, rendono il Paese sempre più instabile.
Eastern Route. La rotta verso il Golfo che inghiotte i giovani del Corno d’Africa
Sempre più giovani abbandonano il Corno d’Africa per tentare la cosiddetta Eastern Route verso Arabia Saudita e Paesi del Golfo. Si tratta di una delle rotte migratorie più trafficate e pericolose del mondo: traffico di esseri umani, violenze, naufragi e respingimenti segnano un viaggio che, spesso, termina con la morte o lo sfruttamento.
Il Corno d’Africa resta un crocevia strategico globale, segnato da instabilità interna, rivalità regionali e la presenza di basi militari straniere. La lotta contro Al-Shabaab e le tensioni tra Somalia, Etiopia ed Eritrea condizionano sicurezza, commercio e equilibri geopolitici.
Il riaccendersi delle tensioni tra Etiopia ed Eritrea, alimentato dall’ambizione di Abiy Ahmed di ottenere uno sbocco sul Mar Rosso, fa temere un nuovo conflitto nel Corno d’Africa.
Il mito degli “italiani brava gente” viene demolito facilmente se si ricorda la brutalità della Guerra d’Abissinia, segnata da massacri, stupri e uso di armi chimiche. La propaganda fascista, con canzoni, spettacoli e retorica imperiale, alimentò il consenso di massa verso l’impresa coloniale. Solo dopo le disfatte della Seconda guerra mondiale maturò una presa di coscienza, che aprì la strada alla Resistenza e alla rinascita democratica.
E la grande diga va, ma tra Etiopia ed Egitto è scontro
Mentre l’Africa orientale affronta crescita demografica e sfide climatiche, la Grande diga della Rinascita etiope segna una svolta cruciale nei rapporti di forza sull’acqua del Nilo. Alimentando tensioni tra Etiopia ed Egitto, che teme ripercussioni economiche e strategiche, il rischio di un conflitto aperto rimane alto.
- 1
- 2
