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Nuovo pluralismo religioso

di Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Nell’edizione 2022 del Dossier statistico immigrazione, recentemente pubblicato e redatto dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con Confronti, e l’Istituto di studi politici “San Pio V”, si delinea una mappa della distribuzione della popolazione straniera in base alla tradizione religiosa di riferimento in linea con gli anni precedenti: segno che il nuovo pluralismo religioso in Italia è ormai una realtà ben consolidata.

Nonostante la narrazione di molti media e di certa politica continui a riferirsi al fenomeno migratorio in termini di “invasione” di “religioni straniere” ritenute oltretutto “incompatibili” con la cultura laico- cristiana occidentale, la fotografia elaborata nell’edizione 2022 del Dossier statistico immigrazione, curato dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con Confronti e l’Istituto di studi politici “San Pio V”, ci parla di una situazione in linea con quanto osservato negli anni precedenti.

Nel dossier si evidenzia innanzitutto che nel panorama delle religioni presenti sul territorio italiano la componente cristiana sia prevalente, rappresentando la metà dei circa 5 milioni di stranieri residenti nel “Bel Paese” alla fine del 2020. Tra questi, osserviamo una maggioranza di ortodossi, che da soli rappresentano oltre un quarto di tutti gli stranieri (27,1%, pari a circa 1,4 milioni di persone) e più della metà di tutti quelli riconducibili a una matrice cristiana (54,3%), seguiti dai cattolici, pari a oltre un terzo del totale (35,3%) e a oltre un sesto dei soli cristiani (17,7%). I protestanti, considerati in tutte le loro varie denominazioni, rappresentano quasi un residente straniero su 20 (4,4%) e quasi uno ogni 10 tra i cristiani (8,7%), mentre le altre confessioni minoritarie coprono le quote più esigue.

I musulmani, nella grande varietà delle loro provenienze e relative tradizioni e ortoprassi, raccolgono nell’insieme un terzo dei cittadini stranieri del Paese (34,2%, pari a circa 1,8 milioni di persone): un dato, quindi, molto distante dalla percezione comune e da molte delle narrazioni più diffuse che li identificano con “la maggioranza della popolazione immigrata”.

La quota degli stranieri residenti riconducibili al complesso mosaico delle tradizioni religiose “orientali” è invece del 7,4% (oltre 500mila persone), tra cui prevalgono i buddhisti (3,2%) e gli induisti (2,4%).

È rilevante notare anche la presenza di atei e agnostici, pari a circa un ventesimo di tutti gli stranieri in Italia (quasi 270mila, il 5,2%), mentre risulta molto ridotta la quota dei seguaci delle cosiddette “religioni tradizionali” (1,4%) soprattutto africane, e di altri gruppi (1,7%), quantificabili in meno di 100mila presenze ciascuno, e residuale quella degli ebrei (0,1%).

Se questi dati aiutano a correggere una visione distorta del fenomeno migratorio, sono anche utili perché contribuiscono alla definizione e messa a terra di strumenti normativi e di policy adeguate sia a tutelare il diritto di ciascuno e ciascuna a vivere con coerenza la relativa appartenenza di fede (diritto di professione e di culto), sia ad accompagnare adeguati percorsi di confronto e una serena, quotidiana interazione.

Ph. Noah Holm © via Unsplash

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