La sempre più acuta crisi mediorientale rischia di ridefinire gli equilibri geopolitici e commerciali dell’intero Continente africano. Dalla Libia alla Nigeria, fino al Mar Rosso, l’Africa non resterà “alla finestra”, contribuendo alle politiche di disallineamento globale.
Medio Oriente
La pace smarrita in un mondo governato dalla “legge del più forte”
Angosciati dalla cronaca quotidiana di bombardamenti, avanzate e occupazioni militari che hanno raggiunto un’intensità e una frequenza sconosciute a chi è nato e cresciuto dopo la Seconda guerra mondiale, rischiamo di non cogliere una eccezionale novità geopolitica che si fa ogni giorno più concreta: la fine del multilateralismo e con esso di un ordine internazionale garantito e governato dalle Nazioni Unite.
Con la guerra a Gaza, il confronto tra Israele e Iran, e l’instabilità in Libano e Siria il rischio nucleare globale torna a crescere. Tra arsenali in espansione e trasparenza internazionale in calo, il possesso di armi nucleari modifica gli equilibri e le alleanze.
Se la storia è una chiave per comprendere il presente, lo stesso vale per il Medio Oriente e le sue trasformazioni dopo le guerre mondiali, l’egemonia americana, la rivoluzione iraniana e i conflitti contemporanei. Esistono cause profonde, interferenze esterne e strategie di potenza che influenzano ancora oggi la Regione e le contraddizioni geopolitiche attuali, tra Israele, Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti, rivelano un equilibrio instabile alimentato da interessi globali e retaggi storici.
Il governo israeliano riapre i villaggi colpiti il 7 ottobre, mentre Netanyahu cavalca i “successi” contro l’Iran per rilanciarsi politicamente. Ma Gaza rimane in una situazione disperata, e – sebbene con qualche importante eccezione – la società israeliana fatica a guardare in faccia l’altra parte del conflitto.
L’onda di emozione che ha accompagnato la fine di papa Francesco si è riversata sul conclave che ha deciso di eleggere un uomo che apparisse di continuità con quello che Bergoglio aveva detto e fatto.
Nota principalmente per tre documentari, The Restless Conscience,
The Burning Wall e In the Land of Pomegranates, la regista Hava Kohav Beller
da giovanissima si è salvata dalle persecuzioni e dalla Shoah fuggendo
in Israele dalla Germania nazista con sua madre. Nelle sue opere, ancora
di grande attualità, la sua storia familiare si intreccia con quella del mondo.
La pace più lontana, la pace più necessaria
Nella Striscia di Gaza, in quel recinto di disperazione e violenza, continuerà così a crescere una gigantesca fabbrica dell’odio e dell’antisemitismo, una bestia ferita nutrita da interessati patroni geopolitici
Il presidente statunitense ha presentato un “piano” che dovrebbe finalmente risolvere il conflitto israelo-palestinese, garantendo alle due parti pace e benessere. I palestinesi lo hanno respinto perché renderebbe il loro paese un Bantustan. Quale ruolo per Onu, Usa, Russia, Unione europea e Paesi arabi?
L’incontro, a Bari, di vescovi dei paesi rivieraschi del Mare nostrum per contribuire a favorire dialogo e riconciliazione nella regione. Il discorso del papa contro “lo scontro di civiltà”. E l’appello per la Siria.
