Negli ultimi anni, alcune frange del Cristianesimo hanno iniziato a invocare Dio per sostenere ideologie reazionarie, in Russia, come negli Stati Uniti e in Italia. Dalla proclamazione della “guerra santa” di Kyrill al sostegno evangelico al trumpismo, si profila un “altro Evangelo”, radicalmente divergente dal messaggio di Gesù.
guerra
Di fronte alla violenza del potere e alla menzogna eretta a sistema, il primo compito della Chiesa è aggrapparsi alla Bibbia, per non essere trascinata nel vortice. Raccontare Gesù, oggi, è accendere una luce nelle tenebre di questi anni.
Il riaccendersi delle tensioni tra Etiopia ed Eritrea, alimentato dall’ambizione di Abiy Ahmed di ottenere uno sbocco sul Mar Rosso, fa temere un nuovo conflitto nel Corno d’Africa.
Siria un anno dopo. Liberazione, attese e speranze
Dopo la caduta della dinastia al-Assad, la Siria affronta una complessa
fase di transizione politica e sociale. Il Paese rimane frammentato,
con milizie locali e minoranze che lottano per autonomia e sicurezza.
E il bisogno di giustizia e verità è più urgente che mai.
Yemen in frantumi. Cronaca di una guerra dimenticata
A più di dieci anni dall’inizio del conflitto, lo Yemen resta intrappolato in una guerra sanguinosa del tutto silenziata dai media mondiali. Mentre le potenze regionali e internazionali si contendono il controllo del Paese, la popolazione affonda nella fame, nelle malattie e nella disperazione. E nel silenzio del mondo, una pace reale appare sempre più lontana.
Donald Trump minaccia un intervento militare in Nigeria per fermare la “persecuzione dei cristiani”, ma analisti sottolineano che la violenza nel Paese colpisce indistintamente cristiani e musulmani.
La Storia è spesso manipolata dai governi per costruire identità e legittimare narrazioni nazionaliste, soprattutto nelle società segnate dalla guerra. Progetti come Joint History Books, contrastano letture di questo tipo e promuovono il pensiero critico, mostrando come una “buona Storia” possa diventare uno strumento di pace.
Il mito degli “italiani brava gente” viene demolito facilmente se si ricorda la brutalità della Guerra d’Abissinia, segnata da massacri, stupri e uso di armi chimiche. La propaganda fascista, con canzoni, spettacoli e retorica imperiale, alimentò il consenso di massa verso l’impresa coloniale. Solo dopo le disfatte della Seconda guerra mondiale maturò una presa di coscienza, che aprì la strada alla Resistenza e alla rinascita democratica.
Dalla retorica delle similitudini storiche agli eufemismi più estremi, il governo Netanyahu utilizza un linguaggio che plasma la percezione del conflitto a Gaza. Paragoni con l’11 settembre, Pearl Harbour e persino la Shoah mirano a legittimare scelte politiche e militari controverse. In questa “neo-lingua”, tra propaganda e censura, le parole diventano strumenti di potere e manipolazione.
La pace smarrita in un mondo governato dalla “legge del più forte”
Angosciati dalla cronaca quotidiana di bombardamenti, avanzate e occupazioni militari che hanno raggiunto un’intensità e una frequenza sconosciute a chi è nato e cresciuto dopo la Seconda guerra mondiale, rischiamo di non cogliere una eccezionale novità geopolitica che si fa ogni giorno più concreta: la fine del multilateralismo e con esso di un ordine internazionale garantito e governato dalle Nazioni Unite.
