La fine del diritto internazionale. Era stata l’utopia del secondo Dopoguerra: l’idea che una nuova governance sovranazionale potesse difendere la pace e risolvere i conflitti tra gli Stati ma che oggi, alla prova dell’attacco russo all’Ucraina e dell’occupazione israeliana di Gaza, mostra sepolcri imbiancati, burocrazie mute e impotenti.
pace
In una stagione in cui troppe parole producono solo confusione e suonano insensate e retoriche, facciamoci promotori di un gesto che guarda al futuro nel linguaggio biblico della profezia, un minuscolo progetto concreto capace di anticipare un cambiamento necessario, assai più grande e oggi purtroppo irrealistico.
Tutto quello che abbiamo imparato (una volta per tutte?)
In un mondo sempre più sull’orlo del caos, il recente attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran conferma sei insegnamenti fondamentali sull’inutilità e la pericolosità della guerra. Solo il dialogo e la diplomazia possono offrire soluzioni durature ai conflitti, mentre la guerra alimenta instabilità, disuguaglianze e illusioni di potere.
L’onda di emozione che ha accompagnato la fine di papa Francesco si è riversata sul conclave che ha deciso di eleggere un uomo che apparisse di continuità con quello che Bergoglio aveva detto e fatto.
Padre Gabriel Romanelli, parroco cattolico a Gaza, racconta la quotidianità surreale di una popolazione costretta a vivere tra bombe, fame e disperazione. La parrocchia della Sacra Famiglia da lui presieduta è diventata rifugio per centinaia di persone in una situazione sempre più catastrofica.
Per secoli il pensiero cristiano ha cercato di limitare la brutalità della guerra con la teoria della “guerra giusta”, oggi messa in crisi da armamenti moderni e contesti geopolitici instabili. La nuova prospettiva della “pace giusta” punta alla prevenzione e a soluzioni condivise, ma fatica a reggere nell’attuale scenario globale frammentato.
Il dibattito occidentale sulla pace e il riarmo ha attraversato diverse fasi, con le Chiese divise tra il sostegno all’uso delle armi e l’opzione nonviolenta. Nonostante la prevalenza storica dell’opzione militare, negli ultimi decenni anche il magistero cattolico e molte Chiese evangeliche hanno abbracciato la nonviolenza, sollevando interrogativi sulla convivenza di queste visioni contrastanti e sulle implicazioni morali ed esistenziali dei conflitti armati.
Se si avverasse l’accordo di“pace” tra Russia e Ucraina, così come immaginato da Trump, da un lato potrebbe salvare vite umane, ma dall’altro rischierebbe di legittimare la violenza come strumento politico, minando l’ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e, paradossalmente, porre le basidi altri conflitti armati. In questo scenario, l’Unione europea ha il compito cruciale di difendere la“Pace”, intesa come un insieme di regole che respingono l’uso della forza e della violenza nella politica e nella risoluzione dei conflitti.
Trump e la pace. In un mondo instabile, il ruolo decisivo dell’Ue
Le visioni basate sui rapporti di forza promosse da Trump rischiano di creare stabilità illusorie e alimentare conflitti latenti. Il ruolo dell’Unione europea è cruciale perché, con il suo modello di integrazione economica e istituzionale, può offrire un’alternativa concreta per una pace duratura.
Il testo si presenta come una rassegna piuttosto dettagliata dell’atteggiamento che i cristiani hanno avuto nei confronti dell’uso della violenza e delle armi sia in guerre contro nemici esterni che in ribellioni interne.
