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«Andare insieme, andare lontano»

by redazione

Enrico Letta,

«Andare insieme, andare lontano»,

Mondadori, 2015,

144 pagine, 18 euro.

 

di Roberto Bertoni

 

«Quella mattina, era il 3 ottobre 2013, arrivai a Palazzo Chigi molto presto. Ero su di giri per come erano andate le cose il giorno prima in Senato e la lettura dei giornali volevo gustarmela con calma. Più o meno tutte le prime pagine titolavano: «La sconfitta di Berlusconi». Messo all’angolo. Costretto al colpo di teatro in extremis. Reso ininfluente per la prima volta in vent’anni. La nascita del Nuovo Centro Destra, una maggioranza di governo più coesa si andava definendo. Insomma, un momento che avrebbe potuto cambiare la politica italiana. Avrebbe potuto, sì. Così non è stato. Matteo Renzi, eletto segretario del Partito Democratico, ha restituito un ruolo a Berlusconi dopo che era stato reso marginale. L’ha fatto coprotagonista di un asse politico che, al di là di tanti tira e molla artificiosi, ha dimostrato di tenere in molti passaggi dirimenti dei mesi successivi. Mentre leggevo i giornali arrivò la prima telefonata della giornata. Era il ministro della Difesa, Mario Mauro, al solito efficiente e mattiniero. I toni erano preoccupati. Mi disse che le notizie giunte nella notte da Lampedusa lasciavano intendere che il naufragio avvenuto vicino alla costa dell’isola, sul versante della spiaggia dei Conigli, avrebbe probabilmente assunto proporzioni agghiaccianti. Decine, forse centinaia, di vittime. I quotidiani finirono nel cestino. Iniziammo una riunione permanente che durò sino all’indomani. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, si adoperò per andare nel pomeriggio a Lampedusa e portare un primo segnale di vicinanza ai sopravvissuti e agli abitanti dell’isola che, sindaco Nicolini in testa, si stavano prodigando per salvare il maggior numero di vite».

Comincia così il capitolo principale del bel saggio che Enrico Letta ha da poco dato alle stampe per Mondadori, intitolato Andare insieme, andare lontano, con in copertina tre bambini che giocano con una macchinina e sotto una frase indicativa del contenuto dell’opera: «Come dice un proverbio africano, se vuoi correre veloce vai da solo, se vuoi andare lontano devi farlo insieme».

Un Letta per nulla rancoroso o vendicativo, come sempre europeista, critico e propositivo, benché qualche frecciata all’attuale presidente del Consiglio non manchi; ma, soprattutto, un Letta ricco di umanità, in questo libro che è senz’altro il più maturo e denso di significati tra i tanti che ha scritto. L’esperienza a Palazzo Chigi e quest’anno di auto-imposto silenzio sembrano avergli fatto un gran bene, in quanto alla competenza e alla lucidità d’analisi che lo hanno sempre contraddistinto, ha aggiunto un lato personale poco conosciuto che si rivela nel racconto dell’operazione Mare Nostrum: un’operazione, diremmo quasi una missione, di salvataggio di vite umane che ha evitato la morte sicura di migliaia e migliaia di persone ed è stata, purtroppo, colpevolmente smantellata dall’esecutivo in carica e sostituita, a livello europeo, dall’insufficiente operazione Triton, volta al mero pattugliamento delle coste. Un Letta che spiega per quale motivo l’Europa dovrebbe varare e finanziare un Mare Nostrum a livello continentale e si sofferma sulla necessità di restituire alla politica un minimo di dolcezza, di garbo, di eleganza, di visione globale e solidale, tendendo la mano agli ultimi e ai più deboli, a chi fugge dalla disperazione e dalle guerre, a chi è povero e fragile, a chi è disposto a tutto pur di provare a regalare ai propri figli un avvenire migliore.

In questo libro più che in altri, forse perché sospeso a metà tra passato e futuro, anche dal punto di vista personale, l’ex presidente del Consiglio si pone degli interessanti interrogativi sull’uomo, sulla sua complessità e sulle sfide che attendono tutti noi nel contesto di un mondo globale, nel quale bisogna saper coniugare democrazia e modernità, ragionamento e velocità, nuove tecnologie e profondità di pensiero e di elaborazione culturale. Perché, in fondo, come gli ha detto uno studente vietnamita dell’Accademia diplomatica nazionale di Hanoi: questa «è la vostra storia millenaria ed è il vostro destino. Noi lo sappiamo: non si scappa dalla storia, né dal destino».

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