di Luigi Sandri
L’intifada dei coltelli – ma per i giovani palestinesi è l’intifada di al-Quds – è indifendibile. Tale scelta nasce dalla desolata constatazione della prepotenza del governo Netanyahu, che continua l’espansione degli insediamenti nei Territori occupati, e dalla mancanza di credibilità politica e morale dei dirigenti di al-Fatah e di Hamas. Il servizio sul Medio Oriente disponibile integralmente nella versione cartacea di Confronti – gennaio 2016) comprende anche un’intervista al giornalista palestinese Samir Qariouti e a Victor Magiar, assessore alla cultura dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, tra i fondatori del “Gruppo Martin Buber – Ebrei per la pace”.
Il problema israelo-palestinese rischia di scomparire, in Italia e in generale in Occidente, dalla considerazione del mondo politico e dell’opinione pubblica, l’uno e l’altra tutti presi dall’incastro siriano sempre più aggrovigliato, dalla battaglia contro il cosiddetto Stato islamico (l’Isis e, nell’acronimo arabo, Daesh) e dall’altissima tensione tra Mosca ed Ankara, iniziata a fine novembre con l’abbattimento, da parte turca, di un aereo russo (nei cieli della Turchia, secondo Ankara, in quelli della Siria, secondo il Cremlino).
pace
Giornata del dialogo cristiano-islamico. Riscoprire le radici comuni di pace
di Michele Lipori
Si è tenuta il 27 ottobre, come ogni anno, la Giornata del dialogo cristiano-islamico. «Islam e cristianesimo – si leggeva nell’appello per la XIV edizione – sono religioni di pace. E per costruire un mondo di pace c’è bisogno che le due religioni mondiali maggioritarie sappiano riscoprire le comuni radici di pace in tutte le loro molteplici declinazioni».
«Cristiani e musulmani: dall’accoglienza alla convivenza pacifica», questo il tema scelto per la XIV Giornata del dialogo cristiano-islamico che, come di consueto, si costituisce di diversi eventi, incontri, dibattiti e conferenze al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica ai temi del dialogo interreligioso. In particolare, in un momento storico sempre più caratterizzato dalla paura e il sospetto nei confronti dell’«altro» i media hanno il dovere di rendere un servizio ai cittadini, fornendo degli strumenti di conoscenza che vadano oltre facili stereotipi e stigmatizzazioni.
Da musulmani immigrati a cittadini italiani: la sfida dell’integrazione e del dialogo
13-14 novembre 2015
Facoltà valdese di Teologia – via Pietro Cossa, 40/42 Roma
intervengono:
Stefano Allievi, Luca Anziani, don Cristiano Bettega, Roberto Catalano,
Izzeddin Elzir, Fulvio Ferrario, Annalisa Frisina, Gian Mario Gillio,
Marisa Iannucci, Massimo Introvigne, Giovanna Maria Iurato, Adel Jabbar,
Zouhir Louassini, Ugo Melchionda, Anna Nardini, Paolo Naso, Enzo Pace,
Claudio Paravati, Abdellah Redouane, Maryam Turrini
ALL’INTERNO IL PROGRAMMA DEI LAVORI
di Giorgio Gomel, economista e membro del CD dello IAI, è membro di JCALL, un’associazione di ebrei europei impegnata nel sostegno alla soluzione “ a due stati” del conflitto israelo-palestinese (www.jcall.eu)
L’immobilismo del governo di Israele, incapace di un’iniziativa coraggiosa di pace verso i palestinesi e colpevole di compunta indifferenza verso l’offerta di pace e di normali rapporti avanzata dalla Lega araba nel lontano 2002 e reiterata di recente, il fallimento dei negoziati condotti con la mediazione americana fino alla scorsa primavera, la guerra inutilmente distruttrice fra Israele e Hamas, la continua espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, il ritorno alla violenza soprattutto a Gerusalemme allorchè il vuoto della politica spinge all’estremismo nelle due parti in lotta, hanno spinto l’Autorità palestinese a ottenere il riconoscimento dello stato di Palestina da parte dell’ONU, con una risoluzione da sottoporre al Consiglio di sicurezza entro dicembre. Tutto ciò è una sconfitta per tutti e un motivo di frustrazione profonda per coloro , come noi, che ritengono che una soluzione del conflitto negoziata tra le parti e basata sul principio di “due stati per due popoli” sia una necessità pragmatica e irrinviabile sia per gli israeliani che per i palestinesi.
Gesti insopportabili, come l’attentato – definito «atto eroico» da Hamas – di due palestinesi in una sinagoga di Gerusalemme, e decisioni programmatiche del governo Netanyahu, come il continuo espansionismo degli insediamenti nella Cisgiordania occupata, stroncano ogni possibile processo di pace. E, intanto, in Siria, in Iraq e in Libano la situazione si aggroviglia, e rischia di infiammare l’intero Medio Oriente.
