Con il nuovo partito arabo-ebraico A Place For Us All, nato in vista delle elezioni israeliane, previste entro il 27 ottobre, e attraverso diverse iniziative di attivismo, si promuove una visione fondata su uguaglianza, fine dell’occupazione e convivenza tra israeliani e palestinesi. Il partito vuole portare nello spazio politico un’alternativa sostanziale ai modelli oggi dominanti nel Paese.
pace
A Wahat al-Salam / Neve Shalom, ebrei e palestinesi con cittadinanza israeliana convivono da decenni sperimentando forme concrete di dialogo e uguaglianza. Nava Sonnenschein racconta il lavoro della School for Peace tra conflitto, asimmetrie di potere e crisi aperta dopo il 7 ottobre 2023.
Tavola rotonda “La pace giusta oggi. È ancora possibile in un mondo di conflitti, guerre e bombe atomiche?”
Un sincero ringraziamento a tutti coloro che sono intervenuti alla tavola rotonda La pace giusta oggi. È ancora possibile in un mondo di conflitti, guerre e bombe atomiche?, organizzata dalla rivista e Centro Studi Confronti, in collaborazione con la Chiesa valdese di piazza Cavour e la Libreria Claudiana di Roma, che si è tenuta il 10 giugno presso la Sala della Chiesa valdese di piazza Cavour a Roma.
A venticinque anni dalla Risoluzione 1325 dell’Onu, i dati mostrano un mondo segnato da crescita di conflitti e violenze di genere, con le donne tra le principali vittime delle guerre contemporanee.
A Roma la Barefoot Walk for Peace ha riunito donne israeliane e palestinesi impegnate nell’appello Mother’s Call, promosso dai movimenti Women of the Sun e Women Wage Peace. Camminando insieme a piedi nudi, le attiviste hanno chiesto la ripresa dei negoziati e una maggiore partecipazione femminile nei processi di pace nel conflitto israelo-palestinese.
Le guerre prolungate in Ucraina e Medio Oriente consumano grandi quantità di armamenti e riducono l’offerta globale, creando paradossalmente le condizioni per rilanciare politiche di controllo degli armamenti. In questo frangente, l’Unione europea dovrebbe cogliere questa fase per promuovere una strategia cooperativa di limitazione del riarmo.
L’idea di un limite all’empatia viene spesso usata in Israele per giustificare l’indifferenza verso la sofferenza palestinese dopo il 7 ottobre 2023, ma Gaza, l’occupazione e i conflitti regionali fanno parte di un unico quadro che richiede la massima attenzione.
Le politiche interne autoritarie e la proiezione esterna aggressiva degli Stati sono strettamente connesse e perciò vanno analizzate insieme. La costruzione della pace passa necessariamente da democrazia e rispetto dei diritti umani all’interno dei Paesi.
Un recente sondaggio dell’Israel Democracy Institute rivela che il 27% delle persone con cittadinanza israeliana sta considerando l’emigrazione, soprattutto giovani, laici e profili ad alta mobilità. Più che una rottura identitaria, emerge un’incrinatura del rapporto di fiducia tra cittadini e Stato.
Israele e la “contro-aliyah” dei liberali: riflessioni di un pacifista
Un nuovo studio dell’Israel Democracy Institute che ha rivelato che il 27% delle persone con cittadinanza israeliana sta considerando l’emigrazione, con picchi del 39% tra gli ebrei non religiosi e del 60% tra i giovani laici.
