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Capibara (Argentina)

by Nadia Angelucci

di Nadia Angelucci. Giornalista e scrittrice.

Il riapparire dei capibara nel quartiere esclusivo Nordelta (a Nord di Buenos Aires) ha posto molte questioni all’interno della società argentina. Questi roditori, lunghi mediamente un metro e venti e che possono pesare tra i 35 e i 70 chili, sono diventati il simbolo delle scelte ambientali e sociali dell’Argentina. La loro riapparizione nei giardini e nelle strade ha anche stimolato il dibattito sul problema delle zone umide e l’avanzata del cemento sugli ecosistemi naturali.

Nel mese di agosto gli abitanti dell’esclusivo quartiere Nordelta, situato a Nord della città di Buenos Aires, hanno iniziato a lamentarsi per la crescente presenza di capibara – il più grande roditore vivente al mondo – nelle strade, piazze, e addirittura giardini e cortili della loro zona.
«Amiamo i capibara, la prima volta che ne abbiamo visto uno siamo stati molto felici. Il fatto è che adesso hanno iniziato a riprodursi in modo esponenziale. Camminano per le strade, distruggono i giardini e abbiamo problemi con gli animali domestici. Non sappiamo se possono attaccare un bambino, perché vagano in branchi in tutto il quartiere» , ha detto al giornale La Nación Gustavo Iglesias, un residente della zona che sta guidando le trattative con la provincia di Buenos Aires per affrontare il problema.

Nordelta, l’area in cui si è verificata l’ invasione pacifica dei carpinchos – così sono chiamati questi roditori in Argentina – è una “comunità recintata” (gated community) composta da 24 quartieri privati i cui prezzi degli immobili raggiungono diversi milioni di dollari. Il progetto di questa “città privata” risale agli anni ’70 quando Julián Astolfoni acquisì parte dei territori del Delta.

Secondo quanto racconta l’urbanista e sociologo cileno Ricardo Green, Astolfoni aveva una buona relazione con il regime militare di quegli anni; il suo potere e il suo capitale aumentarono con la dittatura di Videla grazie a leggi che permisero alle imprese private di costruire nuclei urbani e grazie al fatto che la sua impresa si aggiudicò le gare d’appalto per le grandi opere idriche pubbliche dell’epoca. Il progetto di costruzione di un quartiere sullo stile di Miami fu poi approvato con un decreto provinciale nel 1992 sotto il governo di Eduardo Duhalde.

Lo stile di vita protetto e confortevole della zona, che combina la tranquillità di una vita in mezzo alla natura ai servizi della città, è ciò che rende attraente questa zona per l’high class argentina. Nordelta ha cinque scuole bilingui, un proprio centro medico con 80 specialisti, un centro commerciale con i brand più in voga, cinque cinema, quattro banche, due stazioni di servizio e un gran numero di ristoranti di alto livello. C’è anche un club sportivo, un hotel a cinque stelle e un campo da golf. Il tutto monitorato da telecamere di sicurezza e circondato da un muro. Un muro che divide Nordelta da Las Tunas, quartiere operaio – nato negli anni ’50 – che fornisce la manovalanza necessaria a far andare avanti questa area residenziale riservata a pochi eletti. Un esercito di camerieri, bambinaie, giardinieri, operai che lavorano spesso in nero e sono esposti a metodi da apartheid.

Nel 2018 questi lavoratori inscenarono una storica ribellione perché datori e datrici di lavoro si lamentavano di dover condividere lo stesso autobus e ancora oggi, pur avendo un accesso a Nordelta molto vicino al loro quartiere devono entrare da un altro ingresso perché solo gli studenti e il personale scolastico autorizzato possono accedere dall’entrata principale.

I capibara non hanno invece avuto bisogno di chiedere alcun permesso. Sono semplicemente tornati a popolare il proprio habitat, da cui si erano allontanati a causa della pressione della crescita immobiliare.

Nordelta infatti è stata costruita sull’area umida del delta del Rio de la Plata, importante riserva di biodiversità, e regolatrice dei flussi delle acque. Quando si verificano alluvioni, tempeste o maree le zone umide drenano le acque verso i fiumi impedendo le inondazioni e andrebbero quindi preservate.

La notizia del ritorno dei capibara a Nordelta è diventata virale ed è stata salutata da decine di meme che li celebrano come simbolo della resistenza e della conservazione del territorio di fronte all’espansione immobiliare e “vendicatori” dei diritti degli sfruttati. Questi roditori, lunghi mediamente un metro e venti e che possono pesare tra i 35 e i 70 chili, sono diventati il simbolo delle scelte ambientali e sociali dell’Argentina. La loro riapparizione nei giardini e nelle strade ha anche stimolato il dibattito sul problema delle zone umide e l’avanzata del cemento sugli ecosistemi naturali. Si parla già di “rivoluzione carpincha”!

Ph. Portrait of a capybara © Tambako The Jaguar via flickr

Nadia Angelucci

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