Con scarsa conoscenza del Continente africano e una retorica aggressiva, la politica commerciale di Trump rischia di soffocare l’industria tessile locale in Paesi poveri come il Lesotho. Una crisi silenziosa, ma devastante.
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Stiamo vivendo ormai un paradosso per cui, nonostante l’aumento dei conflitti globali e l’indebolimento dell’ordine democratico, i mercati finanziari ritrovano slancio, almeno momentaneamente. Un effetto che si spiega con l’adattamento degli investitori a scenari negativi ormai considerati prevedibili e strutturali ma che comunque non porterà beneficio alla stragrande maggioranza delle persone.
L’espressione «It’s the economy, stupid!» suggerisce una certa predominanza dell’economia, ma è tecnicamente imprecisa, poiché essa dipende anche dalle regole stabilite dalla politica. L’amministrazione Trump, ad esempio, con le sue guerre commerciali, ha aumentato l’incertezza economica e minacciato la pace, dimostrando quanto la politica sia influente, nel bene e nel male.
Gli effetti della grande frammentazione che caratterizza l’attuale ordine mondiale si materializzano in forti tendenze disgregatrici in grado di mandare gambe all’aria l’occidente così come siamo abituati a conoscerlo. E l’Africa ha un ruolo fondamentale.
La principale preoccupazione per l’economia mondiale continua a essere il livello di inflazione che, tra le altre cose, determina il rialzo dei prezzi dei beni alimentari. Vi è una relazione ben conosciuta tra rialzo dei beni alimentari e violenza, mentre una maggiore stabilità dei prezzi, determina un miglioramento generale nel tenore di vita delle fasce più povere della popolazione in cui la spesa alimentare rappresenta la voce più importante nei consumi delle famiglie.
Il Rapporto Bes 2022: il benessere equo e sostenibile in Italia fa un raffronto con il periodo precedente alla pandemia da Covid-19, focalizzandosi sull’evoluzione e sulle disuguaglianze del benessere, prestando attenzione agli
squilibri territoriali (soprattutto Nord-Sud), nonché alle differenze di genere e di età.
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L’aumento dei prezzi energetici e la devastazione della produzione provocata dalla guerra hanno condotto a rincari nei prezzi.
Il “peso” dell’economia nella crisi russo-ucraina
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