Intervista a cura di Marzia Coronati a Ugo Pagano, professore di Politica economica dell’Università di Siena. Gli ultimi mesi hanno costretto una…
Lavoro
di Paola Schellenbaum (Antropologa. Fa parte del gruppo di studio della Community of Protestant Churches in Europe su “Genere e sessualità”) Con…
di Michele Lipori (Redazione Confronti) L’isolamento forzato dovuto alla necessità di contrastare l’epidemia di Coronavirus, fra le tante implicazioni ha anche visto,…
di Antonio Sanguinetti. Sociologo, esperto di migrazioni internazionali. Collabora con l’Università di Roma Tre e l’istituto di ricerca Irpss del Cnr Nei…
di Samuele Pigoni (si occupa di filosofia e progettazione in ambito sociale ed educativo. Lavora come program manager per Diaconia valdese)
Noi siamo incalcolabili. La matematica e l’ultimo illusionismo del potere
di Elisa Benzoni
È possibile misurare il successo lavorativo? Un’idea? Un’emozione? «Vivere significa nuotare in aperti oceani dove la logica e la matematica non possono arrivare». E quando hanno la pretesa di farcela arrivare, a emergere è una realtà che è più vicina a un’ossimorica realtà distorta.
di Alice Tinozzi
Il 12 aprile è stata presentata a Roma la campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene”, promossa da: Radicali italiani, Fondazione casa della carità “Angelo Abriani”, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, A buon diritto, Cild, con il sostegno di sindaci e organizzazioni, tra cui Caritas e Fondazione Migrantes.
di Antonio Sciotto (giornalista della redazione Economia e lavoro de “il manifesto”)
Non tutti lavorano meglio al tempo del Jobs act: se da un lato nel primo anno di applicazione della nuova legge si sono registrati nuovi contratti a tempo indeterminato e stabilizzazioni, come sottolinea il governo, dall’altro però si sono moltiplicate le occasioni di precarietà e impoverite le tutele. Un esempio per tutti: il boom dei voucher, una vera e propria esplosione, visto che dai 36 milioni del 2013 si è passati a 115 milioni nel 2015. Questo perché i buoni per il lavoro a chiamata – una sorta di ticket che retribuisce le singole prestazioni – sono stati liberalizzati e quindi trovano ormai le più svariate applicazioni, soprattutto nel terziario.
Le stesse assunzioni a tempo indeterminato – peraltro senza più l’articolo 18 come deterrente contro il licenziamento ingiustificato – sono state incentivate con sgravi molto generosi: 8000 euro per ogni neo-assunto nel 2015, che però scendono a poco più di 3mila per le imprese che attivano un contratto quest’anno. Molti analisti parlano di un “mercato drogato”: finiti gli incentivi (durano tre anni) si teme che potrebbe seguire una valanga di licenziamenti.
(Mastrandrea) Angelo Mastrandrea «Lavoro senza padroni. Storie di operai che fanno rinascere imprese» Baldini & Castoldi, 2015, 176 pagine, 15 euro …
di Giulio Marcon
Da troppo tempo si discute dell’anacronismo e dell’insostenibilità dei parametri del Patto di stabilità e ora del fiscal compact, che stanno distruggendo il welfare ed i diritti sociali. Potremmo fare l’antologia di tutte le dichiarazioni di ex presidenti del Consiglio, di ex ministri dell’Economia e delle Finanze, di ex presidenti della Commissione europea e del Parlamento europeo che definiscono senza senso, arbitrari, stupidi e insostenibili questi parametri. Anche l’attuale presidente del Consiglio ha definito anacronistici questi parametri, eppure si continua come sempre in una politica suicida che alimenta la disoccupazione e la depressione economica della produzione. È questa una politica economica che pensa non ci sia bisogno del welfare perché ci pensa la filantropia, che pensa non ci sia bisogno di politica industriale perché intanto ci pensa il mercato. E che pensa che non ci sia bisogno di una politica del lavoro perché basta la liberalizzazione del mercato del lavoro. È questa una politica economica che pensa che la causa della crisi sia quella del debito pubblico, ma non si accorge che sono i mercati finanziari che nel 2007 hanno originato questa crisi. In questi anni, invece di fare il «contropelo» ai mercati finanziari, gli abbiamo «lisciato il pelo».