Non si può che esprimere riprovazione e condanna assolute per il gesto di due giovani palestinesi che il 18 novembre, gridando Allah o akbar («Dio è il più grande»), sono entrati nella sinagoga Kehilat Bnei Torah, situata nella parte più occidentale di Gerusalemme, ed hanno ucciso quattro rabbini intenti alla preghiera, e poi un poliziotto, prima di essere a loro volta freddati. Con il loro gesto fanatico di profanare un luogo di culto, dando un carattere religioso alla loro azione, i due palestinesi ventenni di Gerusalemme-Est potrebbero innescare, da parte israeliana, reazioni a catena tali da incenerire ogni ipotetico processo di pace.
Cristiani e musulmani contro ogni violenza e guerra nel nome di Dio
Appello dei promotori della Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Ancora violenza e guerra nel nome di Dio. La cronaca continua a mostrarci terribili rituali di morte, ancora più blasfemi perché compiuti invocando una fede e una tradizione religiosa. Come credenti di diverse tradizioni spirituali, cristiani e musulmani che da anni sono impegnati in un cammino comune, ribadiamo che il nostro comune futuro sta nel dialogo e nella convivenza, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione di quello che siamo e delle ragioni che animano i nostri cuori. Negli anni questo impegno comune ha prodotto frutti importanti e insieme, cristiani e musulmani di buona volontà, siamo riusciti a respingere la suggestione di uno scontro tra le nostre tradizioni religiose che ci mettesse gli uni contro gli altri e impedisse ogni forma di dialogo e di costruttiva convivenza. Grazie al cammino percorso, oggi possiamo denunciare insieme le atrocità di cui in vari paesi del mondo sono vittime sia i cristiani che i musulmani, colpiti da fanatiche dottrine dell’odio e dell’intolleranza che nulla hanno a che fare con i valori e la spiritualità che stanno alla base delle nostre tradizioni religiose. Denunciamo chi ha incoraggiato, armato ed organizzato – per calcolo o per interesse – gruppi oggi incontrollabili mossi da logiche e obbiettivi folli (segue all’interno)
di Michele Lipori
La situazione del conflitto israelo-palestinese è riesplosa brutalmente. A giugno sono stati rapiti tre ragazzi israeliani e ritrovati barbaramente trucidati. All’inizio di luglio un ragazzo palestinese è stato trovato morto carbonizzato a Gerusalemme. Due atti criminali condannati senza se e senza ma da tutti coloro – tra cui la nostra rivista – i quali si battono per il dialogo e la pace tra israeliani e palestinesi. Lo scontro violento in atto tra le forze di sicurezza israeliane e i palestinesi scesi in piazza, in seguito a questa escalation, allontana ancor di più la speranza di una pace giusta e duratura. Questa situazione rende sempre più difficile l’impegno di chi si pone come facilitatore del dialogo tra i due popoli.
A giugno alcuni volontari della nostra rivista hanno preso parte al viaggio di approfondimento organizzato da Holy Land Trust nell’ambito del progetto «Beyond the wall», nel corso del quale hanno potuto incontrare organizzazioni – israeliane e palestinesi – impegnate nel dialogo e nella riconciliazione.
Ai Capi di Stato e di Governo dei paesi europei,
I negoziati fra Israele e l’Autorità nazionale palestinese, avviati nove mesi orsono sotto l’egida degli Stati Uniti, si sono interrotti alla fine di aprile senza risultati. Ognuna delle parti in causa accusa l’altra di essere responsabile del loro fallimento. Non essendo filtrate informazioni ufficiali circa il contenuto della trattativa, conformemente agli impegni assunti all’inizio, ci è difficile trarne un bilancio. Peraltro riteniamo che il ritorno allo status quo antecedente sia foriero di pericoli. Per questo Vi chiediamo di unirvi all’Amministrazione americana per proporre un accordo-quadro al fine di preservare la soluzione di «due stati per due popoli», la sola che permetterà ai Palestinesi di conseguire una piena esistenza nazionale in uno stato sovrano e a Israele di restare uno stato democratico con una maggioranza ebraica. Questo accordo-quadro avrebbe il merito di spingere le due parti a reagire e a rivelare i loro punti di disaccordo e di convergenza possibile. Permetterebbe loro di riprendere le trattative e di cercare di giungere a un accordo sulla base dei principi seguenti
Alcuni organi di informazione di ispirazione cristiana hanno deciso di promuovere una petizione sugli F35. Come organi di informazione di ispirazione cristiana impegnati nel cammino della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato, con le prime adesioni di: Riforma (settimanale delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi), Confronti (mensile di fede, politica, vita quotidiana), Adista (fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose), Mosaico di pace (rivista promossa dal movimento Pax Cristi), Missione Oggi (rivista dei Missionari saveriani), Popoli (mensile internazionale dei gesuiti), Nigrizia (Notizie sull’Africa e sul mondo nero), Il dialogo (periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso dell’Irpinia), Gioventù evangelica (rivista della Federazione giovanile evangelica italiana), Il Margine (mensile dell’associazione Oscar A. Romero), il foglio (mensile di alcuni cristiani torinesi), Coordinamento radio evangeliche in Italia (Crei), CEM Mondialità (rivista dell’interculturalità), Qol (rivista del dialogo ebraico-cristiano), Radio Beckwith evangelica, Narcomafie (mensile del gruppo Abele), invitiamo ad aderire alla seguente petizione sugli F35 (all’interno il testo dell’appello)
