Mentre la rilevanza sociale della predicazione cattolica e protestante sembra in caduta libera, in molti Paesi la diaconia, specie quella organizzata in stile aziendale, costituisce un pilastro decisivo di ciò che resta del sistema di protezione dei settori più deboli della società. Ma qual è oggi il significato teologico e pastorale della diaconia?
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Che cosa collega gli esami di maturità di quest’anno con un decreto governativo? Una parola, suggerita dal titolo di uno dei temi assegnati per la prova scritta di italiano per tutte le scuole piaciuto a uno dei funzionari del ministero dell’Istruzione e del Merito – ahimè non più “pubblica” – che l’aveva trovata come parola-chiave e che l’Enciclopedia Treccani aveva scelto come buon auspicio per il 2025: “rispetto”.
Pur affermando di non amare i “sacerdoti”, la società scristianizzata si affida spesso a “oracoli” di varia natura. Negli ultimi anni sembra essere molto gettonata la categoria del “geopolitico” con la quale – magari via Youtube – si spiega alla “plebe” come funziona davvero il mondo.
Ogni teologia, quindi non solo – ad esempio – quella “del Sud del mondo”, è sempre stata contestuale: un conto è annunciare l’Evangelo nelle foreste del Congo, un altro farlo a New York. Domande, linguaggi, stili argomentativi dipendono dal contesto in misura decisiva. Nell’attuale geografia cristiana è dunque richiesta una teologia contestuale europea: con quali caratteristiche?
Arthur Rimbaud (1854-1891) è considerato come la perfetta incarnazione del “poeta maledetto”, del poeta “veggente”. Scrive giovanissimo le sue prime poesie e nel 1870 fuggirà da casa per dare inizio alla sua personale rivolta contro la società borghese, alla continua ricerca del Vero e del Bello, fino a giungere a rinunciare alla sua amata Poesia.
Anche se il numero delle nascite è il primo indagatore della speranza di un popolo: «Il problema
non è in quanti siamo al mondo, ma che mondo stiamo costruendo».
non a tutti infastidisce il finale, che sembra riportare alla società americana “normale” anche Barbie, che si è presa la rivincita e, come Pinocchio, è diventata umana con tutta l’autonomia che le consente la società: si affretta per andare al lavoro, ma sorride irrimediabilmente disposta all’“attesa” del sogno reale, la maternità.
Secondo lo storico della scienza e della tecnologia Lynn White, la tradizione ebraico-cristiana avrebbe favorito una comprensione desacralizzata della natura.
di Fulvio Ferrario. Professore di Teologia dogmatica presso la Facoltà valdese di teologia di Roma. Al giorno d’oggi, con l’espressione “teologia politica”…
di Samuele Pigoni. Direttore della Fondazione Time2. Si occupa di management, progettazione sociale e flosofia. A vent’anni anni dai fatti di Genova…
