A un mese dall’attacco congiunto di Israele e degli Usa contro l’Iran è lecito tentare un bilancio di questa guerra che, persino a detta di chi l’ha voluta, ha leso il diritto internazionale.
Usa
I Paesi africani reagiscono in maniera diversificata all’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, divisi tra condanne (piuttosto isolate) e prudenza diplomatica per non compromettere equilibri interni e alleanze strategiche. Sullo sfondo crescono i timori per effetti economici, instabilità politica e nuove tensioni.
La strategia americana fondata sulla minaccia dell’uso della forza, rilanciata da Donald Trump, non rafforza il potere degli Stati Uniti ma accelera un riarmo globale che ne riduce il vantaggio relativo. L’aumento dei costi militari e l’erosione delle regole internazionali rendono questa visione difficilmente sostenibile nel lungo periodo.
L’accordo di pace tra Repubblica democratica del Congo e Rwanda, celebrato a Washington dall’amministrazione Trump, si rivela fragile e largamente disatteso sul terreno. Mentre i combattimenti dell’M23 proseguono nel Kivu del Sud e del Nord, la società civile e le Chiese congolesi denunciano una pace imposta dall’esterno, funzionale agli interessi minerari più che alla sicurezza della popolazione.
L’onda di emozione che ha accompagnato la fine di papa Francesco si è riversata sul conclave che ha deciso di eleggere un uomo che apparisse di continuità con quello che Bergoglio aveva detto e fatto.
A 100 anni, dopo una lunga malattia, il 29 dicembre 2024 si è spento Jimmy Carter, 39° presidente degli Stati Uniti (il più longevo della storia americana).
L’impatto della produzione di Dylan va oltre la scrittura di canzoni e tra i suoi riconoscimenti ci sono numerosi Grammy Awards, un premio Pulitzer (2008) e il premio Nobel per la Letteratura (2016).
Le proteste nei campus statunitensi stanno mettendo in evidenza le diverse spaccature della società americana. Una situazione le cui conseguenze potrebbero riverberarsi sulla tornata elettorale di novembre.
Woody Guthrie (1912-1967) è considerato tra i cantanti folk più importanti della storia della musica statunitense, avendo influenzato artisti quali Bob Dylan, Joan Baez, Bruce Springsteen, Joe Strummer e Billy Bragg. Il suo bel libro di memorie (Questa terra è la mia terra) è una miniera di storie, di incontri, di aneddoti, e tra tante altre cose serve a spiegare l’amore che – nonostante tutto – abbiamo avuto per una certa cultura degli Usa.
Nella corsa alle presidenziali degli Stati Uniti del 2024 c’è ancora la possibilità che gli elettori e le elettrici vedano Donald Trump contendere per la Casa Bianca. Eppure la rielezione di Trump potrebbe rappresentare la peggiore delle notizie possibili per la pace mondiale.
