di Stefano Fassina, deputato Pd – La politica economica dell’Unione europea e di ogni Stato dell’Unione deve avere come stella polare il lavoro. Il lavoro non può essere più il sotto-prodotto eventuale delle politiche di bilancio. Il problema del lavoro è essenzialmente un problema macro-economico. Poi, di politiche industriali, di contesto produttivo, di modello di impresa e di investimenti in innovazione di processo e di prodotto. Nella fase storica in corso, è anche un problema di redistribuzione dei tempi di lavoro. Il costo del lavoro, le regole del mercato del lavoro e le forme contrattuali possono essere, con soluzioni adeguate, soltanto un complemento. Il Decreto varato dal governo Renzi va cambiato in Parlamento. Nella versione presentata, è l’ennesimo intervento di svalutazione del lavoro, data l’impraticabile svalutazione della moneta, per tentare una impossibile competizione di costo all’inseguimento delle esportazioni.
Lavoro
di Maurizio Landini – Sono tre milioni i disoccupati «ufficiali», cioè coloro che al momento non svolgono alcun lavoro ma sono in cerca di occupazione. A questa cifra, già di per sé preoccupante, vanno sommati altri tre milioni di cittadini, anch’essi senza lavoro, che – magari dopo anni di ricerche – hanno addirittura rinunciato alla speranza.
Come spiega a Confronti il segretario generale della Fiom-Cgil, «questo non è solo il risultato della grande crisi economica degli ultimi anni, ma soprattutto il prodotto delle ragioni che l’hanno determinata e l’esito di come è stata gestita».
«Lo Stato disegnato dalla Costituzione – ricorda a Confronti il segretario di Rifondazione comunista – non viene posto in una posizione neutrale…
In questi due anni abbondanti di governo Berlusconi, i problemi del lavoro si sono sempre più ingigantiti. Sono aumentate la disoccupazione e…
